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venerdì 11 gennaio 2013

Canapa, la fibra piu' ecologica.


Capannori: Gli agricoltori riprendono la coltivazione della canapa

CAPANNORI Quasi cento ettari coltivati a canapa. Accade tra le frazioni di S. Margherita e Pieve S. Paolo, dove due agricoltori si sono accodati al progetto lanciato da un’azienda di Bientina grazie ai finanziamenti della Regione. Il Comune ha fatto da tramite, ha organizzato un seminario e ora si gode il successo, per bocca dell’assessore all’ambiente Alessio Ciacci. «L’iniziativa ha avuto molto successo – dice – Tanti a partecipanti al seminario e dalla parole siamo passati subito ai fatti, con due agricoltori (Francesco Pracchia e Marco Paganelli) che inizieranno a coltivare la canapa dalla prossima primavera». La canapa in questione è la cannabis sativa, utilizzata per creare pannelli isolanti che vengono utilizzati nella costruzione delle case, ma anche materiale per realizzare mobili. Gli impianti per trasformare la canapa prodotta a Capannori si trovano a Bientina, dove la CanapaLithos Toscana ha la sua sede. Quello della canapa nella Piana è di fatto un ritorno. Coltivazione diffusissima soprattutto nei secoli scorsi e poi decaduta con il tempo e sotto la scure di leggi proibizionistiche, la cannabis sativa è ora pronta a tornare alla ribalta, in versione assolutamente eco-friendly. Della canapa, infatti, non si butta niente, come spiega lo stesso Ciacci. «Tutta la pianta viene utilizzata per realizzare i pannelli isolanti o il materiale per i mobili. Inoltre, la coltivazione non necessità di molta acqua, né di pesticidi. Infine, la canapa si inserisce perfettamente nella rotazione dei campi, perché restituisce al terreno sostanze preziose». Insomma, un prodotto che pare perfetto per rilanciare il settore agricolo di Capannori, tanto che l’assessore prevede un raddoppio dell’estensione delle coltivazioni tra un anno. Una scommessa che Ciacci vuole vincere. «Altri agricoltori hanno mostrato interesse e siamo certi che il progetto riscuoterà grande successo. Non ci sono rischi d’impresa e i costi sono minimi, mentre la resa è sicura. Non vedo perché non debba funzionare». Arianna Bottari – Il Tirreno

giovedì 3 gennaio 2013

sabato 29 dicembre 2012

Lettera Aperta al Vescovo di Prato Mons.Agostinelli




                                                                                                             Prato, 27 dicembre 2012

Lettera Aperta,

A Sua Eccellenza Mons. Franco Agostinelli, Vescovo di Prato,
chi Le scrive è moglie di un lavoratore dipendente di un rilevante gruppo tessile della val di bisenzio, la cosiddetta "vallata",  in tutto circa 105 dipendenti, suddivisi in varie società, di cui però, l'unico riferimento è sempre stato solo e soltanto l'amministratore delegato.

Mi prendo tutta la responsabilità per questa mia iniziativa che comunque chiede di rendere voce a chi non ne ha più.

Mi rendo  conto delle difficoltà e le problematiche che in questo periodo si fanno pressanti e dolorose per tante persone MA voglio  far riflettere su alcuni punti importanti e fondamentali che vivono ANCORA nella nostra Costituzione e che sono sacrosanti ed inviolabili.
I nostri nonni, i nostri padri hanno combattuto, si sono battuti perché credevano di poter riuscire a costruire un mondo migliore, cercando di demolire i "baratri" immensi tra i ceti, basandosi su  uguaglianza, diritti, solidarietà e tutela nei confronti dei più deboli.
Adesso ci ritroviamo in una società che non ci rappresenta più, dove questi principi vengono meno, l'egoismo e l'indifferenza prendono il sopravvento, dove gli unici Credo sono il Dio denaro e la supremazia ( la nostra città, unica nel suo genere, riuscì per breve tempo ad unire tutte le forze pubbliche e private del suo distretto tessile in una manifestazione di grande risonanza "Prato non deve chiudere" e fu un'esperienza che durò l'attimo di un lampo a ciel sereno) è come se una guerra o uno "tsunami" avessero distrutto, non solo, quello che faticosamente abbiamo costruito in vari anni di lavoro onesto ma anche la nostra società impoverendola nella coscienza e negli animi.

Sua Eccellenza,
 è doloroso dire che ci sono dipendenti di serie c,  alcuni dipendenti di questo gruppo non avranno diritto ad avere alcuna forma di ammortizzatori perché la società  è suddivisa in "ditte satelliti", due di queste non raggiungono i 15 dipendenti e sono fuori da ogni gioco, 40enni, 60enni si troveranno all'improvviso senza nessuna tutela.
 Il mio pensiero è comunque rivolto anche a tutte quelle persone che stanno vivendo momenti bui e senza speranza, disoccupati, cassa-integrati, dipendenti a tempo determinato, giovani laureati e non, commercianti, artigiani che non vedono un futuro e mi viene in mente come qualche tempo fa il nostro Presidente della Repubblica Napolitano intervenne affinché TRE operai della FIAT venissero riassunti in fabbrica.............

Mi rivolgo a Lei Sua Eccellenza,
dopo aver sentito il Suo discorso a conclusione della S. Messa in Duomo per i festeggiamenti di S. Stefano e francamente mi sono sentita all'unisono con quel che stava dicendo rivolgendosi soprattutto ai nostri politici, ai nostri imprenditori e con l'occasione voglio ricordare che poco meno di un anno fa all'amministratore di questo gruppo è stato consegnato lo Stefanino d'Oro, di cui quest'anno è Lei a rappresentare la grandezza, l'importanza e l'etica di un premio ambito da molti imprenditori della nostra città .
Mi chiedo come, all'improvviso e così in brevissimo tempo, la realtà lavorativa di questi dipendenti abbia avuto un tracollo tale da non poter proseguire il  lavoro, che voglio ricordare, è riconosciuto come innovativo e rivolto soprattutto nel campo della ricerca e sviluppo, un fiore all'occhiello della nostra città. Sono certa che chi  amministra questa società cerca in tutti i modi di risollevare la sua  impresa, forse sta lottando contro i mulini a vento? Sicuramente avrà commesso degli sbagli per ridursi a dover chiedere aiuto e dispiace pensare che una realtà produttiva come questa possa diventare un ricordo di un passato glorioso..........
Un'ultima riflessione è quella che molte persone non credono  più alle favole, ai cosiddetti "tavoli aperti" dai politici e dalle associazioni dove le parole sono uguali ai silenzi. PRETENDERE ed ESIGERE ciò che è sancito nel primo articolo della nostra Costituzione DEBBA essere salvaguardato è un diritto/dovere di NOI italiani,  TUTTI pronti a rimboccarsi le maniche per far sì che questo sia uno dei perni fondamentali della nostra esistenza.
Con questa mia lettera aperta faccio appello alla Sua sensibilità e condivisione e che con un Suo intervento possa SVEGLlARE le coscienze dei dirigenti politici e non della nostra città, che quel "PRATO NON DEVE CHIUDERE" torni ad essere ATTUALE e VIVO.

Manuela Biliotti                                       
3286739009

lunedì 29 novembre 2010

Comitato per la rinascita di Prato- 21 dicembre 2010

http://64.4.56.55/att/GetInline.aspx?messageid=5f59d946-fb19-11df-ba80-002264c15484&attindex=2&cp=-1&attdepth=2&imgsrc=cid%3a5501711D9C0B4FA6B12800764F215CA6%40mycomp&hm__login=signa&hm__domain=hotmail.it&ip=10.25.148.8&d=d4591&mf=0&hm__ts=Mon%2c%2029%20Nov%202010%2020%3a43%3a03%20GMT&st=signa%25hotmail.it%407&hm__ha=01_c6851dd9f1cb89c83d6d34893b21ff74c24734289286cabc57bcaf1bd76c58aa&oneredir=1


L'Araba Fenice organizza il 21 dicembre 2010 alle ore 21,00 presso il Cinema Terminale a Prato un appuntamento significativo per tutto il distretto tessile.

Ci saranno testimonianze di chi , sulla propria pelle, ha subito il declino del maggiore distretto tessile italiano.

Nel silenzio assordante di politici, associazioni di categoria e sindacati.

giovedì 17 giugno 2010

Fatturato tessile Moda -16,5% nel 2009

SMI anticipa ricavi Tessile-Moda 2009 in deciso calo da repubblica.it

(Teleborsa) - Roma, 14 giu - Una prima (e ancora provvisoria) analisi del bilancio settoriale permette di cogliere l'impatto che la recessione economica mondiale ha avuto sull'industria italiana Tessile-Moda. Il Centro Studi SMI (Sistema Moda Italia), in attesa di completare la raccolta delle informazioni aziendali e di diffondere fra qualche settimana il quadro settoriale definitivo per il 2009, anticipa che la flessione media annua del fatturato generato dal Tessile-Moda dovrebbe essere pari al -16,5%.
Se l'anno era iniziato con una forte flessione del Tessile, di trimestre in trimestre anche i risultati dell'Abbigliamento-Moda si sono progressivamente deteriorati, portando ad una riduzione della forbice tra le performance dei due macro-comparti della filiera.
Sul bilancio settoriale ha inciso in maniera determinante il "crollo" senza precedenti della domanda estera; tuttavia, la stessa atonicità del mercato interno che, peraltro, da tempo caratterizza il consumo di prodotti di Tessile-Moda da parte delle famiglie italiane, non è riuscita a sostenere il settore.
Con riferimento al valore della produzione (variabile che tenta di stimare la produzione italiana al netto della commercializzazione di prodotti importati), si prevede una contrazione altrettanto significativa, dell'ordine del -17,5%. I processi di selezione tipici di fenomeni economici come le crisi, inoltre, hanno influito sulla struttura stessa dell'industria Tessile-Moda italiana, provocando una significativa contrazione di aziende e occupati a livello nazionale. Le aziende dovrebbero evidenziare una variazione del -3,3%, corrispondente a oltre 1.800 unità. Sul fronte del mercato del lavoro si stima che verranno persi circa 26.000 addetti.

martedì 18 maggio 2010

Boicotta Omsa

BUYCOTT prodotti OMSA

>
> aderendo alla richiesta di diffondere l'appello in oggetto
>
> AIUTIAMO le lavoratrici OMSA di FAENZA
>
>
> E' con grande tristezza che vi inoltro questa mail. La stessa cosa è
> successa alle lavoratrici de La Perla, che ora ha trasferito la
> produzione in Cina, della Mandarina Duck, ecc. Anche se il governo parla di
> segni positivi ci sono segnali che evidenziano come quest'anno
> e i prossimi a venire saranno davvero disastrosi per l'Italia.
>
> Amiche e amici,
> vi porto via un po' di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in
> questi giorni a Faenza, più o meno nell'indifferenza generale. Lo
> stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non permancanza di
> lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione
> all'estero della produzione per maggiori guadagni.
> Il proprietario dell'OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di
> spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove la
> manodopera, l'energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.
> Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne non
> più giovanissime, a rimanere senza lavoro.
> Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto
> poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o
> per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti (l'unica
> trsmissione televisiva che ne ha parlato è AnnoZero).
>
> Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell'azienda, al
> freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il
> trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la
> Notizia sabato scorso).
> Personalmente, trovo allucinante che in Italia non esistano leggi che
> possano proteggere i lavoratori dall'essere trattati come mere fonti di
> reddito da
> lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all'orizzonte
> l'eventualità di un guadagno più facile.
>
> Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro,
> boicottando i marchi Philippe Matignon - Sisi - Omsa - Golden
> Lady - Hue Donna - Hue Uomo - Saltallegro - Saltallegro Bebè - Serenella e
> vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo
> alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete se
> non altro per non alimentare l'indifferenza.
> Le lavoratrici OMSA ringraziano per l'aiuto e il supporto che vorrete dargli
> quali ennesime vittime di una legislazione che protegge
> sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la
> vita e la condizione lavorativa dei dipendenti!!!

mercoledì 12 maggio 2010

Made in Italy Legge 55/10 approvata in data 8 Aprile 2010

La legge bi-partisan denominata Reguzzoni - Versace è finalmente entrata in vigore con le opportuno modifiche rispetto a come era stata proposte.

Le mie considerazioni da un punto di vista "tessile" e di politica locale dato che questa legge si occupa del mio lavoro e del mio territorio.

Come potete vedere dal file allegato il comma 4 dell'articolo 1 indica che un capo tessile per essere etichettato "made in Italy" deve aver subito 2 delle lavorazioni indicate nel comma 5 nel territorio nazionale.

Queste lavorazioni sono filatura,tessitura,nobilitazione dei tessuti, confezione.
Le altre due lavorazioni devono essere "tracciabili".

Queste regole tendono a favorire due tipologie di aziende:

1) Le aziende che hanno delocalizzato parte della loro produzione
2) Le aziende del distretto parallelo pratese.

Un'azienda che produce filato in Romania e che ha la tessitura in Ucraina puo' prendere il tessuto greggio da lei prodotto farlo tingere e rifinire in Italia (nobilitazione) e confezionarlo in Italia affinchè questo sia riconosciuto Made In Italy.

A Prato invece questa vicenda raggiunge il paradosso. La Lega Nord locale fa della lotta "al cinese" una bandiera per accaparrarsi voti. A livello nazionale invece fa questa legge (Reguzzoni -Lega Nord) che favorisce di fatto il distretto "parallelo pratese".

A Prato esistono due tipi di distretti : quello storico fatto di miriadi di aziende che producono un semiprodotto (tessuto,filato etc) e il distretto italo-cinese che si occupa dei capi di abbigliamento.
Solo in parte questi due distretti vengono a contatto.

Il primo distretto storico ha risentito di tre eventi contemporanei che ne hanno determinato la crisi:

1) La fine dell'accordo Multifibre che nel 2005 faceva cadere il "muro" delle quote d'importazione
2) Il crollo della valuta statunitense che ne ha determinato il crollo degli ordini dall'estero.
3) Minor numero di clienti interessati al prodotto pratese ma di dimensioni sempre piu' grosse . Mi riferisco ad aziende tipo TkMaxx, C&A , Marks & Spencer, Target etc che impongono prezzi sempre piu' bassi contando su un eccesso di offerta del prodotto.

Il distretto "cinese" si è insediato sostituendo il distretto italiano dei "prontisti" di Tavola . Da lì sta diventanto il piu' grosso distretto per l'abbigliamento a livello europeo. Un "made in Italy" a costo cinese dato che queste aziende sfruttano il lavoro illegale e infinito che fornisce il LAOBAN.
A partire da ottobre sfrutteranno anche questo "regalo" che sta offrendo la nuova legge.
Compreranno tessuto greggio, faranno rifinire a Prato e confezioneranno nelle loro aziende.

Rimarrebbe lo spazio per un un tessile di nicchia dove tutte e 4 le lavorazioni indicate sono fatte in Italia. Un marchio che riconoscesse il prodotto veramente italiano...ma questa è un'altra storia


Testo della Legge 55

giovedì 7 gennaio 2010

Salviamo il tessile su Il Tirreno di oggi



Il testo inviato era questo :

martedì 15 settembre 2009

Il movimento contoterzisti chiede l'elemosina per protesta

Distretto Tessile Pratese, 15 Luglio 2009



Alla Cortese Att.ne
S.E. Prefetto Eleonora Maffei
Per conoscenza
Questore e
Comandante Provinciale Carabinieri




All’indomani della decisione presa di spostare l’incontro, tra componenti il tavolo Distretto Pratese e Ministero dello Sviluppo Economico, dal 10 settembre al 1 ottobre p.v., non consideriamo ammissibile e concepibile che dal 28 febbraio ad oggi non siano state trovate delle soluzioni per una situazione (quella pratese) che è tra le peggiori in Italia per quanto riguarda il contesto sociale, economico, finanziario e produttivo.
Vogliamo mettere a conoscenza che la mattina di venerdì prossimo 18 settembre, dalle ore 8.00 (circa) alle ore 13.30, andremo a chiedere elemosina all’incrocio tra via Cava, via Allende, via XVI Aprile sulla Tangenziale, zona Tobbiana/S. Giusto, il ricavato andrà a favore di chi, in questo momento, si trova in gravi difficoltà, noi non possiamo contare su nessun ammortizzatore sociale.
La scelta di questo sito ci sembra significativa dal momento che, da materiale che siamo riusciti a ritrovare, è stato ed è tuttora luogo di redditizio accattonaggio permanente.

Già da tempo cerchiamo di attirare l’attenzione sulle angoscie che stanno vivendo migliaia di persone che stanno combattendo ogni giorno per sopravvivere, per noi queste sono ingiustizie sociali che non possiamo più tollerare.

Quello che vogliamo è:
- Che la parte legale, quella onesta, quella MADE in PRATO, sia riconosciuta ZONA FRANCA, abbiamo bisogno di ritrovare quel po’ di lavoro che ci consenta di sopravvivere. NON VOGLIAMO diventare parassiti della società.
- Combattiamo affinché sia annientato lo sfruttamento, grave violazione ai diritti umani. E’ inammissibile che nel nostro territorio nessuno denunci e combatta per queste persone, aiutare i cittadini italiani e stranieri entrati a far parte della “SCHIAVITU’ MODERNA” è un nostro DOVERE.
- Combattiamo chi vuole fare di questo territorio “terra bruciata”.

Certi di un assenso positivo, porgiamo i nostri più distinti saluti.



MovimentoContoTerzisti

lunedì 13 luglio 2009

Tessile: oltre al danno la beffa

UE: 4 mln a Spagna e Portogallo per settore tessile

BRUXELLES - La Commissione europea ha approvato le domande di assistenza ai lavoratori licenziati del settore tessile presentate da Spagna e Portogallo, per un importo rispettivamente di 3,3 milioni e di 832.800 euro, tramite il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Ora la richiesta passerà al Parlamento europeo e quindi al Consiglio, per la decisione finale.



I fondi della Ue in Spagna andranno in aiuto di 1.100 lavoratori maggiormente in difficoltà fra i 1.720 licenziati in 46 piccole e medie imprese del tessile in Catalogna. La regione spagnola negli ultimi quattro anni infatti ha visto una perdita nel settore di un terzo degli occupati, circa 14.264 posti di lavoro, a causa delle maggiori importazioni nella Ue di articoli da Paesi 'low cost' e alla delocalizzazione degli impianti di produzione al di fuori dell'Europa, specie in Cina e India.

In Portogallo invece la richiesta di assistenza riguarda i lavoratori licenziati in 49 piccole e medie imprese nelle regioni di Norte e Centro, dove si concentra il 97,8% di disoccupati del settore nel Paese. "Tutti gli angoli della Ue subiscono gli effetti della crisi attuale, che ha aggravato problemi già emergenti in diversi settori, in particolare in quello tessile" ha detto il commissario per il Lavoro, Vladimir Spidla, auspicando un rientro sul mercato dei lavoratori interessati "al più presto possibile".

martedì 26 maggio 2009

Cassa integrazione per 102 dipendenti in tre aziende del gruppo Flowers

Firmati questa mattina, martedì 26 maggio, in Provincia tre accordi per la Cassa integrazione straordinaria in altrettante aziende del gruppo Flowers di Montemurlo, attivo nel settore del controllo qualità tessuti. Gli accordi prevedono l’attivazione della cigs per crisi per tutto l’organico delle tre imprese, ma in questo modo l’azienda cerca di superare il difficile momento di crisi senza dichiarare esuberi e operare licenziamenti. Inoltre, sarà attuato un programma di formazione (per il quale la Provincia mette a disposizione i suoi voucher) che ha come scopo il rafforzamento delle competenze professionali delle dipendenti (quasi tutte donne) e il potenziamento dell’azienda. In qualche modo un esempio virtuoso di come trasformare la crisi in opportunità per crescere. Gli accordi riguardano la Textile Service srl per un numero massimo di 27 dipendenti, il Gruppo Tessile Flowers Controllo tessile srl per un numeo massimo di 41 dipendenti e la GTF Quality Control srl per un numero massimo di 34 lavoratori. Complessivamente si tratta dunque di 102 persone interessate da riduzione di orario e/o sospesi a zero ore. Tutte le aziende presenteranno istanza di cigs per crisi aziendale a decorrere dal 27 maggio 2009 e per la durata di 12 mesi.

-21,4 la produzione in Piemonte

Salviamo il tessile su facebook

CRISI: NEL PRIMO TRIMESTRE IN PIEMONTE PRODUZIONE - 21, 4%
Secondo l'indagine congiunturale realizzata da Unioncamere
(ANSA) - TORINO, 25 MAG - Per il Piemonte il 2009 si e' aperto con il peggior risultato degli ultimi anni: un calo di produzione nel primo trimestre del 21,4%. In linea con il dato nazionale (-21,7%). Automotive, metalmeccanica e tessile- abbigliamento sono i protagonisti della crisi del tessuto manifatturiero piemontese. Emerge dall'Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera, realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli uffici studi delle Camere di commercio provinciali. (ANSA).

giovedì 9 aprile 2009

Sequestrata azienda abusiva tessile a Brescia

Ecco la fabbrica dei cinesi. AbusivaIN VIA SAN ZENO. Una trentina di asiatici, per la metà irregolari, costretti a lavorare giorno e notte per produrre abbigliamento per conosciute aziende

gruppo "salviamo il tessile" su facebook


Si tratta del laboratorio più grande scoperto finora in città Rolfi: «Troppi clandestini. Necessario un centro a Brescia» 08/04/2009 e-mail print
A Una panoramica del laboratorio tessile scoperto ieri mattina alla periferia sud di Brescia dalla polizia locale. All’interno, adulti (clandestini), ma anche due bambini FOTOLIVE Brescia. Vivono come topi uno accanto all'altro, facendo a gara a chi lavora di più. A chi regge più ore davanti a una macchina per cucire che sforna uno dopo l'altro pantaloni e camicie.
Il settore notte è a pochi metri dal laboratorio, dove i polverosi e rumorosi macchinari rimangono attivi 24 ore su 24 e dove la luce non si spegne mai. Camerette alla buona. Materassi per terra, cartoni come mobili. Ci si fa da mangiare usando fornellini da campeggio o fornelli legati a bombole del gas, con tubature di fortuna. L'intimità? É garantita da pareti in cartone che fungono da divisorie. In pochi metri vivono a decine e si alternano al lavoro. Schiavi del terzo millennio. Lavoratori invisibili, perché clandestini che spesso nessuno vede o preferisce non vedere. Sono cinesi, lavorano per ditte italiane a pochi euro all'ora.
IERI MATTINA quattordici agenti della polizia locale, guidati dal comandante Roberto Novelli hanno fatto irruzione in via San Zeno 234, a poca distanza dal termoutilizzatore. Un laboratorio gestito da un cinese. Attivo da tempo, troppo tempo, ma nessuno se ne è mai accorto o lo ha segnalato. Tutto attorno telecamere per individuare estranei. In caso di allarme sarebbero stati nascosti i clandestini, più della metà degli operai presenti ieri.
IL BLITZ è riuscito. I vigili hanno trovato 24 cinesi nel capannone, ma molti di più - stando ai posti letto e alle macchine per cucire - lo utilizzavano. Tra i cinesi anche due bambini, figli di operai. Quattordici i cinesi irregolari; per loro scatterà l'espulsione, che molto probabilmente resterà sulla carta: rimarranno in Italia da clandestini e troveranno lavoro in un altro capannone tessile. La mafia cinese, ben radicata anche a Brescia, ha in mano il mercato della mano d'opera e tiene i contatti con chi ha bisogno di prodotti finiti, fatti bene e a buon mercato. Il titolare, un cinese residente ad Ascoli, in regola con i permessi, è stato denunciato per sfruttamento della mano d'opera clandestina.
Il capannone è stato sigillato; ora si cerca il proprietario, un bresciano che si trova a Santo Domingo. Non si era accorto di nulla, ma pare che il contratto d'affitto non sia in regola. L'uomo rischia la confisca dello stabile, come vuole la legge.
ANCHE FABIO ROLFI, a nome dell'Amministrazione comunale, ieri mattina era in via San Zeno. «Un ottimo intervento della polizia locale che ha sviluppato una segnalazione dei cittadini - ha affermato -. È stato scoperto il più grande laboratorio attivo a Brescia. Accertamenti sono in corso per stabilire le responsabilità e sapere per chi lavoravano questi cinesi». Sono state trovate diverse etichette di varie marche. Da accertare se si tratti di lavoro per conto terzi o di griffes false. Certo è che il businness legato ai capannoni tessili cinesi è ingente anche in tempi di crisi. Il vicesindaco Fabio Rolfi ha aggiunto che «massima è l'attenzione alle istanze dei cittadini» e «c'è volontà di perseguire con fermezza e determinazione ogni forma di supporto alla clandestinità e sfruttamento della medesima».
Alla domanda su che fine faranno i cinesi clandestini, Rolfi ha risposto: «Chi potrà essere espulso lo sarà. Per risolvere il problema dell'illegalità e della clandestinità serve con urgenza a Brescia un centro di accoglienza. Lo faremo», ha detto. Aggiungendo: «Non fatemi anticipare altro».




Franco Mondini

martedì 7 aprile 2009

Niente aiuti per Prato

gruppo facebook Salviamo il tessile
Il grido d'aiuto lanciato dal tessile di Prato con la grande manifestazione del 28 febbraio scorso ottomila persone in strada sotto uno striscione lungo un chilometro con lo slogan «Prato non deve chiudere» – è servito ad attirare l'attenzione del governo nazionale e regionale e dei media. Ora il distretto diventato il simbolo del rischio di deindustrializzazione del Paese chiede alla politica di fare in fretta, perché la crisi si sta aggravando. «In queste due settimane di tavoli se ne sono aperti molti – sottolinea Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese – ma per concretizzare le nostre richieste c'è ancora strada da fare. Intanto le aziende soffrono ogni giorno di più».

I primi dati sul 2009 sono allarmanti. Gli ordini scarseggiano e la chiusura delle aziende accelera. Tra gennaio e febbraio sono finiti in mobilità 539 lavoratori (+24,4% sullo stesso periodo 2008). Nel solo mese di febbraio le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps sono aumentate del 368% per quella ordinaria (22mila ore in più rispetto a febbraio 2008) e del 225% per quella straordinaria (75mila ore in più). Prato attende con apprensione la ripartizione dei soldi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal Governo (10 milioni assegnati per ora alla Toscana), che dovrebbero tamponare l'emergenza occupazione.

«Quei soldi sono un segnale positivo ma non sufficiente – dice il presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli, coordinatore del tavolo di distretto a cui siedono istituzioni, categorie economiche e forze sociali –. C'è bisogno di maggiori risorse, così come è necessario sciogliere al più presto il nodo, tuttora irrisolto, dell'accesso al credito, che è fondamentale per salvare le aziende e resta l'altro obiettivo della nostra mobilitazione collettiva».

Il fondo di garanzia creato dalla Regione (vedi articolo sotto) soddisfa parzialmente il distretto di Prato. «Quei fondi sono di difficile accesso per le imprese, serve un provvedimento statale che permetta di superare i rigidi vincoli di Basilea 2», sostiene Logli. «E occorre trovare il modo per lasciare all'interno delle aziende la liquidità necessaria per superare questa fase di crisi, posticipando i pagamenti al governo nazionale e regionale», rincara la dose Marini, che nelle settimane scorse ha proposto la sospensione del versamento dell'Irap, e che due giorni fa ha chiesto sostegno alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella battaglia a difesa delle Pmi.
La lunga crisi del tessile – che dal 2001 al 2008 a Prato ha spazzato via duemila imprese e 10mila posti di lavoro, con la perdita di 1,5 miliardi di fatturato, di cui oltre un miliardo all'export – senza interventi immediati rischia di dare il colpo mortale a uno dei distretti industriali più importanti d'Europa. «Il pericolo è di veder sparire anelli della filiera tessile fondamentali per la moda made in Italy – aggiunge Marini – per questo bisogna intervenire in fretta e non basta il credito ordinario: serve il consolidamento del debito e, soprattutto, occorre mantenere la liquidità nelle aziende».
Le richieste saranno ribadite oggi al ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, a Prato per incontrare il tavolo di distretto, e il prossimo 25 marzo nell'audizione con la commissione Attività produttive della Camera. «L'attenzione del Governo è un grande risultato ottenuto insieme, per la prima volta, dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali della città – dice Logli – ora bisogna passare ai fatti. Ci conforta che molte delle nostre richieste siano uguali a quelle avanzate a livello nazionale da Confindustria e sindacati».

La battaglia per salvare il tessile ha perfino messo in secondo piano l'altra grande battaglia che Prato dice di voler giocare con Roma: quella per debellare la dilagante illegalità delle 4.000 aziende cinesi (+12% nel 2008), che in pochi anni hanno creato un distretto "parallelo" con un giro d'affari di due miliardi di euro.

18 marzo 2009

lunedì 30 marzo 2009

Crisi tessile in Basilicata

Salviamo il tessile su facebook : http://www.facebook.com/group.php?

Settimana cruciale per il futuro del settore tessile nel Sannio. Domani pomeriggio a Napoli il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, incontrerà l’assessore regionale al Lavoro, Corrado Gabriele, per discutere sulla cassa integrazione per i lavoratori di Airola e San Marco dei Cavoti. Mercoledì 1° aprile a Roma, invece, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, sono stati convocati gli attori e i soggetti istituzionali del comparto tessile della provincia di Benevento per un incontro sul Contratto d’area di Airola sottoscritto nel 1999.

“La Provincia di Benevento - affermato il presidente Cimitile - sostiene con molta convinzione e la più ampia solidarietà la lotta dei lavoratori del comparto tessile sannita per la rilevanza eccezionale del problema sociale che la crisi produttiva attuale innesca nel corpo civile e che peraltro supera anche i confini territoriali amministrativi.

La gravità in cui versa il comparto tessile sannita, in questi mesi, ha mobilitato le Istituzioni locali, la Regione e il Governo centrale per la ricerca di soluzioni strategiche alla caduta delle commesse e per la mobilitazione degli ammortizzatori sociali: la Provincia di Benevento è stata in prima linea in questa vicenda offrendo il proprio contributo di idee istituendo il Tavolo inter-istituzionale.

L’augurio che formuliamo è quello che da questa due giorni di incontri, e cioè dalla sinergia con Regione e Ministero dell’Economia, possano emergere elementi per una visione di prospettiva che consente sia la salvaguardia dei posti di lavoro che lo sviluppo”.

Salviamo il tessile su facebook : http://www.facebook.com/group.php?gid=90584155280

commenti:
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.

Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.

Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?

La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.

Non se ne deve fare una lotto razziale ma una lotta per la legalità!
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Post n. 2
Sandra Mazzatosta ha scrittoil 25 marzo 2009 alle 23.43
Io sono una rammendina di rifinizione da 20 anni circa,presumibilmente e auspicacemente in cassa integrazione ,ho lavorato per tutti questi anni al lanificio fedora dopo un 'estenuante e snervante trattativa ci hanno liquidato a questo impietoso destino,ma a parte questo,non credo che dobbiamo dare la colpa ai cinesi,in fondo loro hanno trovato aperte tutte le porte,di questa crisi,che non è esplosa in questi anni,ma il problema nasce da molto piu' lontano.Credo fermamente che parecchie colpe vadano agli industriali pratesi che si sono sempre fatti la guerra tra di loro,a suon di scarsissima produzione,a scapito del prodotto tessile pratese ,che fino a 10/15 anni fa era ancora abbastanza valido.Forse era il caso allora che dovevano mettersi tutti intorno a un tavolino e parlare di tutela del prodotto,magari facendo un consorzio ,come è avvenuto per tutti i prodotti di alto pregio.Invece non hanno voluto tutelare " l'oro di Prato" ma solo i loro portafogli,poi non contenti hanno delocalizzato le loro ditte a destra e a manca,invece di avere il coraggio di investire nel futuro loro in primis e di quello di tante famiglie locali ( che dovevano e devono vivere ora sopravvivere)come poche persone intelligenti e coraggiosi e meritocratici hanno saputo e sanno fare, cosi' su due piedi mi viene in mente un ragazzo che conosco bene si chiama Marco Santi che insieme al gruppo Mazzi delle Nuove Fibre sta mettendoci faccia,soldi,competenza ,coraggio ,ma sopratutto tanta fiducia per migliorare lo stato delle cose,perche' sta facendo acqua da tutte le parti.Poi cerdo che la colpa vada cercata nel mondo politico pratese e regionale che mi sembra molto irreale,proprio come un pinquino su Marte,con tutti i nessi e connessi,poco presenti se non quando erano vicine le elezioni.Questo è il mio pensiero la prospettiva vista da una donna estranea e ignorante,ma che ha dato tanto per la sua ditta e che si è fatta un discreto "culo" ,mi scuso per l'espressione poco aulica ,ma rende di più l'idea.Adesso mi piacerebbe sapere come intendono risolvere il problema,dove andremo (i disoccupati chiaramente) a lavorare ,cosaandremo a fare,ma sopratutto dove andremo a mangiare?????? Secondo me ,un bell'esame di coscienza se lo dovrebbero fare in molti,ma sopratutto vergognarsi di come hanno ridotto Prato,penosi spettatori...E da queste rovine mi auguro che si ritrovi la forza ,la voglia,il coraggio di riemergere,perchè ormai abbiamo toccato il fondo....e mi piacerebbe che nascessero tanti Marco Santi da cui molti dovrebbero prendere esempio....
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Post n. 3
Hai scrittoil 27 marzo 2009 alle 8.21
La mia proposta è quella di creare un sistema in cui tutta la filiera pratese è salvaguardata, le persone di cui parli saranno sicuramente brave persone ma sono state tra coloro che hanno rifinito e lavorato tessuti provenienti da paesi esteri , li hanno rifiniti e venduti come prodotto made in Italy.
Questa cosa è certamente legale ma vorrei farti capire che le tessiture,le filature di cardato sono tutte rimaste fuori da questo meccanismo perverso per cui "bisogna rimanere sul mercato".
Se il mercato è malato bisogna ripartire da zero e permettere alla gente di potersi comprare dei prodotti di qualità che la gente mica è scema !
Se potesse non lo comprerebbe il prodotto cinese, lo vede da 2 km di distanza la differenza: la verità è che non se lo puo' permettere.
Investire sul territorio significa ricreare la comunità senza divisioni tra imprenditori,artigiani e dipendenti perchè mai come ora sono stati nella merda allo stesso modo !
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Post n. 4
Sandra Mazzatosta ha scrittoil 27 marzo 2009 alle 21.39
hai perfettamente ragione ,ma le menti di persone cosi' incapaci di capire che far capitolare il prodotto del tessile completo dal filo alla pezza finita,andrebbero resettate e installate da capo,sopratutto quelle persone che hanno iniziato questo processo di regresso,è chiaro che la gente non si puo' permettere un prodotto qualitativamente migliore rispetto a quello cinese o di altri paesi,ma mi chiedo come mai chi produceva tessuti non si accontentava di guadagnare un po' meno ,ma guadagnare tutti?E la politica perchè è stata a guardare senza muovere boccino,quanti interessi oscuri alle spalle della gente che credeva in un futuro?Probabilmente pero'bisognerebbe prendere esempio da sarkozi che spinge la gente a essere piu' nazionalisti a consumare meno prodotti stranieri e salvaguardare i nostri prodotti di qualita' anche a scapito della globalizzazione,solo cosi'forse arriveremo a meta' dell'opera,l'altra meta' dovremmo essere tutti piu' onesti e umili e fare un grosso lavoro mentale,cosa che vedo molto dura......
Le persone e la persona a cui mi sono ispirata è una persona che sta buttando tantissimi soldi per dei macchinari piu' all'avanguardia,per fare anche dei prodotti alternativi ma sempre di elevata qualita',non so se filera' tutto liscio,ma certamente sta provando a cambiare le cose e sta facendo lavorare gli italiani cosa che in altre rifinizioni non succede perchè molti sono extracomunitari ,insomma roma non si è fatta in un giorno,ma se non si comincia da qualcosa......
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mercoledì 25 marzo 2009

TESSILE,AMBIENTE E CARDATO

LA fibra riciciclata viene già prodotta a Prato ed è quella che producono le sfilacciature Pratesi.

Dai cenci si passa alla fibra e poi al filato cardato , il tessuto e i vestiti che tutti si mettono addosso.

Mai a nessuno che sia venuto in mente di considerare che il mancato conferimento negli inceneritori dei cenci è un guadagno per la comunità a Montemurlo (fonte assessore Ganugi) 130euro/tonn.

Anzi la Asm portando il cassonetto personalizzato disincentiva la raccolta indifferenziata perchè per la classica indolenza italiana si tende a buttare tutto dentro.

La mia azienda differenziando i rifiuti ha risparmiato 360 euro e tutte le aziende dovrebbero saperlo .

La fibra ecologica già la produciamo inoltre so che viene prodotta fibra dalle bottiglie di plastica riciclate.
Trattandosi di polimeri solo ditte come Montefibre o Gruppo Radici (di Pistoia) possono darci delle informazioni in merito chiedero' ...

notizia del giorno:

TESSILE: 50 AZIENDE PRATESI INSIEME PER CHIEDERE GARANZIE A ITTIERRE

(ASCA) - Prato, 24 mar - Le aziende pratesi che hanno o hanno avuto rapporti commerciali con la Ittierre hanno deciso di ''attivarsi in modo unitario presso gli organi dell'amministrazione straordinaria'' dello stesso gruppo Ittierre per ''ottenere adeguate garanzie bancarie o assicurative per i crediti legati alle forniture''.

Lo rende noto l'Unione industriale pratese, al termine della riunione tecnica che si e' tenuta oggi.

Le aziende (circa 50) hanno delegato, a tale scopo, l'avvocato Alessandro Traversi.

''Le aziende hanno chiesto all'Unione industriale pratese di coordinare sul piano tecnico questa iniziativa - ha spiegato il direttore dell'associazione Marcello Gozzi -. Ci siamo quindi resi disponibili a supportarle per gli aspetti organizzativi, senza ovviamente alcun intento di influenzare le decisioni che verranno assunte dal gruppo e dalle singole imprese: continuare o no a rifornire Ittierre, e con quali condizioni e garanzie, sara' una scelta esclusivamente aziendale. Questa iniziativa e' certamente inconsueta per le aziende pratesi: un ulteriore segnale, se ce ne fosse bisogno, di quanto la crisi in atto stia rimescolando le carte e imponendo comportamenti nuovi ed ispirati alla massima cautela''.

afe/mcc/ss

mercoledì 11 marzo 2009

TESSILE: NEL 2008 -12,3% EXPORT PER PRATO, CRESCE SOLO MERCATO CINESE

(ASCA) - Firenze, 10 mar - Crolla l'export del tessile pratese nell'ultimo trimestre del 2008, con difficolta' su tutti i mercati tranne che su quello cinese, che continua ad aumentare.

E' quanto emerge da una ricerca dell'Unione industriale pratese, che ha elaborato i dati Istat sulle esportazioni.

L'export manifatturiero pratese ha perso il 10,9% nell'ultimo trimestre del 2008, dato che si va a sommare a una serie di risultati trimestrali negativi. Sul totale dell'anno la contrazione e' del 6,9%.

In particolare l'industria tessile pratese registra nel 2008 sul 2007 una contrazione dell'export pari al 12,3%.

Diminuiscono le esportazioni di tessuti trama-ordito (-14,4%) di filati (-12,3%), e altri tipi di tessuti (-11,4%); mentre rimane stabile nel 2008 l'andamento delle vendite all'estero dei tessuti a maglia (+0,9%). Il comparto ha sofferto in tutti i mercati anche se, penalizzate dal cambio sfavorevole e dall'andamento dell'economia, sono risultate peggiori le performances dei mercati statunitense (-22,3%) e giapponese (-21,2%). Continua la penetrazione dei prodotti pratesi nel mercato cinese (+8,1%), e dal 2008 la Cina, come cliente del distretto tessile, rappresenta il 3,2% del totale dell'export, una 'fetta' superiore, per esempio, a Usa e Giappone.

''Questi risultati complessivi dell'export tessile e meccanico pratese non possono sorprendere'' commenta Raffaella Pinori, vicepresidente dell'Unione industriale pratese, rilevando pero' che ''pur con enormi difficolta' tante imprese ce la stanno mettendo davvero tutta e dimostrano di saper nuotare contrastando la corrente. Occorre che a queste imprese non manchino sostegni a livello locale, regionale, nazionale ed europeo''.

afe/mcc/rob

lunedì 9 marzo 2009

Maxi Sciarpa contro la Crisi nel tessile

Carpi: una maxisciarpa contro il ''grande freddo'' del tessile
Inserito il 09-03-2009 ~ 16:15 da Red


Bassa modenese - Istituzioni locali, associazioni imprenditoriali industriali e artigiane e organizzazioni sindacali confederali propongono per sabato 14 marzo alle ore 10 in piazza Martiri a Carpi l’iniziativa Un Futuro alla Moda, durante la quale verrà srotolata una maxisciarpa (cinquanta metri di lunghezza per uno di altezza) che diventerà il simbolo delle rivendicazioni del sistema tessile-abbigliamento-calzaturiero di Carpi e di tutta la regione.



“In considerazione delle crescenti difficoltà del comparto moda italiano, che a tutt’oggi non hanno trovato risposte nei provvedimenti del recente ‘decreto anticrisi’, del Governo – spiegano i promotori - abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa per sostenere e rilanciare un settore manifatturiero tra i principali della regione sia in termini occupazionali che di saldo attivo import-export.
Ci poniamo l’obiettivo, sulla base dei contenuti del Protocollo d’intesa sulla politica industriale per il settore tessile-abbigliamento-calzature italiano firmato il 15 dicembre 2008 e presentato al Governo, di ottenere concrete risposte in materia di ammortizzatori sociali, accesso al credito, sostegno al reddito e a consumi”.

La mobilitazione del distretto di Carpi e dell’intero Sistema moda regionale segue altre iniziative simili che si sono svolte nei giorni scorsi a Biella e a Prato, e a cui hanno partecipato tra l’altro anche rappresentanze delle istituzioni locali. Sabato 14 marzo verrà distribuita una cartolina (stampata in 30mila copie) che riporta un testo con il quale si ricorda al Presidente del Consiglio Berlusconi l’impegno a proteggere questo settore così importante per la nostra economia. E quale strumento di protezione migliore contro il freddo e le malattie di una grande sciarpa realizzata per l’occasione da imprese locali e che farà bella mostra di sé sabato 14 in Piazza Martiri, dove si potranno firmare anche le cartoline da inviare poi a Palazzo Chigi (in caso di maltempo la manifestazione si terrà nella Sala delle Vedute di Palazzo dei Pio). Nel corso dell’iniziativa è previsto l’intervento del Presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, del Sindaco di Carpi Enrico Campedelli, del Presidente della Provincia Emilio Sabattini e dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria e delle associazioni imprenditoriali industriali e artigiane. Sono ovviamente invitati alla manifestazione imprese, lavoratori, istituzioni, forze politiche.

lunedì 2 marzo 2009

Il Papa interviene sulla crisi del tessile a Prato

Crisi, il Papa interviene sul caso di Prato

Il Papa durante l'AngelusBENEDETTO XVI esorta la politica a tutelare il lavoro e cita Prato tra le «situazioni difficili». Il sindaco pratese Marco Romagnoli prontamente ringrazia giudicando «un segno di speranza» le parole pronunciate dal Papa durante l´Angelus. «L´alta tribuna da cui è sgorgato l´appello - dice Romagnoli - dimostrano che le ragioni espresse dall´intera città nel corteo di sabato sono giuste. Non chiediamo assistenza, chiediamo che il messaggio lanciato da Prato trovi ascolto come ha trovato ascolto nelle parole del Papa. Prato ha bisogno di attenzione». Da Abu Dhabi, dove si trova in missione, anche il presidente del governo toscano Claudio Martini, saluta con favore quanto detto dal Pontefice: «Ogni segnale di attenzione è positivo». Ma il capo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri parla di Prato in ben altri termini: chiede l´espulsione immediata di tutti i cinesi clandestini.

Una richiesta formale, annunciata con una nota arrivata poco dopo le parole del Papa: «Liberare Prato - scrive l´esponente di An - chiedo al governo e direttamente ai ministri Sacconi e Maroni un intervento straordinario, impiegando forze ingenti, per espellere le migliaia di cinesi clandestini giunti nella città toscana e per chiudere le attività illegali svolte dai cinesi nel tessile. Schiavismo, evasione fiscale e contributiva, violazioni di ogni tipo avvengono alla luce del sole sfidando lo Stato e la legalità», scrive Gasparri dopo la manifestazione pratese contro la crisi del tessile che ha coinvolto imprenditori, dipendenti, istituzioni e sindacati.

«La manifestazione di ieri deve trovare risposta - insiste Gasparri - lo Stato vada a Prato in forze e tuteli quanti, italiani o stranieri, rispettano le leggi e i principi sociali e cancelli tutto il resto. Serve, subito, un´azione straordinaria e determinata».

venerdì 27 febbraio 2009

Tessile: Lo Stato ci aiuti o si chiude !

L'Sos del tessile: "Lo Stato ci aiuti
o qui si chiude"

Per la crisi internazionale il distretto tessile di Biella vive il suo momento più difficile da sempre



GIOVANNI CERRUTI
INVIATO A BIELLA
La “Rammendatura Moderna” chiude questa mattina, altri trenta a casa, e Alberto Platini si tortura la sua bella sciarpa di seta. E’ nera, come l’umore di questi duecento che alle due del pomeriggio si son dati appuntamento nella sala dell’Auditorium di Città Studi. Arrivano da Prato, da Carpi, da Vicenza e Schio, da Como e Novara. Sono le facce e i nomi del tessile allo sbando. Sergio Scaramal, il presidente della provincia di Biella, ha appena parlato di «un imprenditore che ha il 70% di ordini in meno». E’ Alberto Platini, 43 anni, vice presidente degli industriali di Biella. «E non sono l’unico...».

Aspettano notizie da Roma, proprio adesso c’è un incontro al Ministero. «Perché per l’auto sì, per l’elettrodomestico sì, per Alitalia sì, per il mobile pure e per noi niente?». Luciano Donatelli, 60 anni, il presidente degli industriali, ha scritto al premier e ai giornali: «Non chiediamo favori, ma almeno 18 mesi di attenzione». Solo a Biella rischiano il lavoro in 20 mila. Risposte, finora, nessuna. «La nostra è una crisi che non si vede, e dunque è molto più pericolosa. E andrà avanti almeno fino al 2010».

Dimenticarsi, almeno qui, il bel mondo della moda, le griffe, le modelle, le sfilate e le feste. E’ un’altra storia. Ed è una crisi che tocca tutte le grandi famiglie, gli Angelico e i Cerruti, Loro Piana e Piacenza, Reda e Zegna. «L’ultima azienda che non era ricorsa alla cassa integrazione ordinaria era Piacenza - dice Gianfranco Stoppa, segretario dei tessili Cgil del Piemonte -. L’ha appena chiesta». E a loro, ai grandi, va ancora bene. «La maggior parte delle aziende sono piccole e non possono accedere alla cassa - spiega Vittorio Barazzotto, 50 anni, il sindaco -. Lavoratori ad alta specializzazione che escono e non torneranno più».

A Prato in dodici anni le aziende tessili si son dimezzate, da 12 mila a 6 mila. L’altra sera 200 artigiani dell’indotto, riuniti dal sindaco, si son detti pronti alla resa: «Consegneremo le chiavi alle banche». Per protesta stanno preparando uno striscione per la manifestazione di domani: sarà lungo un chilometro. Da Carpi, Vicenza, Como, Novara, stessi bollettini da disfatta. Mercedes Bresso, governatrice del Piemonte, tenta di tirar su il morale: «Il tessile è il 10% del valore aggiunto nazionale ed è l’immagine dell’Italia». Già, ma è il tessile o la moda, è l’industria o la passerella?

Alberto Platini sta pensando alla sua “Rammendatura Moderna” che chiude questa mattina. Chissà dove sono finiti i tessuti che le sue operaie lavorano, alla Casa Bianca, al Cremlino, a Buckingham Palace, in Vaticano, da qualche Emiro? «Ho quattro aziende, 120 dipendenti, quasi tutte donne. Il fotovoltaico. Le pari opportunità. L’attenzione all’ecologia. L’innovazione. La ricerca. Insomma, ho sempre fatto tutto e di più. Ma ho il 70% degli ordini in meno e l’Irap da pagare. Morale, mi dovrò rivolgere a una banca e c’è chi sta peggio di me: una collega mi ha appena detto che non sa se riesce ad arrivare a fine marzo».

Chiedono un fisco più leggero, magari la «deducibilità per le spese di prodotti del tessile». La «tracciabilità», in modo che si sappia per certo se un prodotto è davvero made in Italy. Quando finisce questo «Textile day» biellese, da Roma arriva qualche buon segnale: all’incontro con i rappresentanti del settore, sindacati compresi, c’era il ministro Scajola in persona. Non se l’aspettavano. «Si è impegnato a dare risposte in tempi rapidi», fa sapere Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia.

Ammesso che non sia già troppo tardi, o che possa bastare. Luciano Barbera, 70 anni, non riesce a mostrarsi ottimista. «I miei 120 dipendenti in questo mese hanno già fatto una settimana di cassa integrazione», dice. La crisi avanza e si abbatte anche su questo signore con clienti illustri, da Brioni a Chanel, «ai miei altri 200 sparsi nel mondo». Ha crediti per 2 milioni e 600 mila euro, il 70% in Usa. «Lo Stato dovrebbe dare commesse e nuova liquidità a chi non ha delocalizzato. E sempre lo Stato dovrebbe garantire l’autenticità dei nostri prodotti».