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giovedì 9 aprile 2009

Sequestrata azienda abusiva tessile a Brescia

Ecco la fabbrica dei cinesi. AbusivaIN VIA SAN ZENO. Una trentina di asiatici, per la metà irregolari, costretti a lavorare giorno e notte per produrre abbigliamento per conosciute aziende

gruppo "salviamo il tessile" su facebook


Si tratta del laboratorio più grande scoperto finora in città Rolfi: «Troppi clandestini. Necessario un centro a Brescia» 08/04/2009 e-mail print
A Una panoramica del laboratorio tessile scoperto ieri mattina alla periferia sud di Brescia dalla polizia locale. All’interno, adulti (clandestini), ma anche due bambini FOTOLIVE Brescia. Vivono come topi uno accanto all'altro, facendo a gara a chi lavora di più. A chi regge più ore davanti a una macchina per cucire che sforna uno dopo l'altro pantaloni e camicie.
Il settore notte è a pochi metri dal laboratorio, dove i polverosi e rumorosi macchinari rimangono attivi 24 ore su 24 e dove la luce non si spegne mai. Camerette alla buona. Materassi per terra, cartoni come mobili. Ci si fa da mangiare usando fornellini da campeggio o fornelli legati a bombole del gas, con tubature di fortuna. L'intimità? É garantita da pareti in cartone che fungono da divisorie. In pochi metri vivono a decine e si alternano al lavoro. Schiavi del terzo millennio. Lavoratori invisibili, perché clandestini che spesso nessuno vede o preferisce non vedere. Sono cinesi, lavorano per ditte italiane a pochi euro all'ora.
IERI MATTINA quattordici agenti della polizia locale, guidati dal comandante Roberto Novelli hanno fatto irruzione in via San Zeno 234, a poca distanza dal termoutilizzatore. Un laboratorio gestito da un cinese. Attivo da tempo, troppo tempo, ma nessuno se ne è mai accorto o lo ha segnalato. Tutto attorno telecamere per individuare estranei. In caso di allarme sarebbero stati nascosti i clandestini, più della metà degli operai presenti ieri.
IL BLITZ è riuscito. I vigili hanno trovato 24 cinesi nel capannone, ma molti di più - stando ai posti letto e alle macchine per cucire - lo utilizzavano. Tra i cinesi anche due bambini, figli di operai. Quattordici i cinesi irregolari; per loro scatterà l'espulsione, che molto probabilmente resterà sulla carta: rimarranno in Italia da clandestini e troveranno lavoro in un altro capannone tessile. La mafia cinese, ben radicata anche a Brescia, ha in mano il mercato della mano d'opera e tiene i contatti con chi ha bisogno di prodotti finiti, fatti bene e a buon mercato. Il titolare, un cinese residente ad Ascoli, in regola con i permessi, è stato denunciato per sfruttamento della mano d'opera clandestina.
Il capannone è stato sigillato; ora si cerca il proprietario, un bresciano che si trova a Santo Domingo. Non si era accorto di nulla, ma pare che il contratto d'affitto non sia in regola. L'uomo rischia la confisca dello stabile, come vuole la legge.
ANCHE FABIO ROLFI, a nome dell'Amministrazione comunale, ieri mattina era in via San Zeno. «Un ottimo intervento della polizia locale che ha sviluppato una segnalazione dei cittadini - ha affermato -. È stato scoperto il più grande laboratorio attivo a Brescia. Accertamenti sono in corso per stabilire le responsabilità e sapere per chi lavoravano questi cinesi». Sono state trovate diverse etichette di varie marche. Da accertare se si tratti di lavoro per conto terzi o di griffes false. Certo è che il businness legato ai capannoni tessili cinesi è ingente anche in tempi di crisi. Il vicesindaco Fabio Rolfi ha aggiunto che «massima è l'attenzione alle istanze dei cittadini» e «c'è volontà di perseguire con fermezza e determinazione ogni forma di supporto alla clandestinità e sfruttamento della medesima».
Alla domanda su che fine faranno i cinesi clandestini, Rolfi ha risposto: «Chi potrà essere espulso lo sarà. Per risolvere il problema dell'illegalità e della clandestinità serve con urgenza a Brescia un centro di accoglienza. Lo faremo», ha detto. Aggiungendo: «Non fatemi anticipare altro».




Franco Mondini

giovedì 26 marzo 2009

Beneficiari finanziamenti regione toscana

Finanziamenti Regione Toscana, di queste aziende molte sono tessili.
Spero veramente che i soldi dei contribuenti siano spese in maniera adeguata.

dal gruppo "salviamo il tessile" su facebook
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.

Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.

Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?

La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.

Non se ne deve fare una lotta razziale ma una lotta per la legalità!


commenti da facebook:
Alberto Santini ha scritto
alle 0.20 di ieri
Il tessile pratese si salva soltanto se tutti e dico tutti ci si unisce per un interesse comune che non può essere solo profitto ma la ricchezza di un intero distretto l'unico vero distretto in Italia....serve guardarsi dentro e riflettere: se i cinesi sono qui è perchè hanno fatto comodo a qualcuno che già ci lavorava, se sono qui e prolificano è perchè convengono a molte imprese pratesi sopratutto alle più illegali, finchè gli imprenditori, degni di questo nome continueranno a non prendere iniziative dirette tipo denuncie, notifiche, avranno sempre senso e saranno sempre più autorizzati i FURBONI....ma sopratutto se non si fa un patto Prato per Prato di correttezza, rispetto del tessuto sociale di cui Prato è composta e non smettono di preferire l'illegalità alla legaità e legittimità la stragrande maggioranza degli imprenditori pratesi, non si va da nessuna parte e siccome a nessun imprenditore importa " rigiocare 'i cacio vinto.." allora siamo persi

Paolo Capecchi ha scritto
alle 22.16 del 25 marzo 2009
sto notando quanto agli industriali pratesi se cosi gli vogliamo chiamare , importi di Prato, in questo gruppo non ne individuo alcuno, non ci arrampichiamo sugli specchi dando la colpa ai cinesi nostrali, forse alla Cina si, oppure ai pratesi che sono andati la ad insegnare come fare , poi alle amministrazioni Comunali e Provinciali che sono corse a chiedere aiuto ai cinesi, per non parlare dell'amatissimo dei pratesi MR : MORTADELLA che hanno venduto la nostra anima e dignità......ORAMAI E' TARDIIIIIIIIIII , è inutile chiudere il recinto quando i buoi sono scappati.
IMPARIAMO A SOPRAVVIVERE E DAI CINESI NOSTRALI............


Parigi Antonella ha scritto
alle 12.07 del 25 marzo 2009
vorrei dire che piu triste di cosi non si puo.e cmq l illegalita dei cinesi è cosi evidente che le istituzioni non gline po frega di meno..annozero!!ma io cero.sono del lanificio fedora ,e mi congratulo con il mio titolare,..bravo si bravo..xlui prato puo affondare.non ha la faccia.anzi MAI AVUTA.ragazzi facciamo una rivolta..i cinesi rompono,eccome se rompono.loro con un pugno di riso passano la girnata ma noi non ci potremmmo mai accontentare.da italiani manteniamo la ns dignita


Emiliano Citarella (Italy) ha scritto
alle 21.36 del 24 marzo 2009
organizziamoci

Alessandro Bonacchi Spippolo (Italy) ha scritto
alle 16.12 del 24 marzo 2009
1) controlli nelle aziende che lavorano sottoprezzo grazie allo sfruttamento del lavoro clandestino ed in nero, controlli sui committenti e controlli su sicurezza e lavoro nero a tutte le aziende. Particolare attenzione alle 4000 aziende cinesi o di esse committenti per sanare anni di non controlli degli enti preposti. Solo chi rispetta le regole deve stare sul mercato.
Per il resto condivido.

notizia del giorno


Dl incentivi/ Via libera a 10 mln per sostegno tessile-calzature
di Apcom
Approvato emendamento relatori in commissioni Camera
Roma, 25 mar. (Apcom) - Arrivano 10 milioni di euro per sostenere il settore tessile e calzaturiero, colpito fortemente dalla crisi economica. Lo stabilisce un emendamento dei relatori al dl incentivi, Marco Milanese ed Enzo Raisi, approvato dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. "Al fine di assicurare efficace sostegno alle iniziative di rilancio produttivo e di tutela occupazionale - si legge nell'emendamento - per il 2009 una quota non inferiore a 10 milioni di euro delle risorse del Fondo di garanzia è destinato alle imprese operanti nei distretti industriali della concia, del tessile e delle calzature ove vi siano realizzate opere di carattere collettivo per lo smaltimento o il riciclo dei rifiuti o per il riciclo e la depurazione di almeno il 95% delle acque a uso industriale, per il rilascio di garanzie anche attraverso il ricorso ai consorzi di garanzia fidi". La dotazione finanziaria del fondo di garanzia, quindi, viene incrementata di 10 milioni di euro per il 2009.