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giovedì 3 gennaio 2013
martedì 7 aprile 2009
Niente aiuti per Prato
gruppo facebook Salviamo il tessile
Il grido d'aiuto lanciato dal tessile di Prato con la grande manifestazione del 28 febbraio scorso ottomila persone in strada sotto uno striscione lungo un chilometro con lo slogan «Prato non deve chiudere» – è servito ad attirare l'attenzione del governo nazionale e regionale e dei media. Ora il distretto diventato il simbolo del rischio di deindustrializzazione del Paese chiede alla politica di fare in fretta, perché la crisi si sta aggravando. «In queste due settimane di tavoli se ne sono aperti molti – sottolinea Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese – ma per concretizzare le nostre richieste c'è ancora strada da fare. Intanto le aziende soffrono ogni giorno di più».
I primi dati sul 2009 sono allarmanti. Gli ordini scarseggiano e la chiusura delle aziende accelera. Tra gennaio e febbraio sono finiti in mobilità 539 lavoratori (+24,4% sullo stesso periodo 2008). Nel solo mese di febbraio le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps sono aumentate del 368% per quella ordinaria (22mila ore in più rispetto a febbraio 2008) e del 225% per quella straordinaria (75mila ore in più). Prato attende con apprensione la ripartizione dei soldi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal Governo (10 milioni assegnati per ora alla Toscana), che dovrebbero tamponare l'emergenza occupazione.
«Quei soldi sono un segnale positivo ma non sufficiente – dice il presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli, coordinatore del tavolo di distretto a cui siedono istituzioni, categorie economiche e forze sociali –. C'è bisogno di maggiori risorse, così come è necessario sciogliere al più presto il nodo, tuttora irrisolto, dell'accesso al credito, che è fondamentale per salvare le aziende e resta l'altro obiettivo della nostra mobilitazione collettiva».
Il fondo di garanzia creato dalla Regione (vedi articolo sotto) soddisfa parzialmente il distretto di Prato. «Quei fondi sono di difficile accesso per le imprese, serve un provvedimento statale che permetta di superare i rigidi vincoli di Basilea 2», sostiene Logli. «E occorre trovare il modo per lasciare all'interno delle aziende la liquidità necessaria per superare questa fase di crisi, posticipando i pagamenti al governo nazionale e regionale», rincara la dose Marini, che nelle settimane scorse ha proposto la sospensione del versamento dell'Irap, e che due giorni fa ha chiesto sostegno alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella battaglia a difesa delle Pmi.
La lunga crisi del tessile – che dal 2001 al 2008 a Prato ha spazzato via duemila imprese e 10mila posti di lavoro, con la perdita di 1,5 miliardi di fatturato, di cui oltre un miliardo all'export – senza interventi immediati rischia di dare il colpo mortale a uno dei distretti industriali più importanti d'Europa. «Il pericolo è di veder sparire anelli della filiera tessile fondamentali per la moda made in Italy – aggiunge Marini – per questo bisogna intervenire in fretta e non basta il credito ordinario: serve il consolidamento del debito e, soprattutto, occorre mantenere la liquidità nelle aziende».
Le richieste saranno ribadite oggi al ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, a Prato per incontrare il tavolo di distretto, e il prossimo 25 marzo nell'audizione con la commissione Attività produttive della Camera. «L'attenzione del Governo è un grande risultato ottenuto insieme, per la prima volta, dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali della città – dice Logli – ora bisogna passare ai fatti. Ci conforta che molte delle nostre richieste siano uguali a quelle avanzate a livello nazionale da Confindustria e sindacati».
La battaglia per salvare il tessile ha perfino messo in secondo piano l'altra grande battaglia che Prato dice di voler giocare con Roma: quella per debellare la dilagante illegalità delle 4.000 aziende cinesi (+12% nel 2008), che in pochi anni hanno creato un distretto "parallelo" con un giro d'affari di due miliardi di euro.
18 marzo 2009
Il grido d'aiuto lanciato dal tessile di Prato con la grande manifestazione del 28 febbraio scorso ottomila persone in strada sotto uno striscione lungo un chilometro con lo slogan «Prato non deve chiudere» – è servito ad attirare l'attenzione del governo nazionale e regionale e dei media. Ora il distretto diventato il simbolo del rischio di deindustrializzazione del Paese chiede alla politica di fare in fretta, perché la crisi si sta aggravando. «In queste due settimane di tavoli se ne sono aperti molti – sottolinea Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese – ma per concretizzare le nostre richieste c'è ancora strada da fare. Intanto le aziende soffrono ogni giorno di più».
I primi dati sul 2009 sono allarmanti. Gli ordini scarseggiano e la chiusura delle aziende accelera. Tra gennaio e febbraio sono finiti in mobilità 539 lavoratori (+24,4% sullo stesso periodo 2008). Nel solo mese di febbraio le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps sono aumentate del 368% per quella ordinaria (22mila ore in più rispetto a febbraio 2008) e del 225% per quella straordinaria (75mila ore in più). Prato attende con apprensione la ripartizione dei soldi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal Governo (10 milioni assegnati per ora alla Toscana), che dovrebbero tamponare l'emergenza occupazione.
«Quei soldi sono un segnale positivo ma non sufficiente – dice il presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli, coordinatore del tavolo di distretto a cui siedono istituzioni, categorie economiche e forze sociali –. C'è bisogno di maggiori risorse, così come è necessario sciogliere al più presto il nodo, tuttora irrisolto, dell'accesso al credito, che è fondamentale per salvare le aziende e resta l'altro obiettivo della nostra mobilitazione collettiva».
Il fondo di garanzia creato dalla Regione (vedi articolo sotto) soddisfa parzialmente il distretto di Prato. «Quei fondi sono di difficile accesso per le imprese, serve un provvedimento statale che permetta di superare i rigidi vincoli di Basilea 2», sostiene Logli. «E occorre trovare il modo per lasciare all'interno delle aziende la liquidità necessaria per superare questa fase di crisi, posticipando i pagamenti al governo nazionale e regionale», rincara la dose Marini, che nelle settimane scorse ha proposto la sospensione del versamento dell'Irap, e che due giorni fa ha chiesto sostegno alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella battaglia a difesa delle Pmi.
La lunga crisi del tessile – che dal 2001 al 2008 a Prato ha spazzato via duemila imprese e 10mila posti di lavoro, con la perdita di 1,5 miliardi di fatturato, di cui oltre un miliardo all'export – senza interventi immediati rischia di dare il colpo mortale a uno dei distretti industriali più importanti d'Europa. «Il pericolo è di veder sparire anelli della filiera tessile fondamentali per la moda made in Italy – aggiunge Marini – per questo bisogna intervenire in fretta e non basta il credito ordinario: serve il consolidamento del debito e, soprattutto, occorre mantenere la liquidità nelle aziende».
Le richieste saranno ribadite oggi al ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, a Prato per incontrare il tavolo di distretto, e il prossimo 25 marzo nell'audizione con la commissione Attività produttive della Camera. «L'attenzione del Governo è un grande risultato ottenuto insieme, per la prima volta, dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali della città – dice Logli – ora bisogna passare ai fatti. Ci conforta che molte delle nostre richieste siano uguali a quelle avanzate a livello nazionale da Confindustria e sindacati».
La battaglia per salvare il tessile ha perfino messo in secondo piano l'altra grande battaglia che Prato dice di voler giocare con Roma: quella per debellare la dilagante illegalità delle 4.000 aziende cinesi (+12% nel 2008), che in pochi anni hanno creato un distretto "parallelo" con un giro d'affari di due miliardi di euro.
18 marzo 2009
giovedì 26 marzo 2009
Beneficiari finanziamenti regione toscana
Finanziamenti Regione Toscana, di queste aziende molte sono tessili.
Spero veramente che i soldi dei contribuenti siano spese in maniera adeguata.
dal gruppo "salviamo il tessile" su facebook
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.
Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.
Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?
La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.
Non se ne deve fare una lotta razziale ma una lotta per la legalità!
commenti da facebook:
Alberto Santini ha scritto
alle 0.20 di ieri
Il tessile pratese si salva soltanto se tutti e dico tutti ci si unisce per un interesse comune che non può essere solo profitto ma la ricchezza di un intero distretto l'unico vero distretto in Italia....serve guardarsi dentro e riflettere: se i cinesi sono qui è perchè hanno fatto comodo a qualcuno che già ci lavorava, se sono qui e prolificano è perchè convengono a molte imprese pratesi sopratutto alle più illegali, finchè gli imprenditori, degni di questo nome continueranno a non prendere iniziative dirette tipo denuncie, notifiche, avranno sempre senso e saranno sempre più autorizzati i FURBONI....ma sopratutto se non si fa un patto Prato per Prato di correttezza, rispetto del tessuto sociale di cui Prato è composta e non smettono di preferire l'illegalità alla legaità e legittimità la stragrande maggioranza degli imprenditori pratesi, non si va da nessuna parte e siccome a nessun imprenditore importa " rigiocare 'i cacio vinto.." allora siamo persi
Paolo Capecchi ha scritto
alle 22.16 del 25 marzo 2009
sto notando quanto agli industriali pratesi se cosi gli vogliamo chiamare , importi di Prato, in questo gruppo non ne individuo alcuno, non ci arrampichiamo sugli specchi dando la colpa ai cinesi nostrali, forse alla Cina si, oppure ai pratesi che sono andati la ad insegnare come fare , poi alle amministrazioni Comunali e Provinciali che sono corse a chiedere aiuto ai cinesi, per non parlare dell'amatissimo dei pratesi MR : MORTADELLA che hanno venduto la nostra anima e dignità......ORAMAI E' TARDIIIIIIIIIII , è inutile chiudere il recinto quando i buoi sono scappati.
IMPARIAMO A SOPRAVVIVERE E DAI CINESI NOSTRALI............
Parigi Antonella ha scritto
alle 12.07 del 25 marzo 2009
vorrei dire che piu triste di cosi non si puo.e cmq l illegalita dei cinesi è cosi evidente che le istituzioni non gline po frega di meno..annozero!!ma io cero.sono del lanificio fedora ,e mi congratulo con il mio titolare,..bravo si bravo..xlui prato puo affondare.non ha la faccia.anzi MAI AVUTA.ragazzi facciamo una rivolta..i cinesi rompono,eccome se rompono.loro con un pugno di riso passano la girnata ma noi non ci potremmmo mai accontentare.da italiani manteniamo la ns dignita
Emiliano Citarella (Italy) ha scritto
alle 21.36 del 24 marzo 2009
organizziamoci
Alessandro Bonacchi Spippolo (Italy) ha scritto
alle 16.12 del 24 marzo 2009
1) controlli nelle aziende che lavorano sottoprezzo grazie allo sfruttamento del lavoro clandestino ed in nero, controlli sui committenti e controlli su sicurezza e lavoro nero a tutte le aziende. Particolare attenzione alle 4000 aziende cinesi o di esse committenti per sanare anni di non controlli degli enti preposti. Solo chi rispetta le regole deve stare sul mercato.
Per il resto condivido.
Dl incentivi/ Via libera a 10 mln per sostegno tessile-calzature
di Apcom
Approvato emendamento relatori in commissioni Camera
Roma, 25 mar. (Apcom) - Arrivano 10 milioni di euro per sostenere il settore tessile e calzaturiero, colpito fortemente dalla crisi economica. Lo stabilisce un emendamento dei relatori al dl incentivi, Marco Milanese ed Enzo Raisi, approvato dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. "Al fine di assicurare efficace sostegno alle iniziative di rilancio produttivo e di tutela occupazionale - si legge nell'emendamento - per il 2009 una quota non inferiore a 10 milioni di euro delle risorse del Fondo di garanzia è destinato alle imprese operanti nei distretti industriali della concia, del tessile e delle calzature ove vi siano realizzate opere di carattere collettivo per lo smaltimento o il riciclo dei rifiuti o per il riciclo e la depurazione di almeno il 95% delle acque a uso industriale, per il rilascio di garanzie anche attraverso il ricorso ai consorzi di garanzia fidi". La dotazione finanziaria del fondo di garanzia, quindi, viene incrementata di 10 milioni di euro per il 2009.
Spero veramente che i soldi dei contribuenti siano spese in maniera adeguata.
dal gruppo "salviamo il tessile" su facebook
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.
Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.
Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?
La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.
Non se ne deve fare una lotta razziale ma una lotta per la legalità!
commenti da facebook:
Alberto Santini ha scritto
alle 0.20 di ieri
Il tessile pratese si salva soltanto se tutti e dico tutti ci si unisce per un interesse comune che non può essere solo profitto ma la ricchezza di un intero distretto l'unico vero distretto in Italia....serve guardarsi dentro e riflettere: se i cinesi sono qui è perchè hanno fatto comodo a qualcuno che già ci lavorava, se sono qui e prolificano è perchè convengono a molte imprese pratesi sopratutto alle più illegali, finchè gli imprenditori, degni di questo nome continueranno a non prendere iniziative dirette tipo denuncie, notifiche, avranno sempre senso e saranno sempre più autorizzati i FURBONI....ma sopratutto se non si fa un patto Prato per Prato di correttezza, rispetto del tessuto sociale di cui Prato è composta e non smettono di preferire l'illegalità alla legaità e legittimità la stragrande maggioranza degli imprenditori pratesi, non si va da nessuna parte e siccome a nessun imprenditore importa " rigiocare 'i cacio vinto.." allora siamo persi
Paolo Capecchi ha scritto
alle 22.16 del 25 marzo 2009
sto notando quanto agli industriali pratesi se cosi gli vogliamo chiamare , importi di Prato, in questo gruppo non ne individuo alcuno, non ci arrampichiamo sugli specchi dando la colpa ai cinesi nostrali, forse alla Cina si, oppure ai pratesi che sono andati la ad insegnare come fare , poi alle amministrazioni Comunali e Provinciali che sono corse a chiedere aiuto ai cinesi, per non parlare dell'amatissimo dei pratesi MR : MORTADELLA che hanno venduto la nostra anima e dignità......ORAMAI E' TARDIIIIIIIIIII , è inutile chiudere il recinto quando i buoi sono scappati.
IMPARIAMO A SOPRAVVIVERE E DAI CINESI NOSTRALI............
Parigi Antonella ha scritto
alle 12.07 del 25 marzo 2009
vorrei dire che piu triste di cosi non si puo.e cmq l illegalita dei cinesi è cosi evidente che le istituzioni non gline po frega di meno..annozero!!ma io cero.sono del lanificio fedora ,e mi congratulo con il mio titolare,..bravo si bravo..xlui prato puo affondare.non ha la faccia.anzi MAI AVUTA.ragazzi facciamo una rivolta..i cinesi rompono,eccome se rompono.loro con un pugno di riso passano la girnata ma noi non ci potremmmo mai accontentare.da italiani manteniamo la ns dignita
Emiliano Citarella (Italy) ha scritto
alle 21.36 del 24 marzo 2009
organizziamoci
Alessandro Bonacchi Spippolo (Italy) ha scritto
alle 16.12 del 24 marzo 2009
1) controlli nelle aziende che lavorano sottoprezzo grazie allo sfruttamento del lavoro clandestino ed in nero, controlli sui committenti e controlli su sicurezza e lavoro nero a tutte le aziende. Particolare attenzione alle 4000 aziende cinesi o di esse committenti per sanare anni di non controlli degli enti preposti. Solo chi rispetta le regole deve stare sul mercato.
Per il resto condivido.
notizia del giorno
Dl incentivi/ Via libera a 10 mln per sostegno tessile-calzature
di Apcom
Approvato emendamento relatori in commissioni Camera
Roma, 25 mar. (Apcom) - Arrivano 10 milioni di euro per sostenere il settore tessile e calzaturiero, colpito fortemente dalla crisi economica. Lo stabilisce un emendamento dei relatori al dl incentivi, Marco Milanese ed Enzo Raisi, approvato dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. "Al fine di assicurare efficace sostegno alle iniziative di rilancio produttivo e di tutela occupazionale - si legge nell'emendamento - per il 2009 una quota non inferiore a 10 milioni di euro delle risorse del Fondo di garanzia è destinato alle imprese operanti nei distretti industriali della concia, del tessile e delle calzature ove vi siano realizzate opere di carattere collettivo per lo smaltimento o il riciclo dei rifiuti o per il riciclo e la depurazione di almeno il 95% delle acque a uso industriale, per il rilascio di garanzie anche attraverso il ricorso ai consorzi di garanzia fidi". La dotazione finanziaria del fondo di garanzia, quindi, viene incrementata di 10 milioni di euro per il 2009.
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E' scandalosa la politica degli ultimi anni che ha incentivato alla delocalizzazione spostando la produzione in grossa parte in Romania.
Chi ha spostato la produzione ha licenziato a Prato creando piano piano un dramma sociale perchè la riconversione è stata pagata dalle persone comuni in maniera molto cara perchè chi viene licenziato ottiene dei contratti di lavoro precario.
Chissà a cosa pensavano i sindacati e i nostri amministratori mentre questo avveniva ?
La risposta è la creazione di luoghi dove il prodotto "fatto a Prato" sia garantito dalla stessa filiera in quanto ogni capo deve avere l'etichetta di tutte le aziende che hanno partecipato al prodotto.
notizie del giorno
Film su crisi tessile con cinese GF
In uscita 'Cenci in Cina' dell'esordiente Marco Limberti
(ANSA) - FIRENZE, 26 MAR - La crisi del tessile a Prato e l'invasione dei cinesi saranno raccontate in un film, 'Cenci in Cina', opera prima di Marco Limberti. In una Prato capitale dell'industria tessile fino a poco tempo fa, ora tutto e' cambiato e i due soci Vittorio Pelagatti (Alessandro Paci) e Armando Giachetti (Francesco Ciampi), proprietari di un'azienda in crisi, devono fare i conti con l'imprenditrice senza scrupoli Li' (Man Lo Zhang, la cinesina del Grande Fratello), per salvarsi dal fallimento
Leandro Gestri ha scritto
alle 11.18 del 24 marzo 2009
Riguardo all'illegalità cinese quella è sotto gli occhi di tutti e gli organi competenti la devono combattere. Sicuramente se su quasi 4000aziende cinesi solo una è iscirtta alla camera di commercio un perchè ci sarà. Se dovessero chiudere le aziende illegali, di quasi 4000 mila ne rimarrebbero ben poche.
Segnala - Elimina
Leandro Gestri ha scritto
alle 11.11 del 24 marzo 2009
Sono ignorante in materia tessile,nonostante son pratese ho lavorato solo 15mesi in qst settore.Il pronto moda era il pane dei pratesi che in cantinetta cucivano e campavano.Ora lo fanno i cinesi e chi lavorava così ora non lo fa più.Però una domanda mi nasce spontanea.Se i cinesi lavorano la maggior parte il pronto moda,come fanno ad essere in crisi lanifici,tintorie o aziende che non fanno parte del pronto moda?Dal mio punto di vista ignorante sembra d aver visto una mancata pubblicità del prodotto Pratese.I nostri prodotti secondo me non sono ben pubblicizzati e ben presentati nonostante l'arte tessile a Prato da secoli.Secondo me va rivalutato il prodotto pratese come unico(perchè così è)pubblicizzandolo non solo in zona ma anche nel mondo,con campagne pubblicitarie,facce famose ecc,anche partendo dalla piccola pubblicità di piccole aziende.Spero che Cenci in Cina sia fatto in modo da rivalutare il tessile a Prato e non un'autocritica del settore
Segnala - Elimina
Propenso Denis ha scritto
alle 9.59 del 24 marzo 2009
IO FACCIO L'ANNODINO E SONO SCONSOLATO!!!!!
Scrivi sulla bacheca di Propenso - Segnala - Elimina
Lanfranco Nosi (Italy) ha scritto
alle 9.33 del 24 marzo 2009
...
Ma non illudiamoci che i problemi possano essere risolti: per questo, parte di quella che è oggi l'industria del tessile potrebbe essere riconvertita - inserendo tutto all'interno di un circuito economico locale basato anche su una moneta locale - per iniziare a soddisfare i bisogni fondamentali della cittadinanza.
Produzione locale per bisogni locali: una vera rivoluzione, visto che oggi il tessile, che ha dato tanto ma che da tempo risucchia anche tantissime risorse, è tutto proiettato "all'esterno" della città, ed inevitabilmente inserito in una competizione persa in partenza sul costo del lavoro.
Questo significa riportare il tutto alle "giuste" dimensioni. Orientare su una produzione di elevata qualità, sulla innovazione di prodotto e sull'incremento del valore aggiunto (che normalmente non coincide con l'aumento della forza lavoro, ma proprio il contrario), e liberare energie per ripensare tutto il sistema economico pratese.
Possiamo ragionarci sopra?
Scrivi sulla bacheca di Lanfranco - Segnala - Elimina
Lanfranco Nosi (Italy) ha scritto
alle 9.26 del 24 marzo 2009
vogliamo provare a rovesciare l'impostazione, e vedere la crisi di un modello industriale/artigianale, che non poteva durare in eterno, come una grande opportunità di rivederne gli assunti di base?
Perché l'esistenza delle manifatture cinesi non condiziona il comparto tessile in quanto tale, e bisogna farsene una ragione: al contrario, l'esistenza del famoso "distretto parallelo" potrebbe veramente costituire quella "chiusura della filiera" di cui tanti cianciano, salvo poi portare a confezionare abiti, divise e quant'altro in Tunisia o in Romania. E, forse, sarebbe veramente l'ora di parlarne e di confrontarsi anche con i tanti imprenditori cinesi che risiedono sul nostro territorio. Un vero e proprio nuovo "patto"....
Chi ha spostato la produzione ha licenziato a Prato creando piano piano un dramma sociale perchè la riconversione è stata pagata dalle persone comuni in maniera molto cara perchè chi viene licenziato ottiene dei contratti di lavoro precario.
Chissà a cosa pensavano i sindacati e i nostri amministratori mentre questo avveniva ?
La risposta è la creazione di luoghi dove il prodotto "fatto a Prato" sia garantito dalla stessa filiera in quanto ogni capo deve avere l'etichetta di tutte le aziende che hanno partecipato al prodotto.
notizie del giorno
Film su crisi tessile con cinese GF
In uscita 'Cenci in Cina' dell'esordiente Marco Limberti
(ANSA) - FIRENZE, 26 MAR - La crisi del tessile a Prato e l'invasione dei cinesi saranno raccontate in un film, 'Cenci in Cina', opera prima di Marco Limberti. In una Prato capitale dell'industria tessile fino a poco tempo fa, ora tutto e' cambiato e i due soci Vittorio Pelagatti (Alessandro Paci) e Armando Giachetti (Francesco Ciampi), proprietari di un'azienda in crisi, devono fare i conti con l'imprenditrice senza scrupoli Li' (Man Lo Zhang, la cinesina del Grande Fratello), per salvarsi dal fallimento
Leandro Gestri ha scritto
alle 11.18 del 24 marzo 2009
Riguardo all'illegalità cinese quella è sotto gli occhi di tutti e gli organi competenti la devono combattere. Sicuramente se su quasi 4000aziende cinesi solo una è iscirtta alla camera di commercio un perchè ci sarà. Se dovessero chiudere le aziende illegali, di quasi 4000 mila ne rimarrebbero ben poche.
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Leandro Gestri ha scritto
alle 11.11 del 24 marzo 2009
Sono ignorante in materia tessile,nonostante son pratese ho lavorato solo 15mesi in qst settore.Il pronto moda era il pane dei pratesi che in cantinetta cucivano e campavano.Ora lo fanno i cinesi e chi lavorava così ora non lo fa più.Però una domanda mi nasce spontanea.Se i cinesi lavorano la maggior parte il pronto moda,come fanno ad essere in crisi lanifici,tintorie o aziende che non fanno parte del pronto moda?Dal mio punto di vista ignorante sembra d aver visto una mancata pubblicità del prodotto Pratese.I nostri prodotti secondo me non sono ben pubblicizzati e ben presentati nonostante l'arte tessile a Prato da secoli.Secondo me va rivalutato il prodotto pratese come unico(perchè così è)pubblicizzandolo non solo in zona ma anche nel mondo,con campagne pubblicitarie,facce famose ecc,anche partendo dalla piccola pubblicità di piccole aziende.Spero che Cenci in Cina sia fatto in modo da rivalutare il tessile a Prato e non un'autocritica del settore
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Propenso Denis ha scritto
alle 9.59 del 24 marzo 2009
IO FACCIO L'ANNODINO E SONO SCONSOLATO!!!!!
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Lanfranco Nosi (Italy) ha scritto
alle 9.33 del 24 marzo 2009
...
Ma non illudiamoci che i problemi possano essere risolti: per questo, parte di quella che è oggi l'industria del tessile potrebbe essere riconvertita - inserendo tutto all'interno di un circuito economico locale basato anche su una moneta locale - per iniziare a soddisfare i bisogni fondamentali della cittadinanza.
Produzione locale per bisogni locali: una vera rivoluzione, visto che oggi il tessile, che ha dato tanto ma che da tempo risucchia anche tantissime risorse, è tutto proiettato "all'esterno" della città, ed inevitabilmente inserito in una competizione persa in partenza sul costo del lavoro.
Questo significa riportare il tutto alle "giuste" dimensioni. Orientare su una produzione di elevata qualità, sulla innovazione di prodotto e sull'incremento del valore aggiunto (che normalmente non coincide con l'aumento della forza lavoro, ma proprio il contrario), e liberare energie per ripensare tutto il sistema economico pratese.
Possiamo ragionarci sopra?
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Lanfranco Nosi (Italy) ha scritto
alle 9.26 del 24 marzo 2009
vogliamo provare a rovesciare l'impostazione, e vedere la crisi di un modello industriale/artigianale, che non poteva durare in eterno, come una grande opportunità di rivederne gli assunti di base?
Perché l'esistenza delle manifatture cinesi non condiziona il comparto tessile in quanto tale, e bisogna farsene una ragione: al contrario, l'esistenza del famoso "distretto parallelo" potrebbe veramente costituire quella "chiusura della filiera" di cui tanti cianciano, salvo poi portare a confezionare abiti, divise e quant'altro in Tunisia o in Romania. E, forse, sarebbe veramente l'ora di parlarne e di confrontarsi anche con i tanti imprenditori cinesi che risiedono sul nostro territorio. Un vero e proprio nuovo "patto"....
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mercoledì 25 marzo 2009
TESSILE,AMBIENTE E CARDATO
LA fibra riciciclata viene già prodotta a Prato ed è quella che producono le sfilacciature Pratesi.
Dai cenci si passa alla fibra e poi al filato cardato , il tessuto e i vestiti che tutti si mettono addosso.
Mai a nessuno che sia venuto in mente di considerare che il mancato conferimento negli inceneritori dei cenci è un guadagno per la comunità a Montemurlo (fonte assessore Ganugi) 130euro/tonn.
Anzi la Asm portando il cassonetto personalizzato disincentiva la raccolta indifferenziata perchè per la classica indolenza italiana si tende a buttare tutto dentro.
La mia azienda differenziando i rifiuti ha risparmiato 360 euro e tutte le aziende dovrebbero saperlo .
La fibra ecologica già la produciamo inoltre so che viene prodotta fibra dalle bottiglie di plastica riciclate.
Trattandosi di polimeri solo ditte come Montefibre o Gruppo Radici (di Pistoia) possono darci delle informazioni in merito chiedero' ...
TESSILE: 50 AZIENDE PRATESI INSIEME PER CHIEDERE GARANZIE A ITTIERRE
(ASCA) - Prato, 24 mar - Le aziende pratesi che hanno o hanno avuto rapporti commerciali con la Ittierre hanno deciso di ''attivarsi in modo unitario presso gli organi dell'amministrazione straordinaria'' dello stesso gruppo Ittierre per ''ottenere adeguate garanzie bancarie o assicurative per i crediti legati alle forniture''.
Lo rende noto l'Unione industriale pratese, al termine della riunione tecnica che si e' tenuta oggi.
Le aziende (circa 50) hanno delegato, a tale scopo, l'avvocato Alessandro Traversi.
''Le aziende hanno chiesto all'Unione industriale pratese di coordinare sul piano tecnico questa iniziativa - ha spiegato il direttore dell'associazione Marcello Gozzi -. Ci siamo quindi resi disponibili a supportarle per gli aspetti organizzativi, senza ovviamente alcun intento di influenzare le decisioni che verranno assunte dal gruppo e dalle singole imprese: continuare o no a rifornire Ittierre, e con quali condizioni e garanzie, sara' una scelta esclusivamente aziendale. Questa iniziativa e' certamente inconsueta per le aziende pratesi: un ulteriore segnale, se ce ne fosse bisogno, di quanto la crisi in atto stia rimescolando le carte e imponendo comportamenti nuovi ed ispirati alla massima cautela''.
afe/mcc/ss
Dai cenci si passa alla fibra e poi al filato cardato , il tessuto e i vestiti che tutti si mettono addosso.
Mai a nessuno che sia venuto in mente di considerare che il mancato conferimento negli inceneritori dei cenci è un guadagno per la comunità a Montemurlo (fonte assessore Ganugi) 130euro/tonn.
Anzi la Asm portando il cassonetto personalizzato disincentiva la raccolta indifferenziata perchè per la classica indolenza italiana si tende a buttare tutto dentro.
La mia azienda differenziando i rifiuti ha risparmiato 360 euro e tutte le aziende dovrebbero saperlo .
La fibra ecologica già la produciamo inoltre so che viene prodotta fibra dalle bottiglie di plastica riciclate.
Trattandosi di polimeri solo ditte come Montefibre o Gruppo Radici (di Pistoia) possono darci delle informazioni in merito chiedero' ...
notizia del giorno:
TESSILE: 50 AZIENDE PRATESI INSIEME PER CHIEDERE GARANZIE A ITTIERRE
(ASCA) - Prato, 24 mar - Le aziende pratesi che hanno o hanno avuto rapporti commerciali con la Ittierre hanno deciso di ''attivarsi in modo unitario presso gli organi dell'amministrazione straordinaria'' dello stesso gruppo Ittierre per ''ottenere adeguate garanzie bancarie o assicurative per i crediti legati alle forniture''.
Lo rende noto l'Unione industriale pratese, al termine della riunione tecnica che si e' tenuta oggi.
Le aziende (circa 50) hanno delegato, a tale scopo, l'avvocato Alessandro Traversi.
''Le aziende hanno chiesto all'Unione industriale pratese di coordinare sul piano tecnico questa iniziativa - ha spiegato il direttore dell'associazione Marcello Gozzi -. Ci siamo quindi resi disponibili a supportarle per gli aspetti organizzativi, senza ovviamente alcun intento di influenzare le decisioni che verranno assunte dal gruppo e dalle singole imprese: continuare o no a rifornire Ittierre, e con quali condizioni e garanzie, sara' una scelta esclusivamente aziendale. Questa iniziativa e' certamente inconsueta per le aziende pratesi: un ulteriore segnale, se ce ne fosse bisogno, di quanto la crisi in atto stia rimescolando le carte e imponendo comportamenti nuovi ed ispirati alla massima cautela''.
afe/mcc/ss
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domenica 22 febbraio 2009
La filiera tessile biellese a rischio frantumazione
Biella: distretto tessile a rischio (Repubblica)
FTA Online News
Secondo il presidente degli industriali di Biella Luciano Donatelli servono circa 250 milioni di euro per salvare il settore tessile della cittadina piemontese. A Biella viene tuttora prodotto il 40% dei filati di lusso del mondo e in questo distretto opera anche il gruppo Parà Temposte i cui tessuti sono stati scelti per l'arredamento dello Studio Ovale di Barack Obama. Un patrimonio che però, a causa della crisi, adesso potrebbe disperdersi per sempre. Lo riporta stamane Il Sole 24 Ore. (GD)
FTA Online News
Secondo il presidente degli industriali di Biella Luciano Donatelli servono circa 250 milioni di euro per salvare il settore tessile della cittadina piemontese. A Biella viene tuttora prodotto il 40% dei filati di lusso del mondo e in questo distretto opera anche il gruppo Parà Temposte i cui tessuti sono stati scelti per l'arredamento dello Studio Ovale di Barack Obama. Un patrimonio che però, a causa della crisi, adesso potrebbe disperdersi per sempre. Lo riporta stamane Il Sole 24 Ore. (GD)
lunedì 14 luglio 2008
Quando mio padre iniziò...
...nel 1978 il mondo appariva in netta espansione : economico, strutturale, lavorativo. L'idea era che il lavoro non sarebbe mai mancato e ,pur non avendo soldi in tasca, le piccole aziende a Prato crescevano come i funghi tanto che di lì a poco nacque il cosidetto MACRO-LOTTO.
Nel 1978 per vendere bastava produrre una qualità Nuova e che Filature affermate non avevano alcuno interesse a produrre dato che il lavoro c'era e non esistevano Campionari,Cartelle Colori,Pezzi campione per mostrare come sarebbe stato il prodotto finito con quell'articolo.
Bastava viaggiare (ma poco) con un "filzuolo" in tasca che in breve tempo si raccoglievano ordini da far andare avanti la produzione di piccole dimensioni.
Bastava che il "tedesco" di turno fosse ammaliato dalla nuova qualità e con un pranzo al Ristorante "da Tonio" l'ordine era quasi in tasca.
Bastava poco come presentazione; "il difficile" era la produzione ; ora il problema è esattamente l'opposto !
Costi gravosi di campionario e ordini ridotti all'osso...
Nel 1978 per vendere bastava produrre una qualità Nuova e che Filature affermate non avevano alcuno interesse a produrre dato che il lavoro c'era e non esistevano Campionari,Cartelle Colori,Pezzi campione per mostrare come sarebbe stato il prodotto finito con quell'articolo.
Bastava viaggiare (ma poco) con un "filzuolo" in tasca che in breve tempo si raccoglievano ordini da far andare avanti la produzione di piccole dimensioni.
Bastava che il "tedesco" di turno fosse ammaliato dalla nuova qualità e con un pranzo al Ristorante "da Tonio" l'ordine era quasi in tasca.
Bastava poco come presentazione; "il difficile" era la produzione ; ora il problema è esattamente l'opposto !
Costi gravosi di campionario e ordini ridotti all'osso...
venerdì 11 luglio 2008
L'AziendaFamiglia
Quello che caratterizza l'azienda classica pratese è che non si sa dove finisce il lavoro e dove cominciano i rapporti familiari.
Quando un cliente non paga o non arrivano ordini siamo tutti tristi mentre quando il lavoro va bene si cominciano a sognare scenari da conquista del mondo intero.
Ovviamente come tutte le cose la verità sta nel mezzo : non dovremo abbatterci quando le cose vanno male e non dovremo esaltarci quando le cose .
L'organizzazione è approssimativa e tutti si occupano di tutto anche se ha delle "prevalenza" in specifici settori : chi si coccupa prevalentemente della produzione, chi dell'amministrazione , chi del commerciale, chi degli acquisti, chi dell'avanzamento della produzione.
Questo tipo di lavorare genera isterismi, aspettative, grosse rincorse per mancata organizzazione e alla fine si sopperisce con le tante ore lavorative a questi problemi organizzativi.
Anche l'inserimento dei dipendenti in momenti di crescita diventa assai problematico perchè non esiste un vero e proprio ruolo che questa persona dovrebbe ricoprire.
Dovrebbe già saper far tutto e soprattutto saper leggere nella testa dei datori di lavoro.
Chi è intelligente si ritaglia uno spazio e trova un ambiente familiare che non è quello alienante della grande azienda ; chi si aspetta organizzazione fugge via considerando dei pazzi i datori di lavoro.
Quando un cliente non paga o non arrivano ordini siamo tutti tristi mentre quando il lavoro va bene si cominciano a sognare scenari da conquista del mondo intero.
Ovviamente come tutte le cose la verità sta nel mezzo : non dovremo abbatterci quando le cose vanno male e non dovremo esaltarci quando le cose .
L'organizzazione è approssimativa e tutti si occupano di tutto anche se ha delle "prevalenza" in specifici settori : chi si coccupa prevalentemente della produzione, chi dell'amministrazione , chi del commerciale, chi degli acquisti, chi dell'avanzamento della produzione.
Questo tipo di lavorare genera isterismi, aspettative, grosse rincorse per mancata organizzazione e alla fine si sopperisce con le tante ore lavorative a questi problemi organizzativi.
Anche l'inserimento dei dipendenti in momenti di crescita diventa assai problematico perchè non esiste un vero e proprio ruolo che questa persona dovrebbe ricoprire.
Dovrebbe già saper far tutto e soprattutto saper leggere nella testa dei datori di lavoro.
Chi è intelligente si ritaglia uno spazio e trova un ambiente familiare che non è quello alienante della grande azienda ; chi si aspetta organizzazione fugge via considerando dei pazzi i datori di lavoro.
giovedì 10 luglio 2008
Inizio dall'inizio...1991
In questo fatidico anno nel mese di Luglio inizio a lavorare nell'azienda di famiglia fondata con fatica da mio padre nel 1978 insieme ad un socio che di lì a poco lasciò mio padre con un bel mazzo di cambiali da pagare per la quota cedutagli.
E'molto caldo e finisco di dare l'esame orale di maturità al prestigioso Istituto tecnico commerciale Aldo Capitini di Agliana.
Voglia di lavorare saltami addosso (Will to work jump on me), a 19 anni figurati se si pensa al lavoro, ci sono molte altre cose piu' importanti che pensare al tessile; ad ogni modo inizio in questo periodo speranzoso di cambiare nell'ordine :1)l'organizzazione dell'azienda 2)ingrandire l'azienda 3)occuparmi del "commerciale".
Dopo un anno che lavoravo lì il fatturato era dimezzato (giuro!) per quelle che sono le tipiche : " Ventate di lavoro alla pratese" che piu' avanti descriverò.
La mia esperienza non è altro che quella dell'azienda artigianale pratese che da azienda individuale fa il passo di diventare società di capitali (!) perchè il commercialista dice che si rischia meno.
E'molto caldo e finisco di dare l'esame orale di maturità al prestigioso Istituto tecnico commerciale Aldo Capitini di Agliana.
Voglia di lavorare saltami addosso (Will to work jump on me), a 19 anni figurati se si pensa al lavoro, ci sono molte altre cose piu' importanti che pensare al tessile; ad ogni modo inizio in questo periodo speranzoso di cambiare nell'ordine :1)l'organizzazione dell'azienda 2)ingrandire l'azienda 3)occuparmi del "commerciale".
Dopo un anno che lavoravo lì il fatturato era dimezzato (giuro!) per quelle che sono le tipiche : " Ventate di lavoro alla pratese" che piu' avanti descriverò.
La mia esperienza non è altro che quella dell'azienda artigianale pratese che da azienda individuale fa il passo di diventare società di capitali (!) perchè il commercialista dice che si rischia meno.
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