Egregio Ministro Ronchi,
la situazione nel nostro distretto tessile è divenuta ormai insostenibile.
Le migliaia di aziende che ancora oggi popolano il nostro distretto , che fino ad un decennio fa era preso a modello di sviluppo in tutto il mondo, oramai faticano a rimanere in vita.
Le motivazioni sono molte, e vorrei esporle in maniera sintetica e più chiara possibile.
Le nostre aziende sono sempre piu' schiave di commesse svantaggiose che vengono imposte dalle GDO (Grande Distribuzione Organizzata).
Prato deve competere sul mercato con aziende , che sfruttando il modello della filiera tessile pratese,ma non rispettando le leggi, hanno un prezzo piu' competitivo e un servizio impeccabile.
Prato deve combattere con una Legge, la numero 55 sul Made in Italy approvata in data 6 Aprile 2010, che se da una parte fa piu' chiarezza, di fatto penalizza una parte del tessuto produttivo di Prato: non ha piu' senso infatti fare i filati o tessere a Prato, se si accetta il concetto per il quale basti solo "nobilitare" e "confezionare" il tessuto nel territorio nazionale per avere un'etichetta che è la piu' ambita nel mercato della moda.
Questa Legge di fatto incentiva l'illegalità, incentiva l' importazione di manufatti semi-finiti prodotti spesso in Paesi che non rispettano i diritti dei lavoratori e nemmeno i minimi criteri di sicurezza e qualità.
Questa Legge favorisce quegli imprenditori che hanno delocalizzato, sotto il consiglio dei politici, le proprie aziende all'estero, di fatto togliendo posti di lavoro nel nostro Bel Paese, lasciando sul lastrico milioni di famiglie.
Sappia, signor Ministro, che il Distretto Tessile pratese, nel suo insieme dà lavoro a molte piu' persone rispetto ad aziende blasonate che riempiono le cronache dei maggiori quotidiani.
Ora , visto che è passato dalla nostra città, la prego di custodire fino a Roma la nostra lettera, meditando, che senza il manifatturiero che per lustri ha fatto crescere la nostra Italia, non si esce da una crisi voluta da "fattucchieri" finanziari che credono in una società fondata sul debito e perseguono la distruzione della classe media che ha fatto grande Prato.
Il nostro gruppo fatto di dipendenti, artigiani e piccoli imprenditori, è composto da gente che ha perso ogni fiducia nelle associazioni di categoria di rappresentanza e nella classe politica che ci governa.
Il "cambiamento" di indirizzo politico che ha vissuto Prato nelle recenti elezioni , se non sarà seguito da fatti concreti, si tradurrà nell'accentuarsi di atteggiamenti xenofobi che "aleggiano" in città, e per evitarli basterebbe solo far rispettare le leggi.
Concludo, Signor Ministro, chiedendo un attimo di attenzione per Prato, che ha versato in tanti anni di lavoro ogni tassa creata dalle Vostre manovre finanziarie, e che oggi Le chiede che una parte infinitesimale di quei soldi vengano restituiti per far "parlare" di nuovo questi telai silenziosi.
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martedì 15 giugno 2010
giovedì 7 gennaio 2010
mercoledì 30 dicembre 2009
La vittoria di Pirro
La legge 1930 approvata in data 10 dicembre dalla Camera dei deputati viene indicata come chiarificatrice per una corretta indicazione del marchio "MADE IN ITALY".
Leggendo attentamente gli articoli 4 e 5 si capisce che questa legge non fa altro che indebolire la filiera tessile pratese e rinforzare le grandi firme.
L'art. 4 sancisce che l'impiego dell'indicazione Made in Italy è permesso esclusivamente per i prodotti che hanno avuto almeno due delle fasi di lavorazione nel territorio italiano, mentre l'art. 5 precisa che nel settore tessile per fasi di lavorazione si intendono la filatura, la tessitura, la nobilitazione (rifinizione e lavorazioni collegate) e la confezione compiute nel territorio italiano.
Questo significa che basta importare un tessuto dai paesi emergenti, rifinirlo e confezionarlo in Italia perché il capo finito rechi l'indicazione Made In Italy. Traducendo basta che un'impresa con sede e laboratori in italia, compri il tessuto in Cina, lo rifinisca e confezioni in Italia per poi rivenderlo "targato" Made in Italy.
Come al solito la classe politica è lontana anni luce dal mondo del lavoro. Attualizzando questa norma nella realtà pratese ci si accorge come la legge che porta la firma del leghista Reguzzoni con confirmatario il pratese PD Lulli finisca per favorire le aziende italo/cinesi che i leghisti di Prato additano come causa di tutti i mali del nostro distretto.
La conseguenza ancor peggiore di tale legge è che le filature, le tessiture, le tintorie che duramente resistono sul nostro territorio sono ulteriormente svantaggiate ed invitate al fallimento da questa abominevole legge. Infatti per dotarsi del “made in Italy” alle grandi firme non importerà assolutamente che queste lavorazioni avvengano in Italia, ma basterà loro rifinire e confezionare in Italia. Il resto verrà dai paesi emergenti o dove molte ditte italiane hanno delocalizzato causando i licenziamenti a "raffica" e il ricorso alla cassa integrazione che finirà per gravare sulle nostre tasche.
Questo bel “pacco” di Natale è il massimo che i signori politici, leghisti in primis, sono riusciti a regalarci. Saranno finalmente contenti, in un solo colpo si ammazza definitivamente questa fastidiosa bestia del distretto tessile pratese. La Lega ed il PD hanno firmato la nostra condanna a morte.
Se questo è il meglio che son riusciti a fare, ma soprattutto se ci aspettiamo un aiuto da gente che del nostro lavoro non ci capisce un bel niente, c'è davvero da pensare seriamente di chiudere baracca e burattini.
Invece no! Dobbiamo smettere di lagnarci e riattivare il cervello. Non a caso Prato è diventato un esempio da studiare alle Università. Il distretto pratese ha funzionato non perché qualcuno aveva la bacchetta magica o il fazzoletto verde nel taschino, ma perché molto intelligentemente i pratesi si sono arricciati le maniche e hanno fatto rete tra di loro. Non ci dobbiamo più accontentare di produrre in rete, ma dobbiamo anche vendere in rete! Creare un marchio di qualità serio che garantisca che il prodotto è fatto da noi, ricreare i legami nella filiera e vendere i prodotti finiti.
Solo così il distretto tessile a Prato resisterà e rinascerà!
Massimo Signori 3926236424
Imprenditore
Cittadini Uniti Montemurlesi
Leggendo attentamente gli articoli 4 e 5 si capisce che questa legge non fa altro che indebolire la filiera tessile pratese e rinforzare le grandi firme.
L'art. 4 sancisce che l'impiego dell'indicazione Made in Italy è permesso esclusivamente per i prodotti che hanno avuto almeno due delle fasi di lavorazione nel territorio italiano, mentre l'art. 5 precisa che nel settore tessile per fasi di lavorazione si intendono la filatura, la tessitura, la nobilitazione (rifinizione e lavorazioni collegate) e la confezione compiute nel territorio italiano.
Questo significa che basta importare un tessuto dai paesi emergenti, rifinirlo e confezionarlo in Italia perché il capo finito rechi l'indicazione Made In Italy. Traducendo basta che un'impresa con sede e laboratori in italia, compri il tessuto in Cina, lo rifinisca e confezioni in Italia per poi rivenderlo "targato" Made in Italy.
Come al solito la classe politica è lontana anni luce dal mondo del lavoro. Attualizzando questa norma nella realtà pratese ci si accorge come la legge che porta la firma del leghista Reguzzoni con confirmatario il pratese PD Lulli finisca per favorire le aziende italo/cinesi che i leghisti di Prato additano come causa di tutti i mali del nostro distretto.
La conseguenza ancor peggiore di tale legge è che le filature, le tessiture, le tintorie che duramente resistono sul nostro territorio sono ulteriormente svantaggiate ed invitate al fallimento da questa abominevole legge. Infatti per dotarsi del “made in Italy” alle grandi firme non importerà assolutamente che queste lavorazioni avvengano in Italia, ma basterà loro rifinire e confezionare in Italia. Il resto verrà dai paesi emergenti o dove molte ditte italiane hanno delocalizzato causando i licenziamenti a "raffica" e il ricorso alla cassa integrazione che finirà per gravare sulle nostre tasche.
Questo bel “pacco” di Natale è il massimo che i signori politici, leghisti in primis, sono riusciti a regalarci. Saranno finalmente contenti, in un solo colpo si ammazza definitivamente questa fastidiosa bestia del distretto tessile pratese. La Lega ed il PD hanno firmato la nostra condanna a morte.
Se questo è il meglio che son riusciti a fare, ma soprattutto se ci aspettiamo un aiuto da gente che del nostro lavoro non ci capisce un bel niente, c'è davvero da pensare seriamente di chiudere baracca e burattini.
Invece no! Dobbiamo smettere di lagnarci e riattivare il cervello. Non a caso Prato è diventato un esempio da studiare alle Università. Il distretto pratese ha funzionato non perché qualcuno aveva la bacchetta magica o il fazzoletto verde nel taschino, ma perché molto intelligentemente i pratesi si sono arricciati le maniche e hanno fatto rete tra di loro. Non ci dobbiamo più accontentare di produrre in rete, ma dobbiamo anche vendere in rete! Creare un marchio di qualità serio che garantisca che il prodotto è fatto da noi, ricreare i legami nella filiera e vendere i prodotti finiti.
Solo così il distretto tessile a Prato resisterà e rinascerà!
Massimo Signori 3926236424
Imprenditore
Cittadini Uniti Montemurlesi
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