Il distretto tessile pratese tra presente e futuro sostenibile (1)
di Renato Cecchi
FIRENZE. La società locale del distretto tessile pratese lotta per avere un futuro. La crisi, evidente da diversi anni, si è aggravata con il crollo della domanda mondiale. Già nel 2008 l´artigianato toscano del tessile registrò -7,7% del fatturato. Ma è l’export che dà gli esiti più negativi (Unioncamere e Unione Industriale pratese): la Provincia di Prato registra -9,0%. Cala anche il numero di addetti alle imprese artigiane, - 2,2% rispetto al 2007. Le previsioni sul fatturato per il I semestre 2009 sono pessime: il saldo tra più e meno passa dal -9% del I semestre 2008 al -33% del I semestre 2009.
Nel IV trimestre 2008 l´export manifatturiero perde il 10,9% (sul IV trimestre 2007), - 6,9% su base annua; anche la meccanica registra -8,5%. Questi i dati provinciali, quelli del distretto sono anche peggio: il tessile (2008 su 2007) perde il 12,3%, tessuti trama-ordito (-14,4%), filati (-2,3%), altri tipi di tessuti (-11,4%). Se questo è lo stato quantitativo delle cose il distretto industriale pratese non può che trovare risposte sul terreno della qualità di ciò che produce e come.
Lo sviluppo qualitativo di un territorio industriale (come ebbe a dire anni fa il professor Giacomo Becattini sul rapporto economia lavoro ambiente e autore, tra l’altro, in epoche non sospette, del saggio “Per un capitalismo dal volto umano” sottotitolo significativo “Critica dell’economia apolitica”, Torino 2004) significa sostanzialmente tre cose: rimanere innovativi sui mercati mondiali, condizioni di vita individuale e associata gradevoli su tutto il territorio, mantenere un ambiente storico-naturale capace di assorbire l’impatto dei processi produttivi senza scaricarli su
altri.
Ciò presuppone un’economia e un modello economico-sociale sostenibili, ove il binomio economico-sociale rispecchia valori e preferenze della società e la sostenibilità fornisce informazioni di natura prevalentemente ecologica: in buona sostanza il sistema sarà sostenibile se in grado di mantenere nel tempo la sua struttura organizzativa a fronte della scarsità delle risorse e delle perturbazioni esterne, mentre una economia può dirsi sostenibile se non compromette la capacità dell’ecosistema di cui fa parte e realizza prodotti (che incorporino sempre più “conoscenza” e comportamenti equilibrati tra impiego di fondi – capitale, lavoro, terra ricardiana – e impiego di flussi – risorse naturali, biodiversità, biosfera, ecc. – e meno materia-energia) senza depauperarsi né scaricare su altri, vicini o lontani, le conseguenze dell’attività, trasformativa. Cambiare, infine, il modello di consumo.
Ma c’è un problema: senza democrazia e rispetto delle regole Costituzionali non si dà la possibilità dello sviluppo sostenibile. In Italia la cosa si fa difficile, avendo scelto gli italiani una maggioranza politica “ademocratica” e un “capo” animato da pulsioni populiste e autoritarie oltre ad essere da sempre fortemente legato alla rendita immobiliare e finanziaria, monopolistica nelle comunicazioni, ecc.
FIRENZE. Nonostante il grave handicap nazionale costituito da un governo la cui capacità è costituita dalla finzione mediatica e dalla “corruzione” profonda, ancorché condivisa, dell’animo dei “sudditi”, la società locale pratese potrebbe avere in sé i numeri per provarci: non sarebbe neanche la prima volta. Tutto sembra remare contro, dalla crisi finanziaria e del sistema finanziario, dalla concorrenza da costi, dal tracollo della domanda, dall’assenza di una risposta unitaria alla crisi da parte dell’Ue che va in ordine sparso alla tenzone internazionale, annichilita dai propri totem neoliberisti che hanno fatto dei salari e dell’inflazione, del patto di stabilità a scapito della domanda veri e propri spauracchi mettendola, di colpo, in una posizione di retroguardia rispetto alle novità che vengono dagli Usa, ma anche dalla Cina.
Così, la sfida fondamentale che la società locale pratese si trova a dover affrontare, nelle peggiori condizioni possibili, pari solo a quelle della ricostruzione del secondo dopoguerra (dalla quale la differenzia però l’attuale mancanza di speranza nel futuro che l’idea stessa di ricostruzione, rinascita, portava con sé), riguarda in primo luogo quale tipo di economia, di sviluppo sociale e qualità ambientale essa voglia per i propri cittadini; in secondo luogo come affrontare, per vincere, la sfida della modernizzazione sociale imposta dal tracollo del liberismo, o meglio, dei sistemi economici a liberalizzazione forzata dei mercati, soprattutto finanziari, delle strutture sociali e dei sistemi di welfare, delle tutele ambientali e della salute (compresa quella alimentare), tenendo presente che, ovviamente, tra le due questioni esiste una stretta correlazione.
Una strategia valida può essere la scelta della qualità, cioè il cambiamento qualitativo: dell’ambiente, del lavoro, del sociale e dell’economia locale. Le ragioni di questa scelta stanno, da una parte, nel riferimento alla qualità della vita in regioni come la Toscana e, dall’altra, nella caducità del concetto di sviluppo e l’illusorietà di quello di crescita.
Il cambiamento qualitativo ha, invece, come paradigma l’abbandono del razionalismo economico basato sulla pulsione egoistica individuale, in quanto è essa che spinge l’economia alla crescita continua della produzione e dei consumi.
Perciò, l’individuazione di nuove basi per l’economia, propone un approccio trans-disciplinare al problema, confrontando la dimensione economica e sociale con quella biologica ed ecologica senza ridurre la dimensione ecologica a quell’economica, previo il chiarimento che Sviluppo Sostenibile consiste in una strategia di tipo economico, sociale e ambientale che fa dell’integrazione delle singole politiche l’asse fondamentale (in una visione sistemica che comporta l’esistenza di meccanismi d’autocorrezione o retroazione); ciò ne costituisce, indiscutibilmente, anche l’aspetto più valido.
martedì 21 aprile 2009
giovedì 9 aprile 2009
Sequestrata azienda abusiva tessile a Brescia
Ecco la fabbrica dei cinesi. AbusivaIN VIA SAN ZENO. Una trentina di asiatici, per la metà irregolari, costretti a lavorare giorno e notte per produrre abbigliamento per conosciute aziende
gruppo "salviamo il tessile" su facebook
Si tratta del laboratorio più grande scoperto finora in città Rolfi: «Troppi clandestini. Necessario un centro a Brescia» 08/04/2009 e-mail print
A Una panoramica del laboratorio tessile scoperto ieri mattina alla periferia sud di Brescia dalla polizia locale. All’interno, adulti (clandestini), ma anche due bambini FOTOLIVE Brescia. Vivono come topi uno accanto all'altro, facendo a gara a chi lavora di più. A chi regge più ore davanti a una macchina per cucire che sforna uno dopo l'altro pantaloni e camicie.
Il settore notte è a pochi metri dal laboratorio, dove i polverosi e rumorosi macchinari rimangono attivi 24 ore su 24 e dove la luce non si spegne mai. Camerette alla buona. Materassi per terra, cartoni come mobili. Ci si fa da mangiare usando fornellini da campeggio o fornelli legati a bombole del gas, con tubature di fortuna. L'intimità? É garantita da pareti in cartone che fungono da divisorie. In pochi metri vivono a decine e si alternano al lavoro. Schiavi del terzo millennio. Lavoratori invisibili, perché clandestini che spesso nessuno vede o preferisce non vedere. Sono cinesi, lavorano per ditte italiane a pochi euro all'ora.
IERI MATTINA quattordici agenti della polizia locale, guidati dal comandante Roberto Novelli hanno fatto irruzione in via San Zeno 234, a poca distanza dal termoutilizzatore. Un laboratorio gestito da un cinese. Attivo da tempo, troppo tempo, ma nessuno se ne è mai accorto o lo ha segnalato. Tutto attorno telecamere per individuare estranei. In caso di allarme sarebbero stati nascosti i clandestini, più della metà degli operai presenti ieri.
IL BLITZ è riuscito. I vigili hanno trovato 24 cinesi nel capannone, ma molti di più - stando ai posti letto e alle macchine per cucire - lo utilizzavano. Tra i cinesi anche due bambini, figli di operai. Quattordici i cinesi irregolari; per loro scatterà l'espulsione, che molto probabilmente resterà sulla carta: rimarranno in Italia da clandestini e troveranno lavoro in un altro capannone tessile. La mafia cinese, ben radicata anche a Brescia, ha in mano il mercato della mano d'opera e tiene i contatti con chi ha bisogno di prodotti finiti, fatti bene e a buon mercato. Il titolare, un cinese residente ad Ascoli, in regola con i permessi, è stato denunciato per sfruttamento della mano d'opera clandestina.
Il capannone è stato sigillato; ora si cerca il proprietario, un bresciano che si trova a Santo Domingo. Non si era accorto di nulla, ma pare che il contratto d'affitto non sia in regola. L'uomo rischia la confisca dello stabile, come vuole la legge.
ANCHE FABIO ROLFI, a nome dell'Amministrazione comunale, ieri mattina era in via San Zeno. «Un ottimo intervento della polizia locale che ha sviluppato una segnalazione dei cittadini - ha affermato -. È stato scoperto il più grande laboratorio attivo a Brescia. Accertamenti sono in corso per stabilire le responsabilità e sapere per chi lavoravano questi cinesi». Sono state trovate diverse etichette di varie marche. Da accertare se si tratti di lavoro per conto terzi o di griffes false. Certo è che il businness legato ai capannoni tessili cinesi è ingente anche in tempi di crisi. Il vicesindaco Fabio Rolfi ha aggiunto che «massima è l'attenzione alle istanze dei cittadini» e «c'è volontà di perseguire con fermezza e determinazione ogni forma di supporto alla clandestinità e sfruttamento della medesima».
Alla domanda su che fine faranno i cinesi clandestini, Rolfi ha risposto: «Chi potrà essere espulso lo sarà. Per risolvere il problema dell'illegalità e della clandestinità serve con urgenza a Brescia un centro di accoglienza. Lo faremo», ha detto. Aggiungendo: «Non fatemi anticipare altro».
Franco Mondini
gruppo "salviamo il tessile" su facebook
Si tratta del laboratorio più grande scoperto finora in città Rolfi: «Troppi clandestini. Necessario un centro a Brescia» 08/04/2009 e-mail print
A Una panoramica del laboratorio tessile scoperto ieri mattina alla periferia sud di Brescia dalla polizia locale. All’interno, adulti (clandestini), ma anche due bambini FOTOLIVE Brescia. Vivono come topi uno accanto all'altro, facendo a gara a chi lavora di più. A chi regge più ore davanti a una macchina per cucire che sforna uno dopo l'altro pantaloni e camicie.
Il settore notte è a pochi metri dal laboratorio, dove i polverosi e rumorosi macchinari rimangono attivi 24 ore su 24 e dove la luce non si spegne mai. Camerette alla buona. Materassi per terra, cartoni come mobili. Ci si fa da mangiare usando fornellini da campeggio o fornelli legati a bombole del gas, con tubature di fortuna. L'intimità? É garantita da pareti in cartone che fungono da divisorie. In pochi metri vivono a decine e si alternano al lavoro. Schiavi del terzo millennio. Lavoratori invisibili, perché clandestini che spesso nessuno vede o preferisce non vedere. Sono cinesi, lavorano per ditte italiane a pochi euro all'ora.
IERI MATTINA quattordici agenti della polizia locale, guidati dal comandante Roberto Novelli hanno fatto irruzione in via San Zeno 234, a poca distanza dal termoutilizzatore. Un laboratorio gestito da un cinese. Attivo da tempo, troppo tempo, ma nessuno se ne è mai accorto o lo ha segnalato. Tutto attorno telecamere per individuare estranei. In caso di allarme sarebbero stati nascosti i clandestini, più della metà degli operai presenti ieri.
IL BLITZ è riuscito. I vigili hanno trovato 24 cinesi nel capannone, ma molti di più - stando ai posti letto e alle macchine per cucire - lo utilizzavano. Tra i cinesi anche due bambini, figli di operai. Quattordici i cinesi irregolari; per loro scatterà l'espulsione, che molto probabilmente resterà sulla carta: rimarranno in Italia da clandestini e troveranno lavoro in un altro capannone tessile. La mafia cinese, ben radicata anche a Brescia, ha in mano il mercato della mano d'opera e tiene i contatti con chi ha bisogno di prodotti finiti, fatti bene e a buon mercato. Il titolare, un cinese residente ad Ascoli, in regola con i permessi, è stato denunciato per sfruttamento della mano d'opera clandestina.
Il capannone è stato sigillato; ora si cerca il proprietario, un bresciano che si trova a Santo Domingo. Non si era accorto di nulla, ma pare che il contratto d'affitto non sia in regola. L'uomo rischia la confisca dello stabile, come vuole la legge.
ANCHE FABIO ROLFI, a nome dell'Amministrazione comunale, ieri mattina era in via San Zeno. «Un ottimo intervento della polizia locale che ha sviluppato una segnalazione dei cittadini - ha affermato -. È stato scoperto il più grande laboratorio attivo a Brescia. Accertamenti sono in corso per stabilire le responsabilità e sapere per chi lavoravano questi cinesi». Sono state trovate diverse etichette di varie marche. Da accertare se si tratti di lavoro per conto terzi o di griffes false. Certo è che il businness legato ai capannoni tessili cinesi è ingente anche in tempi di crisi. Il vicesindaco Fabio Rolfi ha aggiunto che «massima è l'attenzione alle istanze dei cittadini» e «c'è volontà di perseguire con fermezza e determinazione ogni forma di supporto alla clandestinità e sfruttamento della medesima».
Alla domanda su che fine faranno i cinesi clandestini, Rolfi ha risposto: «Chi potrà essere espulso lo sarà. Per risolvere il problema dell'illegalità e della clandestinità serve con urgenza a Brescia un centro di accoglienza. Lo faremo», ha detto. Aggiungendo: «Non fatemi anticipare altro».
Franco Mondini
martedì 7 aprile 2009
Niente aiuti per Prato
gruppo facebook Salviamo il tessile
Il grido d'aiuto lanciato dal tessile di Prato con la grande manifestazione del 28 febbraio scorso ottomila persone in strada sotto uno striscione lungo un chilometro con lo slogan «Prato non deve chiudere» – è servito ad attirare l'attenzione del governo nazionale e regionale e dei media. Ora il distretto diventato il simbolo del rischio di deindustrializzazione del Paese chiede alla politica di fare in fretta, perché la crisi si sta aggravando. «In queste due settimane di tavoli se ne sono aperti molti – sottolinea Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese – ma per concretizzare le nostre richieste c'è ancora strada da fare. Intanto le aziende soffrono ogni giorno di più».
I primi dati sul 2009 sono allarmanti. Gli ordini scarseggiano e la chiusura delle aziende accelera. Tra gennaio e febbraio sono finiti in mobilità 539 lavoratori (+24,4% sullo stesso periodo 2008). Nel solo mese di febbraio le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps sono aumentate del 368% per quella ordinaria (22mila ore in più rispetto a febbraio 2008) e del 225% per quella straordinaria (75mila ore in più). Prato attende con apprensione la ripartizione dei soldi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal Governo (10 milioni assegnati per ora alla Toscana), che dovrebbero tamponare l'emergenza occupazione.
«Quei soldi sono un segnale positivo ma non sufficiente – dice il presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli, coordinatore del tavolo di distretto a cui siedono istituzioni, categorie economiche e forze sociali –. C'è bisogno di maggiori risorse, così come è necessario sciogliere al più presto il nodo, tuttora irrisolto, dell'accesso al credito, che è fondamentale per salvare le aziende e resta l'altro obiettivo della nostra mobilitazione collettiva».
Il fondo di garanzia creato dalla Regione (vedi articolo sotto) soddisfa parzialmente il distretto di Prato. «Quei fondi sono di difficile accesso per le imprese, serve un provvedimento statale che permetta di superare i rigidi vincoli di Basilea 2», sostiene Logli. «E occorre trovare il modo per lasciare all'interno delle aziende la liquidità necessaria per superare questa fase di crisi, posticipando i pagamenti al governo nazionale e regionale», rincara la dose Marini, che nelle settimane scorse ha proposto la sospensione del versamento dell'Irap, e che due giorni fa ha chiesto sostegno alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella battaglia a difesa delle Pmi.
La lunga crisi del tessile – che dal 2001 al 2008 a Prato ha spazzato via duemila imprese e 10mila posti di lavoro, con la perdita di 1,5 miliardi di fatturato, di cui oltre un miliardo all'export – senza interventi immediati rischia di dare il colpo mortale a uno dei distretti industriali più importanti d'Europa. «Il pericolo è di veder sparire anelli della filiera tessile fondamentali per la moda made in Italy – aggiunge Marini – per questo bisogna intervenire in fretta e non basta il credito ordinario: serve il consolidamento del debito e, soprattutto, occorre mantenere la liquidità nelle aziende».
Le richieste saranno ribadite oggi al ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, a Prato per incontrare il tavolo di distretto, e il prossimo 25 marzo nell'audizione con la commissione Attività produttive della Camera. «L'attenzione del Governo è un grande risultato ottenuto insieme, per la prima volta, dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali della città – dice Logli – ora bisogna passare ai fatti. Ci conforta che molte delle nostre richieste siano uguali a quelle avanzate a livello nazionale da Confindustria e sindacati».
La battaglia per salvare il tessile ha perfino messo in secondo piano l'altra grande battaglia che Prato dice di voler giocare con Roma: quella per debellare la dilagante illegalità delle 4.000 aziende cinesi (+12% nel 2008), che in pochi anni hanno creato un distretto "parallelo" con un giro d'affari di due miliardi di euro.
18 marzo 2009
Il grido d'aiuto lanciato dal tessile di Prato con la grande manifestazione del 28 febbraio scorso ottomila persone in strada sotto uno striscione lungo un chilometro con lo slogan «Prato non deve chiudere» – è servito ad attirare l'attenzione del governo nazionale e regionale e dei media. Ora il distretto diventato il simbolo del rischio di deindustrializzazione del Paese chiede alla politica di fare in fretta, perché la crisi si sta aggravando. «In queste due settimane di tavoli se ne sono aperti molti – sottolinea Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese – ma per concretizzare le nostre richieste c'è ancora strada da fare. Intanto le aziende soffrono ogni giorno di più».
I primi dati sul 2009 sono allarmanti. Gli ordini scarseggiano e la chiusura delle aziende accelera. Tra gennaio e febbraio sono finiti in mobilità 539 lavoratori (+24,4% sullo stesso periodo 2008). Nel solo mese di febbraio le ore di cassa integrazione autorizzate dall'Inps sono aumentate del 368% per quella ordinaria (22mila ore in più rispetto a febbraio 2008) e del 225% per quella straordinaria (75mila ore in più). Prato attende con apprensione la ripartizione dei soldi per gli ammortizzatori sociali stanziati dal Governo (10 milioni assegnati per ora alla Toscana), che dovrebbero tamponare l'emergenza occupazione.
«Quei soldi sono un segnale positivo ma non sufficiente – dice il presidente della Provincia di Prato, Massimo Logli, coordinatore del tavolo di distretto a cui siedono istituzioni, categorie economiche e forze sociali –. C'è bisogno di maggiori risorse, così come è necessario sciogliere al più presto il nodo, tuttora irrisolto, dell'accesso al credito, che è fondamentale per salvare le aziende e resta l'altro obiettivo della nostra mobilitazione collettiva».
Il fondo di garanzia creato dalla Regione (vedi articolo sotto) soddisfa parzialmente il distretto di Prato. «Quei fondi sono di difficile accesso per le imprese, serve un provvedimento statale che permetta di superare i rigidi vincoli di Basilea 2», sostiene Logli. «E occorre trovare il modo per lasciare all'interno delle aziende la liquidità necessaria per superare questa fase di crisi, posticipando i pagamenti al governo nazionale e regionale», rincara la dose Marini, che nelle settimane scorse ha proposto la sospensione del versamento dell'Irap, e che due giorni fa ha chiesto sostegno alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nella battaglia a difesa delle Pmi.
La lunga crisi del tessile – che dal 2001 al 2008 a Prato ha spazzato via duemila imprese e 10mila posti di lavoro, con la perdita di 1,5 miliardi di fatturato, di cui oltre un miliardo all'export – senza interventi immediati rischia di dare il colpo mortale a uno dei distretti industriali più importanti d'Europa. «Il pericolo è di veder sparire anelli della filiera tessile fondamentali per la moda made in Italy – aggiunge Marini – per questo bisogna intervenire in fretta e non basta il credito ordinario: serve il consolidamento del debito e, soprattutto, occorre mantenere la liquidità nelle aziende».
Le richieste saranno ribadite oggi al ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, a Prato per incontrare il tavolo di distretto, e il prossimo 25 marzo nell'audizione con la commissione Attività produttive della Camera. «L'attenzione del Governo è un grande risultato ottenuto insieme, per la prima volta, dalle istituzioni e dalle forze economiche e sociali della città – dice Logli – ora bisogna passare ai fatti. Ci conforta che molte delle nostre richieste siano uguali a quelle avanzate a livello nazionale da Confindustria e sindacati».
La battaglia per salvare il tessile ha perfino messo in secondo piano l'altra grande battaglia che Prato dice di voler giocare con Roma: quella per debellare la dilagante illegalità delle 4.000 aziende cinesi (+12% nel 2008), che in pochi anni hanno creato un distretto "parallelo" con un giro d'affari di due miliardi di euro.
18 marzo 2009
mercoledì 1 aprile 2009
Differenza fra Grande Debito e Piccolo Debito
Gruppo salviamo il tessile su facebook
Da alcuni anni assistiamo in Italia ad un generale impoverimento (indebitamento) delle aziende e se per ragioni “politiche” le grandi aziende sopravvivono, per le piccole aziende la cosa si fa molto seria.
La grande azienda in difficoltà avendo un grande debito nei confronti delle banche aggiusta, consigliata dai commercialisti in accordo con le banche, il problema nella seguente maniera:
a) Congela il debito contratto verso i fornitori che di norma sono chirografari, li convince pagando le nuove commesse in maniera che ci sia una continuità di forniture e non interrompere il processo produttivo
b) Cerca un finanziamento verso istituti bancari che essendo debitori della stessa lo concedono in cambio di garanzie personali da parte dei soci , amministratori e chi è disposto a concedere garanzia (avallo).
La piccola azienda avendo un debito piccolo nei confronti delle banche per lo piu’ garantito da beni personali tramite le fideiussioni,se si trova anche in momentanea difficoltà, non potendo “rientrare” viene fatta chiudere .
Ovviamente dal punto di vista politico Grossa Azienda = tanti dipendenti , equazione che fa pendere, anche in questo caso , la bilancia da una parte.
Dal 1990 sono stato in contatto con centinaia di aziende tessili e mai come oggi la crisi è palpabile.
Ovviamente quello che sto per descrivere ricalca quello che è successo a Prato, ma sono certo, con le dovute differenze, è riscontrabile anche in altre piccole imprese.
Blitz dei Carabinieri in un laboratorio tessile cinese a Grumello del Monte, in provincia di
Bergamo. All’interno dello stabilimento i militari hanno sorpreso sei immigrati cinesi irregolari che, dopo il lavoro, mangiavano e dormivano nell’azienda, in un locale adibito ad abitazione, con un tinello e dei giacigli di fortuna. Tre di loro sono stati arrestati poiche’ gia’ destinatari di un precedente decreto di espulsione. Sono una donna di 44 anni e
due uomini di 29 e 43 anni. Il titolare del laboratorio, un cinese di 33 anni residente a Castelli Calepio, e’ stato denunciato in stato di liberta’ per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera clandestina. Lo stabilimento e’ stato sequestrato.
Maria Emma Galbassini
Da alcuni anni assistiamo in Italia ad un generale impoverimento (indebitamento) delle aziende e se per ragioni “politiche” le grandi aziende sopravvivono, per le piccole aziende la cosa si fa molto seria.
La grande azienda in difficoltà avendo un grande debito nei confronti delle banche aggiusta, consigliata dai commercialisti in accordo con le banche, il problema nella seguente maniera:
a) Congela il debito contratto verso i fornitori che di norma sono chirografari, li convince pagando le nuove commesse in maniera che ci sia una continuità di forniture e non interrompere il processo produttivo
b) Cerca un finanziamento verso istituti bancari che essendo debitori della stessa lo concedono in cambio di garanzie personali da parte dei soci , amministratori e chi è disposto a concedere garanzia (avallo).
La piccola azienda avendo un debito piccolo nei confronti delle banche per lo piu’ garantito da beni personali tramite le fideiussioni,se si trova anche in momentanea difficoltà, non potendo “rientrare” viene fatta chiudere .
Ovviamente dal punto di vista politico Grossa Azienda = tanti dipendenti , equazione che fa pendere, anche in questo caso , la bilancia da una parte.
Dal 1990 sono stato in contatto con centinaia di aziende tessili e mai come oggi la crisi è palpabile.
Ovviamente quello che sto per descrivere ricalca quello che è successo a Prato, ma sono certo, con le dovute differenze, è riscontrabile anche in altre piccole imprese.
NOTIZIA DEL GIORNOBERGAMO, martedì 31 marzo 2009
Blitz dei Carabinieri in un laboratorio tessile cinese a Grumello del Monte, in provincia di
Bergamo. All’interno dello stabilimento i militari hanno sorpreso sei immigrati cinesi irregolari che, dopo il lavoro, mangiavano e dormivano nell’azienda, in un locale adibito ad abitazione, con un tinello e dei giacigli di fortuna. Tre di loro sono stati arrestati poiche’ gia’ destinatari di un precedente decreto di espulsione. Sono una donna di 44 anni e
due uomini di 29 e 43 anni. Il titolare del laboratorio, un cinese di 33 anni residente a Castelli Calepio, e’ stato denunciato in stato di liberta’ per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera clandestina. Lo stabilimento e’ stato sequestrato.
Maria Emma Galbassini
lunedì 30 marzo 2009
Crisi tessile in Basilicata
Salviamo il tessile su facebook : http://www.facebook.com/group.php?
Settimana cruciale per il futuro del settore tessile nel Sannio. Domani pomeriggio a Napoli il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, incontrerà l’assessore regionale al Lavoro, Corrado Gabriele, per discutere sulla cassa integrazione per i lavoratori di Airola e San Marco dei Cavoti. Mercoledì 1° aprile a Roma, invece, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, sono stati convocati gli attori e i soggetti istituzionali del comparto tessile della provincia di Benevento per un incontro sul Contratto d’area di Airola sottoscritto nel 1999.
“La Provincia di Benevento - affermato il presidente Cimitile - sostiene con molta convinzione e la più ampia solidarietà la lotta dei lavoratori del comparto tessile sannita per la rilevanza eccezionale del problema sociale che la crisi produttiva attuale innesca nel corpo civile e che peraltro supera anche i confini territoriali amministrativi.
La gravità in cui versa il comparto tessile sannita, in questi mesi, ha mobilitato le Istituzioni locali, la Regione e il Governo centrale per la ricerca di soluzioni strategiche alla caduta delle commesse e per la mobilitazione degli ammortizzatori sociali: la Provincia di Benevento è stata in prima linea in questa vicenda offrendo il proprio contributo di idee istituendo il Tavolo inter-istituzionale.
L’augurio che formuliamo è quello che da questa due giorni di incontri, e cioè dalla sinergia con Regione e Ministero dell’Economia, possano emergere elementi per una visione di prospettiva che consente sia la salvaguardia dei posti di lavoro che lo sviluppo”.
Salviamo il tessile su facebook : http://www.facebook.com/group.php?gid=90584155280
commenti:
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.
Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.
Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?
La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.
Non se ne deve fare una lotto razziale ma una lotta per la legalità!
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Post n. 2
Sandra Mazzatosta ha scrittoil 25 marzo 2009 alle 23.43
Io sono una rammendina di rifinizione da 20 anni circa,presumibilmente e auspicacemente in cassa integrazione ,ho lavorato per tutti questi anni al lanificio fedora dopo un 'estenuante e snervante trattativa ci hanno liquidato a questo impietoso destino,ma a parte questo,non credo che dobbiamo dare la colpa ai cinesi,in fondo loro hanno trovato aperte tutte le porte,di questa crisi,che non è esplosa in questi anni,ma il problema nasce da molto piu' lontano.Credo fermamente che parecchie colpe vadano agli industriali pratesi che si sono sempre fatti la guerra tra di loro,a suon di scarsissima produzione,a scapito del prodotto tessile pratese ,che fino a 10/15 anni fa era ancora abbastanza valido.Forse era il caso allora che dovevano mettersi tutti intorno a un tavolino e parlare di tutela del prodotto,magari facendo un consorzio ,come è avvenuto per tutti i prodotti di alto pregio.Invece non hanno voluto tutelare " l'oro di Prato" ma solo i loro portafogli,poi non contenti hanno delocalizzato le loro ditte a destra e a manca,invece di avere il coraggio di investire nel futuro loro in primis e di quello di tante famiglie locali ( che dovevano e devono vivere ora sopravvivere)come poche persone intelligenti e coraggiosi e meritocratici hanno saputo e sanno fare, cosi' su due piedi mi viene in mente un ragazzo che conosco bene si chiama Marco Santi che insieme al gruppo Mazzi delle Nuove Fibre sta mettendoci faccia,soldi,competenza ,coraggio ,ma sopratutto tanta fiducia per migliorare lo stato delle cose,perche' sta facendo acqua da tutte le parti.Poi cerdo che la colpa vada cercata nel mondo politico pratese e regionale che mi sembra molto irreale,proprio come un pinquino su Marte,con tutti i nessi e connessi,poco presenti se non quando erano vicine le elezioni.Questo è il mio pensiero la prospettiva vista da una donna estranea e ignorante,ma che ha dato tanto per la sua ditta e che si è fatta un discreto "culo" ,mi scuso per l'espressione poco aulica ,ma rende di più l'idea.Adesso mi piacerebbe sapere come intendono risolvere il problema,dove andremo (i disoccupati chiaramente) a lavorare ,cosaandremo a fare,ma sopratutto dove andremo a mangiare?????? Secondo me ,un bell'esame di coscienza se lo dovrebbero fare in molti,ma sopratutto vergognarsi di come hanno ridotto Prato,penosi spettatori...E da queste rovine mi auguro che si ritrovi la forza ,la voglia,il coraggio di riemergere,perchè ormai abbiamo toccato il fondo....e mi piacerebbe che nascessero tanti Marco Santi da cui molti dovrebbero prendere esempio....
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Post n. 3
Hai scrittoil 27 marzo 2009 alle 8.21
La mia proposta è quella di creare un sistema in cui tutta la filiera pratese è salvaguardata, le persone di cui parli saranno sicuramente brave persone ma sono state tra coloro che hanno rifinito e lavorato tessuti provenienti da paesi esteri , li hanno rifiniti e venduti come prodotto made in Italy.
Questa cosa è certamente legale ma vorrei farti capire che le tessiture,le filature di cardato sono tutte rimaste fuori da questo meccanismo perverso per cui "bisogna rimanere sul mercato".
Se il mercato è malato bisogna ripartire da zero e permettere alla gente di potersi comprare dei prodotti di qualità che la gente mica è scema !
Se potesse non lo comprerebbe il prodotto cinese, lo vede da 2 km di distanza la differenza: la verità è che non se lo puo' permettere.
Investire sul territorio significa ricreare la comunità senza divisioni tra imprenditori,artigiani e dipendenti perchè mai come ora sono stati nella merda allo stesso modo !
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Post n. 4
Sandra Mazzatosta ha scrittoil 27 marzo 2009 alle 21.39
hai perfettamente ragione ,ma le menti di persone cosi' incapaci di capire che far capitolare il prodotto del tessile completo dal filo alla pezza finita,andrebbero resettate e installate da capo,sopratutto quelle persone che hanno iniziato questo processo di regresso,è chiaro che la gente non si puo' permettere un prodotto qualitativamente migliore rispetto a quello cinese o di altri paesi,ma mi chiedo come mai chi produceva tessuti non si accontentava di guadagnare un po' meno ,ma guadagnare tutti?E la politica perchè è stata a guardare senza muovere boccino,quanti interessi oscuri alle spalle della gente che credeva in un futuro?Probabilmente pero'bisognerebbe prendere esempio da sarkozi che spinge la gente a essere piu' nazionalisti a consumare meno prodotti stranieri e salvaguardare i nostri prodotti di qualita' anche a scapito della globalizzazione,solo cosi'forse arriveremo a meta' dell'opera,l'altra meta' dovremmo essere tutti piu' onesti e umili e fare un grosso lavoro mentale,cosa che vedo molto dura......
Le persone e la persona a cui mi sono ispirata è una persona che sta buttando tantissimi soldi per dei macchinari piu' all'avanguardia,per fare anche dei prodotti alternativi ma sempre di elevata qualita',non so se filera' tutto liscio,ma certamente sta provando a cambiare le cose e sta facendo lavorare gli italiani cosa che in altre rifinizioni non succede perchè molti sono extracomunitari ,insomma roma non si è fatta in un giorno,ma se non si comincia da qualcosa......
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Settimana cruciale per il futuro del settore tessile nel Sannio. Domani pomeriggio a Napoli il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, incontrerà l’assessore regionale al Lavoro, Corrado Gabriele, per discutere sulla cassa integrazione per i lavoratori di Airola e San Marco dei Cavoti. Mercoledì 1° aprile a Roma, invece, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, sono stati convocati gli attori e i soggetti istituzionali del comparto tessile della provincia di Benevento per un incontro sul Contratto d’area di Airola sottoscritto nel 1999.
“La Provincia di Benevento - affermato il presidente Cimitile - sostiene con molta convinzione e la più ampia solidarietà la lotta dei lavoratori del comparto tessile sannita per la rilevanza eccezionale del problema sociale che la crisi produttiva attuale innesca nel corpo civile e che peraltro supera anche i confini territoriali amministrativi.
La gravità in cui versa il comparto tessile sannita, in questi mesi, ha mobilitato le Istituzioni locali, la Regione e il Governo centrale per la ricerca di soluzioni strategiche alla caduta delle commesse e per la mobilitazione degli ammortizzatori sociali: la Provincia di Benevento è stata in prima linea in questa vicenda offrendo il proprio contributo di idee istituendo il Tavolo inter-istituzionale.
L’augurio che formuliamo è quello che da questa due giorni di incontri, e cioè dalla sinergia con Regione e Ministero dell’Economia, possano emergere elementi per una visione di prospettiva che consente sia la salvaguardia dei posti di lavoro che lo sviluppo”.
Salviamo il tessile su facebook : http://www.facebook.com/group.php?gid=90584155280
commenti:
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.
Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.
Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?
La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.
Non se ne deve fare una lotto razziale ma una lotta per la legalità!
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Post n. 2
Sandra Mazzatosta ha scrittoil 25 marzo 2009 alle 23.43
Io sono una rammendina di rifinizione da 20 anni circa,presumibilmente e auspicacemente in cassa integrazione ,ho lavorato per tutti questi anni al lanificio fedora dopo un 'estenuante e snervante trattativa ci hanno liquidato a questo impietoso destino,ma a parte questo,non credo che dobbiamo dare la colpa ai cinesi,in fondo loro hanno trovato aperte tutte le porte,di questa crisi,che non è esplosa in questi anni,ma il problema nasce da molto piu' lontano.Credo fermamente che parecchie colpe vadano agli industriali pratesi che si sono sempre fatti la guerra tra di loro,a suon di scarsissima produzione,a scapito del prodotto tessile pratese ,che fino a 10/15 anni fa era ancora abbastanza valido.Forse era il caso allora che dovevano mettersi tutti intorno a un tavolino e parlare di tutela del prodotto,magari facendo un consorzio ,come è avvenuto per tutti i prodotti di alto pregio.Invece non hanno voluto tutelare " l'oro di Prato" ma solo i loro portafogli,poi non contenti hanno delocalizzato le loro ditte a destra e a manca,invece di avere il coraggio di investire nel futuro loro in primis e di quello di tante famiglie locali ( che dovevano e devono vivere ora sopravvivere)come poche persone intelligenti e coraggiosi e meritocratici hanno saputo e sanno fare, cosi' su due piedi mi viene in mente un ragazzo che conosco bene si chiama Marco Santi che insieme al gruppo Mazzi delle Nuove Fibre sta mettendoci faccia,soldi,competenza ,coraggio ,ma sopratutto tanta fiducia per migliorare lo stato delle cose,perche' sta facendo acqua da tutte le parti.Poi cerdo che la colpa vada cercata nel mondo politico pratese e regionale che mi sembra molto irreale,proprio come un pinquino su Marte,con tutti i nessi e connessi,poco presenti se non quando erano vicine le elezioni.Questo è il mio pensiero la prospettiva vista da una donna estranea e ignorante,ma che ha dato tanto per la sua ditta e che si è fatta un discreto "culo" ,mi scuso per l'espressione poco aulica ,ma rende di più l'idea.Adesso mi piacerebbe sapere come intendono risolvere il problema,dove andremo (i disoccupati chiaramente) a lavorare ,cosaandremo a fare,ma sopratutto dove andremo a mangiare?????? Secondo me ,un bell'esame di coscienza se lo dovrebbero fare in molti,ma sopratutto vergognarsi di come hanno ridotto Prato,penosi spettatori...E da queste rovine mi auguro che si ritrovi la forza ,la voglia,il coraggio di riemergere,perchè ormai abbiamo toccato il fondo....e mi piacerebbe che nascessero tanti Marco Santi da cui molti dovrebbero prendere esempio....
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Post n. 3
Hai scrittoil 27 marzo 2009 alle 8.21
La mia proposta è quella di creare un sistema in cui tutta la filiera pratese è salvaguardata, le persone di cui parli saranno sicuramente brave persone ma sono state tra coloro che hanno rifinito e lavorato tessuti provenienti da paesi esteri , li hanno rifiniti e venduti come prodotto made in Italy.
Questa cosa è certamente legale ma vorrei farti capire che le tessiture,le filature di cardato sono tutte rimaste fuori da questo meccanismo perverso per cui "bisogna rimanere sul mercato".
Se il mercato è malato bisogna ripartire da zero e permettere alla gente di potersi comprare dei prodotti di qualità che la gente mica è scema !
Se potesse non lo comprerebbe il prodotto cinese, lo vede da 2 km di distanza la differenza: la verità è che non se lo puo' permettere.
Investire sul territorio significa ricreare la comunità senza divisioni tra imprenditori,artigiani e dipendenti perchè mai come ora sono stati nella merda allo stesso modo !
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Post n. 4
Sandra Mazzatosta ha scrittoil 27 marzo 2009 alle 21.39
hai perfettamente ragione ,ma le menti di persone cosi' incapaci di capire che far capitolare il prodotto del tessile completo dal filo alla pezza finita,andrebbero resettate e installate da capo,sopratutto quelle persone che hanno iniziato questo processo di regresso,è chiaro che la gente non si puo' permettere un prodotto qualitativamente migliore rispetto a quello cinese o di altri paesi,ma mi chiedo come mai chi produceva tessuti non si accontentava di guadagnare un po' meno ,ma guadagnare tutti?E la politica perchè è stata a guardare senza muovere boccino,quanti interessi oscuri alle spalle della gente che credeva in un futuro?Probabilmente pero'bisognerebbe prendere esempio da sarkozi che spinge la gente a essere piu' nazionalisti a consumare meno prodotti stranieri e salvaguardare i nostri prodotti di qualita' anche a scapito della globalizzazione,solo cosi'forse arriveremo a meta' dell'opera,l'altra meta' dovremmo essere tutti piu' onesti e umili e fare un grosso lavoro mentale,cosa che vedo molto dura......
Le persone e la persona a cui mi sono ispirata è una persona che sta buttando tantissimi soldi per dei macchinari piu' all'avanguardia,per fare anche dei prodotti alternativi ma sempre di elevata qualita',non so se filera' tutto liscio,ma certamente sta provando a cambiare le cose e sta facendo lavorare gli italiani cosa che in altre rifinizioni non succede perchè molti sono extracomunitari ,insomma roma non si è fatta in un giorno,ma se non si comincia da qualcosa......
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Progetto Sostes- Regione Lombardia
Progetto SOSTES innovazione e sostegno al capitale umano prioritariamente nel settore tessile-abbigliamento
Tipologia di Progetto
Il Progetto avrà per oggetto la realizzazione di iniziative previste dalla Misura D1-D3-D4 del POR 2000-2006 Ob. 3 FSE, della Regione Lombardia per azioni di sostegno ed innovazione per le imprese lombarde, con particolare attenzione alle PMI della filiera del tessile- abbigliamento.
Il Progetto SOSTES è inserito all’interno delle iniziative dell’AdP Competitività Asse 1-Innovazione, che vede la collaborazione di Regione Lombardia, Camere di Commercio lombarde e Unioncamere Lombardia.
Finalità
Il Progetto SOSTES ha la finalità di sostenere con azioni immediate e di veloce applicazione, ma con effetti a lungo termine, lo sviluppo di soluzioni innovative proposte dalle imprese lombarde, attraverso la qualificazione del “fattore umano” inteso come variabile strategica di crescita imprenditoriale e per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali.
Destinatari
- PMI secondo la definizione dell’UE con meno di 250 dipendenti (con particolare riguardo alle imprese della filiera del tessile- abbigliamento)
- Imprese artigiane (con particolare riguardo alle imprese della filiera del tessile - abbigliamento)
- Micro e piccole imprese, secondo la definizione dell’UE con meno di 50 dipendenti ed appartenenti al commercio al dettaglio del tessile-abbigliamento, anche di nuova costituzione
- Operatori del sistema della filiera del tessile - abbigliamento
- Titolari e dipendenti di PMI
Tipologie di Azioni
Il Progetto ha la finalità di integrare organicamente e potenziare le azioni che il sistema regionale attua per il sostegno delle imprese lombarde.
Pertanto le azioni realizzate all’interno del Progetto sono le seguenti:
AZIONI DA INCENTIVARE DIETRO PRESENTAZIONE DI PROGETTI DA PARTE DI OPERATORI TERZI (Azioni di Servizio)
A1: Azioni di supporto per l’innovazione del sistema manifatturiero (con particolare riguardo alle imprese della filiera del tessile-abbigliamento)
A2: Azioni di supporto per l’innovazione del sistema distributivo al dettaglio del settore del tessile-abbigliamento
A3: Azioni di promozione dell’innovazione ed aggregazione imprenditoriale per Operatori di sistema della filiera del tessile-abbigliamento.
AZIONI DA REALIZZARSI A CURA DEL SOGGETTO OPERATIVO
A4: Azioni di Sistema per l’animazione del territorio, l’informazione, l’orientamento, la formazione, l’assistenza e ricerca e studi
A5: Azione di attuazione e gestione del Progetto
A6: Azioni di supporto all’Internazionalizzazione ed Innovazione delle Imprese della filiera del tessile- abbigliamento lombarda.
Tempi di realizzazione
Febbraio – Giugno 2009: realizzazione delle attività progettuali.
Salviamo il Tessile su facebook
Commenti su facebook:
Antonio Gomes ha scritto
alle 2.16 di ieri
Gomes tessuti Srl che ha cambiato ragione sociale nel 2004 in base alla crisi del settore che iniziata di fatto nel 2001, dopo più di un secolo di vendita di tessuti all'ingrosso a Bari.
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Federico Materassi (Italy) ha scritto
alle 21.38 del 26 marzo 2009
si , ma facciamo veloce.................
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Bechi Claudio ha scritto
alle 21.38 del 26 marzo 2009
la moneta cinese deve assolutamente aumentare di valore (non esiste al mondo che una nazione che aumentata il pil del 10% l'anno e la moneta non si apprezzi) questo farebbe aumentare il potere di acquisto della classe media cinese con un aumento dei potenziali consumatori del made in italy.
indagini di mercato per capire che penetrazione di mercato,quali sono le aziende interessate e capire il fabbisogno mondiale del brend che si vuole produrre
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Giovanni Lanza ha scritto
alle 15.01 del 26 marzo 2009
noi non abbiamo il problema della concorrenza cinese ma della crisi economica che pare colpire per primi proprio i lavoratori del tessile.
Avete mai fatto caso che nei servizi televisivi quando si parla di crisi fanno vedere sempre donne che cuciono o che stendono teli al taglio, e quando parlano di ripresa industrie metalmeccaniche? Vorrà dire qualcosa no?
Eppure il tessile dovrebbe essere un vanto per l'Italia molto più di altri settori.
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Il Signa ha scritto
alle 12.38 del 26 marzo 2009
i commenti su questa bacheca verranno pubblicati su www.salviamoiltessile.blogspot.com appena scompaiono da questa prima pagina
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Silvia Dabizzi ha scritto
alle 12.35 del 26 marzo 2009
credo anch'io che l'unica strada percorribile sia la legalità.. se i cinesi sono qui, e hanno letteralmente invaso la nostra città, è perchè hanno fatto comodo a molti... dovremmo prima combattere il lavoro a nero, e i primi a farlo dovrebbero essere gli imprenditori... per ribaltare la situazione ci vuole un gesto eclatante, ci vuole coraggio e la voglia di rimettersi in discussione... e mi pare che agli imprenditori manchi la voglia di rimboccarsi le maniche...
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Alberto Santini ha scritto
alle 1.20 del 26 marzo 2009
Il tessile pratese si salva soltanto se tutti e dico tutti ci si unisce per un interesse comune che non può essere solo profitto ma la ricchezza di un intero distretto l'unico vero distretto in Italia....serve guardarsi dentro e riflettere: se i cinesi sono qui è perchè hanno fatto comodo a qualcuno che già ci lavorava, se sono qui e prolificano è perchè convengono a molte imprese pratesi sopratutto alle più illegali, finchè gli imprenditori, degni di questo nome continueranno a non prendere iniziative dirette tipo denuncie, notifiche, avranno sempre senso e saranno sempre più autorizzati i FURBONI....ma sopratutto se non si fa un patto Prato per Prato di correttezza, rispetto del tessuto sociale di cui Prato è composta e non smettono di preferire l'illegalità alla legaità e legittimità la stragrande maggioranza degli imprenditori pratesi, non si va da nessuna parte e siccome a nessun imprenditore importa " rigiocare 'i cacio vinto.." allora siamo persi
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Paolo Capecchi ha scritto
alle 23.16 del 25 marzo 2009
sto notando quanto agli industriali pratesi se cosi gli vogliamo chiamare , importi di Prato, in questo gruppo non ne individuo alcuno, non ci arrampichiamo sugli specchi dando la colpa ai cinesi nostrali, forse alla Cina si, oppure ai pratesi che sono andati la ad insegnare come fare , poi alle amministrazioni Comunali e Provinciali che sono corse a chiedere aiuto ai cinesi, per non parlare dell'amatissimo dei pratesi MR : MORTADELLA che hanno venduto la nostra anima e dignità......ORAMAI E' TARDIIIIIIIIIII , è inutile chiudere il recinto quando i buoi sono scappati.
IMPARIAMO A SOPRAVVIVERE E DAI CINESI NOSTRALI............
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Parigi Antonella ha scritto
alle 13.07 del 25 marzo 2009
vorrei dire che piu triste di cosi non si puo.e cmq l illegalita dei cinesi è cosi evidente che le istituzioni non gline po frega di meno..annozero!!ma io cero.sono del lanificio fedora ,e mi congratulo con il mio titolare,..bravo si bravo..xlui prato puo affondare.non ha la faccia.anzi MAI AVUTA.ragazzi facciamo una rivolta..i cinesi rompono,eccome se rompono.loro con un pugno di riso passano la girnata ma noi non ci potremmmo mai accontentare.da italiani manteniamo la ns dignita
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Emiliano Citarella (Italy) ha scritto
alle 22.36 del 24 marzo 2009
organizziamoci
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Alessandro Bonacchi Spippolo (Italy) ha scritto
alle 17.12 del 24 marzo 2009
1) controlli nelle aziende che lavorano sottoprezzo grazie allo sfruttamento del lavoro clandestino ed in nero, controlli sui committenti e controlli su sicurezza e lavoro nero a tutte le aziende. Particolare attenzione alle 4000 aziende cinesi o di esse committenti per sanare anni di non controlli degli enti preposti. Solo chi rispetta le regole deve stare sul mercato.
Per il resto condivido.
Tipologia di Progetto
Il Progetto avrà per oggetto la realizzazione di iniziative previste dalla Misura D1-D3-D4 del POR 2000-2006 Ob. 3 FSE, della Regione Lombardia per azioni di sostegno ed innovazione per le imprese lombarde, con particolare attenzione alle PMI della filiera del tessile- abbigliamento.
Il Progetto SOSTES è inserito all’interno delle iniziative dell’AdP Competitività Asse 1-Innovazione, che vede la collaborazione di Regione Lombardia, Camere di Commercio lombarde e Unioncamere Lombardia.
Finalità
Il Progetto SOSTES ha la finalità di sostenere con azioni immediate e di veloce applicazione, ma con effetti a lungo termine, lo sviluppo di soluzioni innovative proposte dalle imprese lombarde, attraverso la qualificazione del “fattore umano” inteso come variabile strategica di crescita imprenditoriale e per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali.
Destinatari
- PMI secondo la definizione dell’UE con meno di 250 dipendenti (con particolare riguardo alle imprese della filiera del tessile- abbigliamento)
- Imprese artigiane (con particolare riguardo alle imprese della filiera del tessile - abbigliamento)
- Micro e piccole imprese, secondo la definizione dell’UE con meno di 50 dipendenti ed appartenenti al commercio al dettaglio del tessile-abbigliamento, anche di nuova costituzione
- Operatori del sistema della filiera del tessile - abbigliamento
- Titolari e dipendenti di PMI
Tipologie di Azioni
Il Progetto ha la finalità di integrare organicamente e potenziare le azioni che il sistema regionale attua per il sostegno delle imprese lombarde.
Pertanto le azioni realizzate all’interno del Progetto sono le seguenti:
AZIONI DA INCENTIVARE DIETRO PRESENTAZIONE DI PROGETTI DA PARTE DI OPERATORI TERZI (Azioni di Servizio)
A1: Azioni di supporto per l’innovazione del sistema manifatturiero (con particolare riguardo alle imprese della filiera del tessile-abbigliamento)
A2: Azioni di supporto per l’innovazione del sistema distributivo al dettaglio del settore del tessile-abbigliamento
A3: Azioni di promozione dell’innovazione ed aggregazione imprenditoriale per Operatori di sistema della filiera del tessile-abbigliamento.
AZIONI DA REALIZZARSI A CURA DEL SOGGETTO OPERATIVO
A4: Azioni di Sistema per l’animazione del territorio, l’informazione, l’orientamento, la formazione, l’assistenza e ricerca e studi
A5: Azione di attuazione e gestione del Progetto
A6: Azioni di supporto all’Internazionalizzazione ed Innovazione delle Imprese della filiera del tessile- abbigliamento lombarda.
Tempi di realizzazione
Febbraio – Giugno 2009: realizzazione delle attività progettuali.
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Antonio Gomes ha scritto
alle 2.16 di ieri
Gomes tessuti Srl che ha cambiato ragione sociale nel 2004 in base alla crisi del settore che iniziata di fatto nel 2001, dopo più di un secolo di vendita di tessuti all'ingrosso a Bari.
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Federico Materassi (Italy) ha scritto
alle 21.38 del 26 marzo 2009
si , ma facciamo veloce.................
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Bechi Claudio ha scritto
alle 21.38 del 26 marzo 2009
la moneta cinese deve assolutamente aumentare di valore (non esiste al mondo che una nazione che aumentata il pil del 10% l'anno e la moneta non si apprezzi) questo farebbe aumentare il potere di acquisto della classe media cinese con un aumento dei potenziali consumatori del made in italy.
indagini di mercato per capire che penetrazione di mercato,quali sono le aziende interessate e capire il fabbisogno mondiale del brend che si vuole produrre
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Giovanni Lanza ha scritto
alle 15.01 del 26 marzo 2009
noi non abbiamo il problema della concorrenza cinese ma della crisi economica che pare colpire per primi proprio i lavoratori del tessile.
Avete mai fatto caso che nei servizi televisivi quando si parla di crisi fanno vedere sempre donne che cuciono o che stendono teli al taglio, e quando parlano di ripresa industrie metalmeccaniche? Vorrà dire qualcosa no?
Eppure il tessile dovrebbe essere un vanto per l'Italia molto più di altri settori.
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Il Signa ha scritto
alle 12.38 del 26 marzo 2009
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Silvia Dabizzi ha scritto
alle 12.35 del 26 marzo 2009
credo anch'io che l'unica strada percorribile sia la legalità.. se i cinesi sono qui, e hanno letteralmente invaso la nostra città, è perchè hanno fatto comodo a molti... dovremmo prima combattere il lavoro a nero, e i primi a farlo dovrebbero essere gli imprenditori... per ribaltare la situazione ci vuole un gesto eclatante, ci vuole coraggio e la voglia di rimettersi in discussione... e mi pare che agli imprenditori manchi la voglia di rimboccarsi le maniche...
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Alberto Santini ha scritto
alle 1.20 del 26 marzo 2009
Il tessile pratese si salva soltanto se tutti e dico tutti ci si unisce per un interesse comune che non può essere solo profitto ma la ricchezza di un intero distretto l'unico vero distretto in Italia....serve guardarsi dentro e riflettere: se i cinesi sono qui è perchè hanno fatto comodo a qualcuno che già ci lavorava, se sono qui e prolificano è perchè convengono a molte imprese pratesi sopratutto alle più illegali, finchè gli imprenditori, degni di questo nome continueranno a non prendere iniziative dirette tipo denuncie, notifiche, avranno sempre senso e saranno sempre più autorizzati i FURBONI....ma sopratutto se non si fa un patto Prato per Prato di correttezza, rispetto del tessuto sociale di cui Prato è composta e non smettono di preferire l'illegalità alla legaità e legittimità la stragrande maggioranza degli imprenditori pratesi, non si va da nessuna parte e siccome a nessun imprenditore importa " rigiocare 'i cacio vinto.." allora siamo persi
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Paolo Capecchi ha scritto
alle 23.16 del 25 marzo 2009
sto notando quanto agli industriali pratesi se cosi gli vogliamo chiamare , importi di Prato, in questo gruppo non ne individuo alcuno, non ci arrampichiamo sugli specchi dando la colpa ai cinesi nostrali, forse alla Cina si, oppure ai pratesi che sono andati la ad insegnare come fare , poi alle amministrazioni Comunali e Provinciali che sono corse a chiedere aiuto ai cinesi, per non parlare dell'amatissimo dei pratesi MR : MORTADELLA che hanno venduto la nostra anima e dignità......ORAMAI E' TARDIIIIIIIIIII , è inutile chiudere il recinto quando i buoi sono scappati.
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Parigi Antonella ha scritto
alle 13.07 del 25 marzo 2009
vorrei dire che piu triste di cosi non si puo.e cmq l illegalita dei cinesi è cosi evidente che le istituzioni non gline po frega di meno..annozero!!ma io cero.sono del lanificio fedora ,e mi congratulo con il mio titolare,..bravo si bravo..xlui prato puo affondare.non ha la faccia.anzi MAI AVUTA.ragazzi facciamo una rivolta..i cinesi rompono,eccome se rompono.loro con un pugno di riso passano la girnata ma noi non ci potremmmo mai accontentare.da italiani manteniamo la ns dignita
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Emiliano Citarella (Italy) ha scritto
alle 22.36 del 24 marzo 2009
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Alessandro Bonacchi Spippolo (Italy) ha scritto
alle 17.12 del 24 marzo 2009
1) controlli nelle aziende che lavorano sottoprezzo grazie allo sfruttamento del lavoro clandestino ed in nero, controlli sui committenti e controlli su sicurezza e lavoro nero a tutte le aziende. Particolare attenzione alle 4000 aziende cinesi o di esse committenti per sanare anni di non controlli degli enti preposti. Solo chi rispetta le regole deve stare sul mercato.
Per il resto condivido.
giovedì 26 marzo 2009
Beneficiari finanziamenti regione toscana
Finanziamenti Regione Toscana, di queste aziende molte sono tessili.
Spero veramente che i soldi dei contribuenti siano spese in maniera adeguata.
dal gruppo "salviamo il tessile" su facebook
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.
Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.
Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?
La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.
Non se ne deve fare una lotta razziale ma una lotta per la legalità!
commenti da facebook:
Alberto Santini ha scritto
alle 0.20 di ieri
Il tessile pratese si salva soltanto se tutti e dico tutti ci si unisce per un interesse comune che non può essere solo profitto ma la ricchezza di un intero distretto l'unico vero distretto in Italia....serve guardarsi dentro e riflettere: se i cinesi sono qui è perchè hanno fatto comodo a qualcuno che già ci lavorava, se sono qui e prolificano è perchè convengono a molte imprese pratesi sopratutto alle più illegali, finchè gli imprenditori, degni di questo nome continueranno a non prendere iniziative dirette tipo denuncie, notifiche, avranno sempre senso e saranno sempre più autorizzati i FURBONI....ma sopratutto se non si fa un patto Prato per Prato di correttezza, rispetto del tessuto sociale di cui Prato è composta e non smettono di preferire l'illegalità alla legaità e legittimità la stragrande maggioranza degli imprenditori pratesi, non si va da nessuna parte e siccome a nessun imprenditore importa " rigiocare 'i cacio vinto.." allora siamo persi
Paolo Capecchi ha scritto
alle 22.16 del 25 marzo 2009
sto notando quanto agli industriali pratesi se cosi gli vogliamo chiamare , importi di Prato, in questo gruppo non ne individuo alcuno, non ci arrampichiamo sugli specchi dando la colpa ai cinesi nostrali, forse alla Cina si, oppure ai pratesi che sono andati la ad insegnare come fare , poi alle amministrazioni Comunali e Provinciali che sono corse a chiedere aiuto ai cinesi, per non parlare dell'amatissimo dei pratesi MR : MORTADELLA che hanno venduto la nostra anima e dignità......ORAMAI E' TARDIIIIIIIIIII , è inutile chiudere il recinto quando i buoi sono scappati.
IMPARIAMO A SOPRAVVIVERE E DAI CINESI NOSTRALI............
Parigi Antonella ha scritto
alle 12.07 del 25 marzo 2009
vorrei dire che piu triste di cosi non si puo.e cmq l illegalita dei cinesi è cosi evidente che le istituzioni non gline po frega di meno..annozero!!ma io cero.sono del lanificio fedora ,e mi congratulo con il mio titolare,..bravo si bravo..xlui prato puo affondare.non ha la faccia.anzi MAI AVUTA.ragazzi facciamo una rivolta..i cinesi rompono,eccome se rompono.loro con un pugno di riso passano la girnata ma noi non ci potremmmo mai accontentare.da italiani manteniamo la ns dignita
Emiliano Citarella (Italy) ha scritto
alle 21.36 del 24 marzo 2009
organizziamoci
Alessandro Bonacchi Spippolo (Italy) ha scritto
alle 16.12 del 24 marzo 2009
1) controlli nelle aziende che lavorano sottoprezzo grazie allo sfruttamento del lavoro clandestino ed in nero, controlli sui committenti e controlli su sicurezza e lavoro nero a tutte le aziende. Particolare attenzione alle 4000 aziende cinesi o di esse committenti per sanare anni di non controlli degli enti preposti. Solo chi rispetta le regole deve stare sul mercato.
Per il resto condivido.
Dl incentivi/ Via libera a 10 mln per sostegno tessile-calzature
di Apcom
Approvato emendamento relatori in commissioni Camera
Roma, 25 mar. (Apcom) - Arrivano 10 milioni di euro per sostenere il settore tessile e calzaturiero, colpito fortemente dalla crisi economica. Lo stabilisce un emendamento dei relatori al dl incentivi, Marco Milanese ed Enzo Raisi, approvato dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. "Al fine di assicurare efficace sostegno alle iniziative di rilancio produttivo e di tutela occupazionale - si legge nell'emendamento - per il 2009 una quota non inferiore a 10 milioni di euro delle risorse del Fondo di garanzia è destinato alle imprese operanti nei distretti industriali della concia, del tessile e delle calzature ove vi siano realizzate opere di carattere collettivo per lo smaltimento o il riciclo dei rifiuti o per il riciclo e la depurazione di almeno il 95% delle acque a uso industriale, per il rilascio di garanzie anche attraverso il ricorso ai consorzi di garanzia fidi". La dotazione finanziaria del fondo di garanzia, quindi, viene incrementata di 10 milioni di euro per il 2009.
Spero veramente che i soldi dei contribuenti siano spese in maniera adeguata.
dal gruppo "salviamo il tessile" su facebook
Le famose 4000 aziende cinesi che hanno fatto saltare in aria tutto il pronto moda di "TAVOLA" è basato su una grossa percentuale di sfruttamento del lavoro di chi per "fame" è costretto a traferirsi a Prato in cerca di un futuro migliore.
Un cinese arriva illegalmente a Prato e cerca il riscatto come puo' , in molti casi coincide nel farsi sfruttare da un altro cinese e poi si vedrà.
Ma di chi è la colpa del Cinese o di chi permette che questo sistema esista?
La colpa è da ricercare fra chi non ha vigilato e chi ha chiuso un occhio , per certo la Politica Pratese ha grosse colpe.
Non se ne deve fare una lotta razziale ma una lotta per la legalità!
commenti da facebook:
Alberto Santini ha scritto
alle 0.20 di ieri
Il tessile pratese si salva soltanto se tutti e dico tutti ci si unisce per un interesse comune che non può essere solo profitto ma la ricchezza di un intero distretto l'unico vero distretto in Italia....serve guardarsi dentro e riflettere: se i cinesi sono qui è perchè hanno fatto comodo a qualcuno che già ci lavorava, se sono qui e prolificano è perchè convengono a molte imprese pratesi sopratutto alle più illegali, finchè gli imprenditori, degni di questo nome continueranno a non prendere iniziative dirette tipo denuncie, notifiche, avranno sempre senso e saranno sempre più autorizzati i FURBONI....ma sopratutto se non si fa un patto Prato per Prato di correttezza, rispetto del tessuto sociale di cui Prato è composta e non smettono di preferire l'illegalità alla legaità e legittimità la stragrande maggioranza degli imprenditori pratesi, non si va da nessuna parte e siccome a nessun imprenditore importa " rigiocare 'i cacio vinto.." allora siamo persi
Paolo Capecchi ha scritto
alle 22.16 del 25 marzo 2009
sto notando quanto agli industriali pratesi se cosi gli vogliamo chiamare , importi di Prato, in questo gruppo non ne individuo alcuno, non ci arrampichiamo sugli specchi dando la colpa ai cinesi nostrali, forse alla Cina si, oppure ai pratesi che sono andati la ad insegnare come fare , poi alle amministrazioni Comunali e Provinciali che sono corse a chiedere aiuto ai cinesi, per non parlare dell'amatissimo dei pratesi MR : MORTADELLA che hanno venduto la nostra anima e dignità......ORAMAI E' TARDIIIIIIIIIII , è inutile chiudere il recinto quando i buoi sono scappati.
IMPARIAMO A SOPRAVVIVERE E DAI CINESI NOSTRALI............
Parigi Antonella ha scritto
alle 12.07 del 25 marzo 2009
vorrei dire che piu triste di cosi non si puo.e cmq l illegalita dei cinesi è cosi evidente che le istituzioni non gline po frega di meno..annozero!!ma io cero.sono del lanificio fedora ,e mi congratulo con il mio titolare,..bravo si bravo..xlui prato puo affondare.non ha la faccia.anzi MAI AVUTA.ragazzi facciamo una rivolta..i cinesi rompono,eccome se rompono.loro con un pugno di riso passano la girnata ma noi non ci potremmmo mai accontentare.da italiani manteniamo la ns dignita
Emiliano Citarella (Italy) ha scritto
alle 21.36 del 24 marzo 2009
organizziamoci
Alessandro Bonacchi Spippolo (Italy) ha scritto
alle 16.12 del 24 marzo 2009
1) controlli nelle aziende che lavorano sottoprezzo grazie allo sfruttamento del lavoro clandestino ed in nero, controlli sui committenti e controlli su sicurezza e lavoro nero a tutte le aziende. Particolare attenzione alle 4000 aziende cinesi o di esse committenti per sanare anni di non controlli degli enti preposti. Solo chi rispetta le regole deve stare sul mercato.
Per il resto condivido.
notizia del giorno
Dl incentivi/ Via libera a 10 mln per sostegno tessile-calzature
di Apcom
Approvato emendamento relatori in commissioni Camera
Roma, 25 mar. (Apcom) - Arrivano 10 milioni di euro per sostenere il settore tessile e calzaturiero, colpito fortemente dalla crisi economica. Lo stabilisce un emendamento dei relatori al dl incentivi, Marco Milanese ed Enzo Raisi, approvato dalle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. "Al fine di assicurare efficace sostegno alle iniziative di rilancio produttivo e di tutela occupazionale - si legge nell'emendamento - per il 2009 una quota non inferiore a 10 milioni di euro delle risorse del Fondo di garanzia è destinato alle imprese operanti nei distretti industriali della concia, del tessile e delle calzature ove vi siano realizzate opere di carattere collettivo per lo smaltimento o il riciclo dei rifiuti o per il riciclo e la depurazione di almeno il 95% delle acque a uso industriale, per il rilascio di garanzie anche attraverso il ricorso ai consorzi di garanzia fidi". La dotazione finanziaria del fondo di garanzia, quindi, viene incrementata di 10 milioni di euro per il 2009.
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