BUYCOTT prodotti OMSA
>
> aderendo alla richiesta di diffondere l'appello in oggetto
>
> AIUTIAMO le lavoratrici OMSA di FAENZA
>
>
> E' con grande tristezza che vi inoltro questa mail. La stessa cosa è
> successa alle lavoratrici de La Perla, che ora ha trasferito la
> produzione in Cina, della Mandarina Duck, ecc. Anche se il governo parla di
> segni positivi ci sono segnali che evidenziano come quest'anno
> e i prossimi a venire saranno davvero disastrosi per l'Italia.
>
> Amiche e amici,
> vi porto via un po' di tempo raccontandovi quello che sta succedendo in
> questi giorni a Faenza, più o meno nell'indifferenza generale. Lo
> stabilimento OMSA di Faenza (RA) sta per essere chiuso, non permancanza di
> lavoro, ma per mettere in pratica una politica di delocalizzazione
> all'estero della produzione per maggiori guadagni.
> Il proprietario dell'OMSA, il signor Nerino Grassi, ha infatti deciso di
> spostare questo ramo di produzione in Serbia, dove la
> manodopera, l'energia e il carico fiscale sono notevolmente più bassi.
> Questa decisione porterà oltre 300 dipendenti, in maggior parte donne non
> più giovanissime, a rimanere senza lavoro.
> Le prospettive di impiego nel faentino sono scarse e le autorità hanno fatto
> poco e niente per incentivare Grassi a rimanere in Italia o
> per trovare soluzioni occupazionali alternative per i dipendenti (l'unica
> trsmissione televisiva che ne ha parlato è AnnoZero).
>
> Da giorni le lavoratrici stanno presidiando i cancelli dell'azienda, al
> freddo, notte e giorno, in un tentativo disperato di impedire il
> trasferimento dei macchinari, (tentativo documentato anche da Striscia la
> Notizia sabato scorso).
> Personalmente, trovo allucinante che in Italia non esistano leggi che
> possano proteggere i lavoratori dall'essere trattati come mere fonti di
> reddito da
> lasciare in mezzo a una strada non appena si profili all'orizzonte
> l'eventualità di un guadagno più facile.
>
> Le lavoratrici OMSA invitano tutte le donne ad essere solidali con loro,
> boicottando i marchi Philippe Matignon - Sisi - Omsa - Golden
> Lady - Hue Donna - Hue Uomo - Saltallegro - Saltallegro Bebè - Serenella e
> vi sarebbero grate se voleste dare il vostro contributo
> alla campagna, anche solo girando questa mail a quante più persone potete se
> non altro per non alimentare l'indifferenza.
> Le lavoratrici OMSA ringraziano per l'aiuto e il supporto che vorrete dargli
> quali ennesime vittime di una legislazione che protegge
> sempre più gli interessi unicamente lucrativi degli imprenditori che non la
> vita e la condizione lavorativa dei dipendenti!!!
martedì 18 maggio 2010
mercoledì 12 maggio 2010
Made in Italy Legge 55/10 approvata in data 8 Aprile 2010
La legge bi-partisan denominata Reguzzoni - Versace è finalmente entrata in vigore con le opportuno modifiche rispetto a come era stata proposte.
Le mie considerazioni da un punto di vista "tessile" e di politica locale dato che questa legge si occupa del mio lavoro e del mio territorio.
Come potete vedere dal file allegato il comma 4 dell'articolo 1 indica che un capo tessile per essere etichettato "made in Italy" deve aver subito 2 delle lavorazioni indicate nel comma 5 nel territorio nazionale.
Queste lavorazioni sono filatura,tessitura,nobilitazione dei tessuti, confezione.
Le altre due lavorazioni devono essere "tracciabili".
Queste regole tendono a favorire due tipologie di aziende:
1) Le aziende che hanno delocalizzato parte della loro produzione
2) Le aziende del distretto parallelo pratese.
Un'azienda che produce filato in Romania e che ha la tessitura in Ucraina puo' prendere il tessuto greggio da lei prodotto farlo tingere e rifinire in Italia (nobilitazione) e confezionarlo in Italia affinchè questo sia riconosciuto Made In Italy.
A Prato invece questa vicenda raggiunge il paradosso. La Lega Nord locale fa della lotta "al cinese" una bandiera per accaparrarsi voti. A livello nazionale invece fa questa legge (Reguzzoni -Lega Nord) che favorisce di fatto il distretto "parallelo pratese".
A Prato esistono due tipi di distretti : quello storico fatto di miriadi di aziende che producono un semiprodotto (tessuto,filato etc) e il distretto italo-cinese che si occupa dei capi di abbigliamento.
Solo in parte questi due distretti vengono a contatto.
Il primo distretto storico ha risentito di tre eventi contemporanei che ne hanno determinato la crisi:
1) La fine dell'accordo Multifibre che nel 2005 faceva cadere il "muro" delle quote d'importazione
2) Il crollo della valuta statunitense che ne ha determinato il crollo degli ordini dall'estero.
3) Minor numero di clienti interessati al prodotto pratese ma di dimensioni sempre piu' grosse . Mi riferisco ad aziende tipo TkMaxx, C&A , Marks & Spencer, Target etc che impongono prezzi sempre piu' bassi contando su un eccesso di offerta del prodotto.
Il distretto "cinese" si è insediato sostituendo il distretto italiano dei "prontisti" di Tavola . Da lì sta diventanto il piu' grosso distretto per l'abbigliamento a livello europeo. Un "made in Italy" a costo cinese dato che queste aziende sfruttano il lavoro illegale e infinito che fornisce il LAOBAN.
A partire da ottobre sfrutteranno anche questo "regalo" che sta offrendo la nuova legge.
Compreranno tessuto greggio, faranno rifinire a Prato e confezioneranno nelle loro aziende.
Rimarrebbe lo spazio per un un tessile di nicchia dove tutte e 4 le lavorazioni indicate sono fatte in Italia. Un marchio che riconoscesse il prodotto veramente italiano...ma questa è un'altra storia
Testo della Legge 55
Le mie considerazioni da un punto di vista "tessile" e di politica locale dato che questa legge si occupa del mio lavoro e del mio territorio.
Come potete vedere dal file allegato il comma 4 dell'articolo 1 indica che un capo tessile per essere etichettato "made in Italy" deve aver subito 2 delle lavorazioni indicate nel comma 5 nel territorio nazionale.
Queste lavorazioni sono filatura,tessitura,nobilitazione dei tessuti, confezione.
Le altre due lavorazioni devono essere "tracciabili".
Queste regole tendono a favorire due tipologie di aziende:
1) Le aziende che hanno delocalizzato parte della loro produzione
2) Le aziende del distretto parallelo pratese.
Un'azienda che produce filato in Romania e che ha la tessitura in Ucraina puo' prendere il tessuto greggio da lei prodotto farlo tingere e rifinire in Italia (nobilitazione) e confezionarlo in Italia affinchè questo sia riconosciuto Made In Italy.
A Prato invece questa vicenda raggiunge il paradosso. La Lega Nord locale fa della lotta "al cinese" una bandiera per accaparrarsi voti. A livello nazionale invece fa questa legge (Reguzzoni -Lega Nord) che favorisce di fatto il distretto "parallelo pratese".
A Prato esistono due tipi di distretti : quello storico fatto di miriadi di aziende che producono un semiprodotto (tessuto,filato etc) e il distretto italo-cinese che si occupa dei capi di abbigliamento.
Solo in parte questi due distretti vengono a contatto.
Il primo distretto storico ha risentito di tre eventi contemporanei che ne hanno determinato la crisi:
1) La fine dell'accordo Multifibre che nel 2005 faceva cadere il "muro" delle quote d'importazione
2) Il crollo della valuta statunitense che ne ha determinato il crollo degli ordini dall'estero.
3) Minor numero di clienti interessati al prodotto pratese ma di dimensioni sempre piu' grosse . Mi riferisco ad aziende tipo TkMaxx, C&A , Marks & Spencer, Target etc che impongono prezzi sempre piu' bassi contando su un eccesso di offerta del prodotto.
Il distretto "cinese" si è insediato sostituendo il distretto italiano dei "prontisti" di Tavola . Da lì sta diventanto il piu' grosso distretto per l'abbigliamento a livello europeo. Un "made in Italy" a costo cinese dato che queste aziende sfruttano il lavoro illegale e infinito che fornisce il LAOBAN.
A partire da ottobre sfrutteranno anche questo "regalo" che sta offrendo la nuova legge.
Compreranno tessuto greggio, faranno rifinire a Prato e confezioneranno nelle loro aziende.
Rimarrebbe lo spazio per un un tessile di nicchia dove tutte e 4 le lavorazioni indicate sono fatte in Italia. Un marchio che riconoscesse il prodotto veramente italiano...ma questa è un'altra storia
Testo della Legge 55
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giovedì 7 gennaio 2010
mercoledì 30 dicembre 2009
La vittoria di Pirro
La legge 1930 approvata in data 10 dicembre dalla Camera dei deputati viene indicata come chiarificatrice per una corretta indicazione del marchio "MADE IN ITALY".
Leggendo attentamente gli articoli 4 e 5 si capisce che questa legge non fa altro che indebolire la filiera tessile pratese e rinforzare le grandi firme.
L'art. 4 sancisce che l'impiego dell'indicazione Made in Italy è permesso esclusivamente per i prodotti che hanno avuto almeno due delle fasi di lavorazione nel territorio italiano, mentre l'art. 5 precisa che nel settore tessile per fasi di lavorazione si intendono la filatura, la tessitura, la nobilitazione (rifinizione e lavorazioni collegate) e la confezione compiute nel territorio italiano.
Questo significa che basta importare un tessuto dai paesi emergenti, rifinirlo e confezionarlo in Italia perché il capo finito rechi l'indicazione Made In Italy. Traducendo basta che un'impresa con sede e laboratori in italia, compri il tessuto in Cina, lo rifinisca e confezioni in Italia per poi rivenderlo "targato" Made in Italy.
Come al solito la classe politica è lontana anni luce dal mondo del lavoro. Attualizzando questa norma nella realtà pratese ci si accorge come la legge che porta la firma del leghista Reguzzoni con confirmatario il pratese PD Lulli finisca per favorire le aziende italo/cinesi che i leghisti di Prato additano come causa di tutti i mali del nostro distretto.
La conseguenza ancor peggiore di tale legge è che le filature, le tessiture, le tintorie che duramente resistono sul nostro territorio sono ulteriormente svantaggiate ed invitate al fallimento da questa abominevole legge. Infatti per dotarsi del “made in Italy” alle grandi firme non importerà assolutamente che queste lavorazioni avvengano in Italia, ma basterà loro rifinire e confezionare in Italia. Il resto verrà dai paesi emergenti o dove molte ditte italiane hanno delocalizzato causando i licenziamenti a "raffica" e il ricorso alla cassa integrazione che finirà per gravare sulle nostre tasche.
Questo bel “pacco” di Natale è il massimo che i signori politici, leghisti in primis, sono riusciti a regalarci. Saranno finalmente contenti, in un solo colpo si ammazza definitivamente questa fastidiosa bestia del distretto tessile pratese. La Lega ed il PD hanno firmato la nostra condanna a morte.
Se questo è il meglio che son riusciti a fare, ma soprattutto se ci aspettiamo un aiuto da gente che del nostro lavoro non ci capisce un bel niente, c'è davvero da pensare seriamente di chiudere baracca e burattini.
Invece no! Dobbiamo smettere di lagnarci e riattivare il cervello. Non a caso Prato è diventato un esempio da studiare alle Università. Il distretto pratese ha funzionato non perché qualcuno aveva la bacchetta magica o il fazzoletto verde nel taschino, ma perché molto intelligentemente i pratesi si sono arricciati le maniche e hanno fatto rete tra di loro. Non ci dobbiamo più accontentare di produrre in rete, ma dobbiamo anche vendere in rete! Creare un marchio di qualità serio che garantisca che il prodotto è fatto da noi, ricreare i legami nella filiera e vendere i prodotti finiti.
Solo così il distretto tessile a Prato resisterà e rinascerà!
Massimo Signori 3926236424
Imprenditore
Cittadini Uniti Montemurlesi
Leggendo attentamente gli articoli 4 e 5 si capisce che questa legge non fa altro che indebolire la filiera tessile pratese e rinforzare le grandi firme.
L'art. 4 sancisce che l'impiego dell'indicazione Made in Italy è permesso esclusivamente per i prodotti che hanno avuto almeno due delle fasi di lavorazione nel territorio italiano, mentre l'art. 5 precisa che nel settore tessile per fasi di lavorazione si intendono la filatura, la tessitura, la nobilitazione (rifinizione e lavorazioni collegate) e la confezione compiute nel territorio italiano.
Questo significa che basta importare un tessuto dai paesi emergenti, rifinirlo e confezionarlo in Italia perché il capo finito rechi l'indicazione Made In Italy. Traducendo basta che un'impresa con sede e laboratori in italia, compri il tessuto in Cina, lo rifinisca e confezioni in Italia per poi rivenderlo "targato" Made in Italy.
Come al solito la classe politica è lontana anni luce dal mondo del lavoro. Attualizzando questa norma nella realtà pratese ci si accorge come la legge che porta la firma del leghista Reguzzoni con confirmatario il pratese PD Lulli finisca per favorire le aziende italo/cinesi che i leghisti di Prato additano come causa di tutti i mali del nostro distretto.
La conseguenza ancor peggiore di tale legge è che le filature, le tessiture, le tintorie che duramente resistono sul nostro territorio sono ulteriormente svantaggiate ed invitate al fallimento da questa abominevole legge. Infatti per dotarsi del “made in Italy” alle grandi firme non importerà assolutamente che queste lavorazioni avvengano in Italia, ma basterà loro rifinire e confezionare in Italia. Il resto verrà dai paesi emergenti o dove molte ditte italiane hanno delocalizzato causando i licenziamenti a "raffica" e il ricorso alla cassa integrazione che finirà per gravare sulle nostre tasche.
Questo bel “pacco” di Natale è il massimo che i signori politici, leghisti in primis, sono riusciti a regalarci. Saranno finalmente contenti, in un solo colpo si ammazza definitivamente questa fastidiosa bestia del distretto tessile pratese. La Lega ed il PD hanno firmato la nostra condanna a morte.
Se questo è il meglio che son riusciti a fare, ma soprattutto se ci aspettiamo un aiuto da gente che del nostro lavoro non ci capisce un bel niente, c'è davvero da pensare seriamente di chiudere baracca e burattini.
Invece no! Dobbiamo smettere di lagnarci e riattivare il cervello. Non a caso Prato è diventato un esempio da studiare alle Università. Il distretto pratese ha funzionato non perché qualcuno aveva la bacchetta magica o il fazzoletto verde nel taschino, ma perché molto intelligentemente i pratesi si sono arricciati le maniche e hanno fatto rete tra di loro. Non ci dobbiamo più accontentare di produrre in rete, ma dobbiamo anche vendere in rete! Creare un marchio di qualità serio che garantisca che il prodotto è fatto da noi, ricreare i legami nella filiera e vendere i prodotti finiti.
Solo così il distretto tessile a Prato resisterà e rinascerà!
Massimo Signori 3926236424
Imprenditore
Cittadini Uniti Montemurlesi
mercoledì 25 novembre 2009
Lunedì ore 16,30 incontro importante a Montemurlo per il tessile
Venerdì 27 novembre ore 16,30 – Incontro Palazzo Novellucci (Prato) via Cairoli n.25 (Centro storico):
Incontro con la chiesa Valdese ed il vescovo di Prato Gastone Simoni.
Tema: PATTO PER L’ETICA SUL LAVORO (in allegato informativa)
Nell’incontro ci saranno delle testimonianze che metteranno in evidenza le attuali condizioni di disagio del credito del lavoro (prezzi portati allo stremo, mancati pagamenti, ed i soliti furbi che chiudono e riaprono).
Lunedì 30 novembre ore 16,30 presso Orditura Poli Paola (Giannerini) Via G. di Vittorio – Montemurlo (Zona Penny Market):
Consiglio comunale straordinario alla presenza del Sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini, Onorevole Andrea Lulli parlamentare PD, onorevole Riccardo Mazzoni parlamentare PDL, direttore sviluppo economico alla Regione Marco Romagnoli, presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri, il sindaco di Prato Roberto Cenni, il sindaco di Montale Davide Scatragli ed altri vari esponenti politici, come riportato dal quotidiano La Nazione di oggi.
Tema: PROBLEMATICHE DEL NOSTRO DISTRETTO TESSILE.
Incontro con la chiesa Valdese ed il vescovo di Prato Gastone Simoni.
Tema: PATTO PER L’ETICA SUL LAVORO (in allegato informativa)
Nell’incontro ci saranno delle testimonianze che metteranno in evidenza le attuali condizioni di disagio del credito del lavoro (prezzi portati allo stremo, mancati pagamenti, ed i soliti furbi che chiudono e riaprono).
Lunedì 30 novembre ore 16,30 presso Orditura Poli Paola (Giannerini) Via G. di Vittorio – Montemurlo (Zona Penny Market):
Consiglio comunale straordinario alla presenza del Sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini, Onorevole Andrea Lulli parlamentare PD, onorevole Riccardo Mazzoni parlamentare PDL, direttore sviluppo economico alla Regione Marco Romagnoli, presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri, il sindaco di Prato Roberto Cenni, il sindaco di Montale Davide Scatragli ed altri vari esponenti politici, come riportato dal quotidiano La Nazione di oggi.
Tema: PROBLEMATICHE DEL NOSTRO DISTRETTO TESSILE.
martedì 17 novembre 2009
Comunicazione Movimento Contoterzisti
Alla luce delle ultime novità che giungono dal tavolo di distretto per noi terzisti siamo ad UN NULLA DI FATTO, la cosiddetta "area urbana in crisi" (legge 99 - 181) non darà la possibilità a nessuno di noi di avere contributi o agevolazioni speciali, anzi forse solo 4 o 5 delle industrie tessili pratesi potranno accedervi.
L'incontro di giovedì prossimo 19 novembre alle ore 21 in palazzo comunale a Montemurlo dovrà, secondo il nostro umile parere, servire per imbastire un piano per la sopravvivenza di chi ancora è riuscito a resistere.
Chiediamo la collaborazione di tutti quelli a cui inviamo questa mail. FATE UN PASSAPAROLA/UN TAM-TAM
Non accettiamo che l'apatia e l'angoscia prendino il sopravvento.
GRADITA UNA RISPOSTA
MovimentoContoTerzisti
L'incontro di giovedì prossimo 19 novembre alle ore 21 in palazzo comunale a Montemurlo dovrà, secondo il nostro umile parere, servire per imbastire un piano per la sopravvivenza di chi ancora è riuscito a resistere.
Chiediamo la collaborazione di tutti quelli a cui inviamo questa mail. FATE UN PASSAPAROLA/UN TAM-TAM
Non accettiamo che l'apatia e l'angoscia prendino il sopravvento.
GRADITA UNA RISPOSTA
MovimentoContoTerzisti
martedì 6 ottobre 2009
Sequestrato abbigliamento contraffatto a Piacenza
COMUNICATO STAMPA
UFFICIO DELLE DOGANE DI PIACENZA
SEQUESTRO DI CAPI DI ABBIGLIAMENTO CONTRAFFATTI
I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Piacenza, nel corso di una verifica fisica a un contenitore, hanno individuato capi d’abbigliamento, per un totale di 6.596 articoli, riportanti i marchi contraffatti di note aziende i cui titolari avevano presentato istanza di tutela. La merce era mescolata ad altri capi di abbigliamento con i marchi regolari. Il carico è posto sotto sequestro e la notizia di reato a carico dell’importatore è stata inoltrata all’Autorità Giudiziaria.
UFFICIO DELLE DOGANE DI PIACENZA
SEQUESTRO DI CAPI DI ABBIGLIAMENTO CONTRAFFATTI
I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Piacenza, nel corso di una verifica fisica a un contenitore, hanno individuato capi d’abbigliamento, per un totale di 6.596 articoli, riportanti i marchi contraffatti di note aziende i cui titolari avevano presentato istanza di tutela. La merce era mescolata ad altri capi di abbigliamento con i marchi regolari. Il carico è posto sotto sequestro e la notizia di reato a carico dell’importatore è stata inoltrata all’Autorità Giudiziaria.
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