lunedì 23 marzo 2009

Gruppo di facebook sul Tessile

Ho creato un gruppo di discussione su facebook "Salviamo il tessile" tutti colore che ancora credono al tessile.

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mercoledì 11 marzo 2009

TESSILE: NEL 2008 -12,3% EXPORT PER PRATO, CRESCE SOLO MERCATO CINESE

(ASCA) - Firenze, 10 mar - Crolla l'export del tessile pratese nell'ultimo trimestre del 2008, con difficolta' su tutti i mercati tranne che su quello cinese, che continua ad aumentare.

E' quanto emerge da una ricerca dell'Unione industriale pratese, che ha elaborato i dati Istat sulle esportazioni.

L'export manifatturiero pratese ha perso il 10,9% nell'ultimo trimestre del 2008, dato che si va a sommare a una serie di risultati trimestrali negativi. Sul totale dell'anno la contrazione e' del 6,9%.

In particolare l'industria tessile pratese registra nel 2008 sul 2007 una contrazione dell'export pari al 12,3%.

Diminuiscono le esportazioni di tessuti trama-ordito (-14,4%) di filati (-12,3%), e altri tipi di tessuti (-11,4%); mentre rimane stabile nel 2008 l'andamento delle vendite all'estero dei tessuti a maglia (+0,9%). Il comparto ha sofferto in tutti i mercati anche se, penalizzate dal cambio sfavorevole e dall'andamento dell'economia, sono risultate peggiori le performances dei mercati statunitense (-22,3%) e giapponese (-21,2%). Continua la penetrazione dei prodotti pratesi nel mercato cinese (+8,1%), e dal 2008 la Cina, come cliente del distretto tessile, rappresenta il 3,2% del totale dell'export, una 'fetta' superiore, per esempio, a Usa e Giappone.

''Questi risultati complessivi dell'export tessile e meccanico pratese non possono sorprendere'' commenta Raffaella Pinori, vicepresidente dell'Unione industriale pratese, rilevando pero' che ''pur con enormi difficolta' tante imprese ce la stanno mettendo davvero tutta e dimostrano di saper nuotare contrastando la corrente. Occorre che a queste imprese non manchino sostegni a livello locale, regionale, nazionale ed europeo''.

afe/mcc/rob

lunedì 9 marzo 2009

Maxi Sciarpa contro la Crisi nel tessile

Carpi: una maxisciarpa contro il ''grande freddo'' del tessile
Inserito il 09-03-2009 ~ 16:15 da Red


Bassa modenese - Istituzioni locali, associazioni imprenditoriali industriali e artigiane e organizzazioni sindacali confederali propongono per sabato 14 marzo alle ore 10 in piazza Martiri a Carpi l’iniziativa Un Futuro alla Moda, durante la quale verrà srotolata una maxisciarpa (cinquanta metri di lunghezza per uno di altezza) che diventerà il simbolo delle rivendicazioni del sistema tessile-abbigliamento-calzaturiero di Carpi e di tutta la regione.



“In considerazione delle crescenti difficoltà del comparto moda italiano, che a tutt’oggi non hanno trovato risposte nei provvedimenti del recente ‘decreto anticrisi’, del Governo – spiegano i promotori - abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa per sostenere e rilanciare un settore manifatturiero tra i principali della regione sia in termini occupazionali che di saldo attivo import-export.
Ci poniamo l’obiettivo, sulla base dei contenuti del Protocollo d’intesa sulla politica industriale per il settore tessile-abbigliamento-calzature italiano firmato il 15 dicembre 2008 e presentato al Governo, di ottenere concrete risposte in materia di ammortizzatori sociali, accesso al credito, sostegno al reddito e a consumi”.

La mobilitazione del distretto di Carpi e dell’intero Sistema moda regionale segue altre iniziative simili che si sono svolte nei giorni scorsi a Biella e a Prato, e a cui hanno partecipato tra l’altro anche rappresentanze delle istituzioni locali. Sabato 14 marzo verrà distribuita una cartolina (stampata in 30mila copie) che riporta un testo con il quale si ricorda al Presidente del Consiglio Berlusconi l’impegno a proteggere questo settore così importante per la nostra economia. E quale strumento di protezione migliore contro il freddo e le malattie di una grande sciarpa realizzata per l’occasione da imprese locali e che farà bella mostra di sé sabato 14 in Piazza Martiri, dove si potranno firmare anche le cartoline da inviare poi a Palazzo Chigi (in caso di maltempo la manifestazione si terrà nella Sala delle Vedute di Palazzo dei Pio). Nel corso dell’iniziativa è previsto l’intervento del Presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, del Sindaco di Carpi Enrico Campedelli, del Presidente della Provincia Emilio Sabattini e dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria e delle associazioni imprenditoriali industriali e artigiane. Sono ovviamente invitati alla manifestazione imprese, lavoratori, istituzioni, forze politiche.

lunedì 2 marzo 2009

Il Papa interviene sulla crisi del tessile a Prato

Crisi, il Papa interviene sul caso di Prato

Il Papa durante l'AngelusBENEDETTO XVI esorta la politica a tutelare il lavoro e cita Prato tra le «situazioni difficili». Il sindaco pratese Marco Romagnoli prontamente ringrazia giudicando «un segno di speranza» le parole pronunciate dal Papa durante l´Angelus. «L´alta tribuna da cui è sgorgato l´appello - dice Romagnoli - dimostrano che le ragioni espresse dall´intera città nel corteo di sabato sono giuste. Non chiediamo assistenza, chiediamo che il messaggio lanciato da Prato trovi ascolto come ha trovato ascolto nelle parole del Papa. Prato ha bisogno di attenzione». Da Abu Dhabi, dove si trova in missione, anche il presidente del governo toscano Claudio Martini, saluta con favore quanto detto dal Pontefice: «Ogni segnale di attenzione è positivo». Ma il capo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri parla di Prato in ben altri termini: chiede l´espulsione immediata di tutti i cinesi clandestini.

Una richiesta formale, annunciata con una nota arrivata poco dopo le parole del Papa: «Liberare Prato - scrive l´esponente di An - chiedo al governo e direttamente ai ministri Sacconi e Maroni un intervento straordinario, impiegando forze ingenti, per espellere le migliaia di cinesi clandestini giunti nella città toscana e per chiudere le attività illegali svolte dai cinesi nel tessile. Schiavismo, evasione fiscale e contributiva, violazioni di ogni tipo avvengono alla luce del sole sfidando lo Stato e la legalità», scrive Gasparri dopo la manifestazione pratese contro la crisi del tessile che ha coinvolto imprenditori, dipendenti, istituzioni e sindacati.

«La manifestazione di ieri deve trovare risposta - insiste Gasparri - lo Stato vada a Prato in forze e tuteli quanti, italiani o stranieri, rispettano le leggi e i principi sociali e cancelli tutto il resto. Serve, subito, un´azione straordinaria e determinata».

venerdì 27 febbraio 2009

Tessile: Lo Stato ci aiuti o si chiude !

L'Sos del tessile: "Lo Stato ci aiuti
o qui si chiude"

Per la crisi internazionale il distretto tessile di Biella vive il suo momento più difficile da sempre



GIOVANNI CERRUTI
INVIATO A BIELLA
La “Rammendatura Moderna” chiude questa mattina, altri trenta a casa, e Alberto Platini si tortura la sua bella sciarpa di seta. E’ nera, come l’umore di questi duecento che alle due del pomeriggio si son dati appuntamento nella sala dell’Auditorium di Città Studi. Arrivano da Prato, da Carpi, da Vicenza e Schio, da Como e Novara. Sono le facce e i nomi del tessile allo sbando. Sergio Scaramal, il presidente della provincia di Biella, ha appena parlato di «un imprenditore che ha il 70% di ordini in meno». E’ Alberto Platini, 43 anni, vice presidente degli industriali di Biella. «E non sono l’unico...».

Aspettano notizie da Roma, proprio adesso c’è un incontro al Ministero. «Perché per l’auto sì, per l’elettrodomestico sì, per Alitalia sì, per il mobile pure e per noi niente?». Luciano Donatelli, 60 anni, il presidente degli industriali, ha scritto al premier e ai giornali: «Non chiediamo favori, ma almeno 18 mesi di attenzione». Solo a Biella rischiano il lavoro in 20 mila. Risposte, finora, nessuna. «La nostra è una crisi che non si vede, e dunque è molto più pericolosa. E andrà avanti almeno fino al 2010».

Dimenticarsi, almeno qui, il bel mondo della moda, le griffe, le modelle, le sfilate e le feste. E’ un’altra storia. Ed è una crisi che tocca tutte le grandi famiglie, gli Angelico e i Cerruti, Loro Piana e Piacenza, Reda e Zegna. «L’ultima azienda che non era ricorsa alla cassa integrazione ordinaria era Piacenza - dice Gianfranco Stoppa, segretario dei tessili Cgil del Piemonte -. L’ha appena chiesta». E a loro, ai grandi, va ancora bene. «La maggior parte delle aziende sono piccole e non possono accedere alla cassa - spiega Vittorio Barazzotto, 50 anni, il sindaco -. Lavoratori ad alta specializzazione che escono e non torneranno più».

A Prato in dodici anni le aziende tessili si son dimezzate, da 12 mila a 6 mila. L’altra sera 200 artigiani dell’indotto, riuniti dal sindaco, si son detti pronti alla resa: «Consegneremo le chiavi alle banche». Per protesta stanno preparando uno striscione per la manifestazione di domani: sarà lungo un chilometro. Da Carpi, Vicenza, Como, Novara, stessi bollettini da disfatta. Mercedes Bresso, governatrice del Piemonte, tenta di tirar su il morale: «Il tessile è il 10% del valore aggiunto nazionale ed è l’immagine dell’Italia». Già, ma è il tessile o la moda, è l’industria o la passerella?

Alberto Platini sta pensando alla sua “Rammendatura Moderna” che chiude questa mattina. Chissà dove sono finiti i tessuti che le sue operaie lavorano, alla Casa Bianca, al Cremlino, a Buckingham Palace, in Vaticano, da qualche Emiro? «Ho quattro aziende, 120 dipendenti, quasi tutte donne. Il fotovoltaico. Le pari opportunità. L’attenzione all’ecologia. L’innovazione. La ricerca. Insomma, ho sempre fatto tutto e di più. Ma ho il 70% degli ordini in meno e l’Irap da pagare. Morale, mi dovrò rivolgere a una banca e c’è chi sta peggio di me: una collega mi ha appena detto che non sa se riesce ad arrivare a fine marzo».

Chiedono un fisco più leggero, magari la «deducibilità per le spese di prodotti del tessile». La «tracciabilità», in modo che si sappia per certo se un prodotto è davvero made in Italy. Quando finisce questo «Textile day» biellese, da Roma arriva qualche buon segnale: all’incontro con i rappresentanti del settore, sindacati compresi, c’era il ministro Scajola in persona. Non se l’aspettavano. «Si è impegnato a dare risposte in tempi rapidi», fa sapere Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia.

Ammesso che non sia già troppo tardi, o che possa bastare. Luciano Barbera, 70 anni, non riesce a mostrarsi ottimista. «I miei 120 dipendenti in questo mese hanno già fatto una settimana di cassa integrazione», dice. La crisi avanza e si abbatte anche su questo signore con clienti illustri, da Brioni a Chanel, «ai miei altri 200 sparsi nel mondo». Ha crediti per 2 milioni e 600 mila euro, il 70% in Usa. «Lo Stato dovrebbe dare commesse e nuova liquidità a chi non ha delocalizzato. E sempre lo Stato dovrebbe garantire l’autenticità dei nostri prodotti».

giovedì 26 febbraio 2009

Tessile, il 2009 sarà orribile

Dati preoccupanti dalla Sezione serica dell'Unione Industriali e dal centro studi di Sistema moda Italia
A inizio anno calano subito il fatturato (-10,2%) e gli ordini (-7,8%)


Il 2008 è stato un anno pessimo per la seta lariana. È iniziato male, con una brusca frenata sull’andamento delle vendite, e si è chiuso peggio, con un pesante tonfo su tutti i fronti, eccezion fatta per gli accessori femminili. Il 2009 si prospetta ancora più negativo, con consistenti flessioni stimate nei primi mesi sul fronte sia del fatturato (-10,2%) sia degli ordini raccolti (-7,8%). I dati, raccolti dalla Sezione serica dell’Unione Industriali di Como e dal centro studi di Sistema moda Italia (Smi), sono inequivocabili e riflettono la crisi economica che ha colpito i principali mercati del mondo.
Le tessiture seriche italiane, che oltre alla seta lavorano anche le fibre chimiche e sono in gran parte concentrate in provincia di Como, hanno chiuso il 2008 con una diminuzione complessiva del fatturato del 5,3% (rispetto all’anno precedente) e con una flessione dei quantitativi venduti di pari entità (-5,2%). E proprio l’ultimo trimestre dello scorso anno ha dato la spallata finale alle speranze dell’industria tessile comasca di riuscire a contenere gli effetti negativi della crisi. «Tra ottobre e dicembre - spiegano gli esperti di Smi e Unione Industriali - si è verificato un vero e proprio cedimento. Nel corso del quarto trimestre, infatti, il fatturato è diminuito dell’11,5% (rispetto allo stesso periodo del 2007, ndr), con un mercato nazionale in flessione del 15,3% e un calo delle vendite oltreconfine meno accentuato (-8%). Gli ordini raccolti hanno registrato una contrazione del 19,1%, riflettendo un deterioramento del quadro congiunturale che si è ulteriormente aggravato agli inizi del 2009»
Il 2008 si era aperto tutto sommato in positivo, con fatturati ancora in crescita (+1,5%) anche se in frenata rispetto ai risultati del 2007, quando erano aumentati del 4,2%. I segnali negativi, però, erano già emersi. Nei primi tre mesi dello scorso anno la raccolta degli ordinativi era infatti stata fiacca: -4,9%. A partire dal secondo trimestre si è poi innescata una vera e propria «inversione di tendenza rispetto ai buoni risultati conseguiti nel corso del 2007», come precisa l’indagine Smi-Unione Industriali. Il tonfo, come detto, si è materializzato nell’ultimo trimestre. Ed è stato un crollo che ha interessato soprattutto i tessuti per abbigliamento femminile e quelli per cravatteria, mentre gli accessori - dai foulard agli scialli, dalle stole alle sciarpe di seta - hanno retto, nonostante la crisi.
In particolare, il tessuto per abbigliamento femminile, nel quarto trimestre 2008, ha evidenziato una caduta di fatturato pari al 12% (-15,9% sul mercato nazionale, -8,8% all’estero). Su base annua la flessione dei ricavi è stata pari al 5,7% (-9,8% in termini di volumi venduti). La dinamica degli ordini, nel periodo ottobre-dicembre 2008, è stata pesantemente negativa (-19,7%).
Peggio hanno fatto le stoffe per cravatte che nell’ultimo trimestre del 2008 hanno registrato ricavi in calo del 15,5% (-10,7% in quantità). La flessione del fatturato su base annua ha raggiunto il 9,7% (-17,4% in Italia, -12,8% sui mercati esteri). La caduta ha interessato sia l’articolo stampato (-11,5%) sia quello tinto in filo (-16,8%). Decisamente preoccupanti le prospettive per le cravatte, con un crollo degli ordinativi del 23,6% nei primi tre mesi di quest’anno.
L’accessorio tessile femminile, infine, ha risentito del contesto economico molto sfavorevole, ma è riuscito a mantenere risultati positivi anche nel corso dell’ultimo trimestre del 2008 (+1,2% il fatturato), con il mercato estero cresciuto a un ritmo ben più accelerato (+4,9%) rispetto al mercato nazionale (+0,7%). «Il comparto - sottolineano gli esperti di Smi-Unione Industriali - ha chiuso il 2008 con un incremento annuo del fatturato pari al 4,9% (+8,9% i volumi venduti). La raccolta ordini nell’ultimo trimestre è stata però negativa (-4,7%), come già riscontrato per cravatteria e abbigliamento, ma in termini decisamente più contenuti».


Marcello Dubini

mercoledì 25 febbraio 2009

Il tessile di Prato chiede la sospensione dell'Irap

Il tessile di Prato chiede la sospensione dell'Irap
di Cesare Peruzzi





Aiuti alla filiera del tessile abbigliamento, così com'è stato fatto per i settori dell'auto e degli elettrodomestici. Moratoria di due anni per gli studi di settore. Sospensione dell'Irap nel 2009. Il distretto industriale di Prato è in apnea e chiede l'ossigeno necessario per non morire aspettando la ripresa. Che per ora non arriva. «I portafogli ordini delle imprese sono quasi vuoti - spiega Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale pratese - dopo un 2008 molto negativo, stiamo affrontando il 2009 senza alcuna visibilità, in ritardo di almeno un mese sull'andamento dei tradizionali ordini invernali e con la prospettiva che a marzo finiscano i fondi per sostenere l'occupazione, soprattutto quella delle aziende artigiane».

Domani è in programma un incontro romano tra i vertici del Sistema moda Italia (il presidente Michele Tronconi) e i ministri Scajola, Tremonti e Sacconi. Sabato, a Prato, è stata indetta una grande manifestazione che porterà in piazza migliaia di persone, a cui parteciperanno insieme agli imprenditori, agli amministratori locali e ai lavoratori del distretto toscano anche rappresentanti degli altri poli del tessile abbigliamento nazionale (Biella, Como, Vicenza, Carpi), per chiedere più attenzione da parte del Governo e delle Regioni.

«Rischiamo di perdere pezzi della nostra filiera produttiva: è indispensabile salvare i gruppi che hanno fatto investimenti, per poter garantire il lavoro ai contoterzisti che altrimenti rischiano di scomparire», dice Massimo Logli, presidente della Provincia di Prato, promotore un anno fa di un tavolo di concertazione tra le forze sociali economiche e di governo locale per affrontare la crisi. «Gli aiuti e i sostegno normali oggi non bastano più - aggiunge - servono strumenti straordinari e la collaborazione di tutti».
Negli ultimi otto anni, il distretto pratese ha perso più di un miliardo di fatturato (sceso a quota 3,7 miliardi, con una contrazione del 7,1% nel 2008, quando l'export è crollato del 10,3%). Nello stesso periodo sono saltati anche 10mila posti di lavoro (1.129 solo l'anno scorso) e le imprese tessili attive sono diminuite del 37,1%, sempre dal 2001 a oggi. In questo momento, sono 2mila i lavoratori in cassa integrazione ordinaria, 600 in straordinaria e quasi 1.200 quelli che usufruiscono dei contributi dell'Ente regionale bilaterale per gli artigiani Ebret.

«Se non arriva in tempi rapidi il decreto attuativo del Governo sui fondi per gli ammortizzatori sociali, rischiamo di perdere altri mille posti di lavoro nelle prossime settimane», sottolinea Manuele Marigolli, segretario generale della Cgil di Prato. Il sistema moda toscano, come registra l'indagine congiunturale Confindustria-Unioncamere, arriva da otto trimestri negativi consecutivi (nel quarto trimestre 2008 la produzione manifatturiera regionale è calata del 9,2%). «Serve dare attuazione ai protocolli firmati con le banche per far arrivare il credito alle imprese», dice Antonella Mansi, presidente di Confindustria Toscana. «Sono da rivedere gli studi di settore», commenta Pierfrancesco Pacini, leader di Unioncamere. E di «moratoria di due anni per gli studi di settore» parla Marini, che chiede anche la «sospensione del pagamento dell'Irap nel 2009. Servirebbe a dare un po' di liquidità alle aziende», puntualizza.