Venerdì 27 novembre ore 16,30 – Incontro Palazzo Novellucci (Prato) via Cairoli n.25 (Centro storico):
Incontro con la chiesa Valdese ed il vescovo di Prato Gastone Simoni.
Tema: PATTO PER L’ETICA SUL LAVORO (in allegato informativa)
Nell’incontro ci saranno delle testimonianze che metteranno in evidenza le attuali condizioni di disagio del credito del lavoro (prezzi portati allo stremo, mancati pagamenti, ed i soliti furbi che chiudono e riaprono).
Lunedì 30 novembre ore 16,30 presso Orditura Poli Paola (Giannerini) Via G. di Vittorio – Montemurlo (Zona Penny Market):
Consiglio comunale straordinario alla presenza del Sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini, Onorevole Andrea Lulli parlamentare PD, onorevole Riccardo Mazzoni parlamentare PDL, direttore sviluppo economico alla Regione Marco Romagnoli, presidente della Provincia di Prato Lamberto Gestri, il sindaco di Prato Roberto Cenni, il sindaco di Montale Davide Scatragli ed altri vari esponenti politici, come riportato dal quotidiano La Nazione di oggi.
Tema: PROBLEMATICHE DEL NOSTRO DISTRETTO TESSILE.
mercoledì 25 novembre 2009
martedì 17 novembre 2009
Comunicazione Movimento Contoterzisti
Alla luce delle ultime novità che giungono dal tavolo di distretto per noi terzisti siamo ad UN NULLA DI FATTO, la cosiddetta "area urbana in crisi" (legge 99 - 181) non darà la possibilità a nessuno di noi di avere contributi o agevolazioni speciali, anzi forse solo 4 o 5 delle industrie tessili pratesi potranno accedervi.
L'incontro di giovedì prossimo 19 novembre alle ore 21 in palazzo comunale a Montemurlo dovrà, secondo il nostro umile parere, servire per imbastire un piano per la sopravvivenza di chi ancora è riuscito a resistere.
Chiediamo la collaborazione di tutti quelli a cui inviamo questa mail. FATE UN PASSAPAROLA/UN TAM-TAM
Non accettiamo che l'apatia e l'angoscia prendino il sopravvento.
GRADITA UNA RISPOSTA
MovimentoContoTerzisti
L'incontro di giovedì prossimo 19 novembre alle ore 21 in palazzo comunale a Montemurlo dovrà, secondo il nostro umile parere, servire per imbastire un piano per la sopravvivenza di chi ancora è riuscito a resistere.
Chiediamo la collaborazione di tutti quelli a cui inviamo questa mail. FATE UN PASSAPAROLA/UN TAM-TAM
Non accettiamo che l'apatia e l'angoscia prendino il sopravvento.
GRADITA UNA RISPOSTA
MovimentoContoTerzisti
martedì 6 ottobre 2009
Sequestrato abbigliamento contraffatto a Piacenza
COMUNICATO STAMPA
UFFICIO DELLE DOGANE DI PIACENZA
SEQUESTRO DI CAPI DI ABBIGLIAMENTO CONTRAFFATTI
I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Piacenza, nel corso di una verifica fisica a un contenitore, hanno individuato capi d’abbigliamento, per un totale di 6.596 articoli, riportanti i marchi contraffatti di note aziende i cui titolari avevano presentato istanza di tutela. La merce era mescolata ad altri capi di abbigliamento con i marchi regolari. Il carico è posto sotto sequestro e la notizia di reato a carico dell’importatore è stata inoltrata all’Autorità Giudiziaria.
UFFICIO DELLE DOGANE DI PIACENZA
SEQUESTRO DI CAPI DI ABBIGLIAMENTO CONTRAFFATTI
I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Piacenza, nel corso di una verifica fisica a un contenitore, hanno individuato capi d’abbigliamento, per un totale di 6.596 articoli, riportanti i marchi contraffatti di note aziende i cui titolari avevano presentato istanza di tutela. La merce era mescolata ad altri capi di abbigliamento con i marchi regolari. Il carico è posto sotto sequestro e la notizia di reato a carico dell’importatore è stata inoltrata all’Autorità Giudiziaria.
martedì 15 settembre 2009
Il movimento contoterzisti chiede l'elemosina per protesta
Distretto Tessile Pratese, 15 Luglio 2009
Alla Cortese Att.ne
S.E. Prefetto Eleonora Maffei
Per conoscenza
Questore e
Comandante Provinciale Carabinieri
All’indomani della decisione presa di spostare l’incontro, tra componenti il tavolo Distretto Pratese e Ministero dello Sviluppo Economico, dal 10 settembre al 1 ottobre p.v., non consideriamo ammissibile e concepibile che dal 28 febbraio ad oggi non siano state trovate delle soluzioni per una situazione (quella pratese) che è tra le peggiori in Italia per quanto riguarda il contesto sociale, economico, finanziario e produttivo.
Vogliamo mettere a conoscenza che la mattina di venerdì prossimo 18 settembre, dalle ore 8.00 (circa) alle ore 13.30, andremo a chiedere elemosina all’incrocio tra via Cava, via Allende, via XVI Aprile sulla Tangenziale, zona Tobbiana/S. Giusto, il ricavato andrà a favore di chi, in questo momento, si trova in gravi difficoltà, noi non possiamo contare su nessun ammortizzatore sociale.
La scelta di questo sito ci sembra significativa dal momento che, da materiale che siamo riusciti a ritrovare, è stato ed è tuttora luogo di redditizio accattonaggio permanente.
Già da tempo cerchiamo di attirare l’attenzione sulle angoscie che stanno vivendo migliaia di persone che stanno combattendo ogni giorno per sopravvivere, per noi queste sono ingiustizie sociali che non possiamo più tollerare.
Quello che vogliamo è:
- Che la parte legale, quella onesta, quella MADE in PRATO, sia riconosciuta ZONA FRANCA, abbiamo bisogno di ritrovare quel po’ di lavoro che ci consenta di sopravvivere. NON VOGLIAMO diventare parassiti della società.
- Combattiamo affinché sia annientato lo sfruttamento, grave violazione ai diritti umani. E’ inammissibile che nel nostro territorio nessuno denunci e combatta per queste persone, aiutare i cittadini italiani e stranieri entrati a far parte della “SCHIAVITU’ MODERNA” è un nostro DOVERE.
- Combattiamo chi vuole fare di questo territorio “terra bruciata”.
Certi di un assenso positivo, porgiamo i nostri più distinti saluti.
MovimentoContoTerzisti
Alla Cortese Att.ne
S.E. Prefetto Eleonora Maffei
Per conoscenza
Questore e
Comandante Provinciale Carabinieri
All’indomani della decisione presa di spostare l’incontro, tra componenti il tavolo Distretto Pratese e Ministero dello Sviluppo Economico, dal 10 settembre al 1 ottobre p.v., non consideriamo ammissibile e concepibile che dal 28 febbraio ad oggi non siano state trovate delle soluzioni per una situazione (quella pratese) che è tra le peggiori in Italia per quanto riguarda il contesto sociale, economico, finanziario e produttivo.
Vogliamo mettere a conoscenza che la mattina di venerdì prossimo 18 settembre, dalle ore 8.00 (circa) alle ore 13.30, andremo a chiedere elemosina all’incrocio tra via Cava, via Allende, via XVI Aprile sulla Tangenziale, zona Tobbiana/S. Giusto, il ricavato andrà a favore di chi, in questo momento, si trova in gravi difficoltà, noi non possiamo contare su nessun ammortizzatore sociale.
La scelta di questo sito ci sembra significativa dal momento che, da materiale che siamo riusciti a ritrovare, è stato ed è tuttora luogo di redditizio accattonaggio permanente.
Già da tempo cerchiamo di attirare l’attenzione sulle angoscie che stanno vivendo migliaia di persone che stanno combattendo ogni giorno per sopravvivere, per noi queste sono ingiustizie sociali che non possiamo più tollerare.
Quello che vogliamo è:
- Che la parte legale, quella onesta, quella MADE in PRATO, sia riconosciuta ZONA FRANCA, abbiamo bisogno di ritrovare quel po’ di lavoro che ci consenta di sopravvivere. NON VOGLIAMO diventare parassiti della società.
- Combattiamo affinché sia annientato lo sfruttamento, grave violazione ai diritti umani. E’ inammissibile che nel nostro territorio nessuno denunci e combatta per queste persone, aiutare i cittadini italiani e stranieri entrati a far parte della “SCHIAVITU’ MODERNA” è un nostro DOVERE.
- Combattiamo chi vuole fare di questo territorio “terra bruciata”.
Certi di un assenso positivo, porgiamo i nostri più distinti saluti.
MovimentoContoTerzisti
martedì 8 settembre 2009
Tessile in sofferenza "A rischio 80 mila posti"
Tessile in sofferenza
"A rischio 80 mila posti"
A Milano Unica, il salone del settore, il 25% di stand in meno
SUSANNA MARZOLLA
MILANO
L’idea di punta è «On stage», passerella dei migliori dieci «stilisti emergenti» a livello internazionale: una spruzzata di novità per non pensare troppo alla crisi del settore. Ma anche a Milano Unica, il salone del tessile che si apre oggi - presente Silvio Berlusconi - i numeri sono crudeli: 486 espositori (382 italiani e 98 da altri paesi europei) con un calo del 25 per cento. E anche se la diminuzione si è attenuata tra l’esposizione di febbraio e l’odierna («solo» un meno 10%) basta girarsi intorno nella regione ospitante per capire cosa sta succedendo. «Ventotto aziende chiuse, 749 in crisi, oltre 29mila lavoratori in cassa integrazione e mobilità»: questi i dati snocciolati dalla Femca-Cisl della Lombardia. Che, più nel dettaglio, specifica: «Il 70% per cento dei lavoratori in cassa è attualmente sospeso dall’incarico. I territori più colpiti sono Como (6.600 lavoratori sospesi), Varese (2.700), Bergamo (1.600)». Cioè i distretti della seta, oppure la Val Seriana chiamata un tempo «la valle dell’oro» per il valore dei suoi filati e soprannominata adesso, da chi ci vive, «la valle dell’orfano» per il lavoro che si è perduto.
Difficile allora stupirsi di quel quarto di aziende «scomparse» dalla Fiera di Milano. Quelle stesse aziende - prevalentemente piccole, di nicchia - che sono scomparse o rischiano di scomparire del tutto, non solo da una rassegna. Lo spiegano gli stessi organizzatori di «Milano Unica»: «I grossi marchi ci sono tutti, ma per altri produttori è molto più difficile. La crisi li costringe a risparmiare al massimo; e la partecipazione a una fiera costa. Così rinunciano del tutto, oppure scelgono quella che sembra più interessante per il loro mercato». E’ successo così per i produttori di Prato, ad esempio (dalla Toscana a Milano sono arrivati in tutto soltanto 53 espositori): hanno organizzato una Fiera locale e poi hanno scelto Parigi, sperando che sia una vetrina più proficua. C’è bisogno di “tirarsi su” visto che nel 2008 il 72% delle aziende pratesi ha visto una diminuzione del proprio fatturato, per qualcuna accettabile, per altre drammatica con pesanti ripercussioni occupazionali.
Da qualsiasi lato lo si guardi, il settore tessile fornisce numeri impietosi. Il centro studi di Sistema moda Italia (Smi), la federazione delle aziende tessili e abbigliamento, ha analizzato il settore filati: nel 2008 il fatturato è calato del 10%, la produzione del 13% e l’export del 17%; nel primo trimestre di quest’anno è andata anche peggio: il fatturato dà un meno 22%. Il settore abbigliamento è andato un po’ meglio nel 2008 (meno 3% il fatturato), ma quest’anno si è allineato al ribasso: meno 15%. Visto dalla parte dei lavoratori Valeria Fedeli, segretaria nazionale della Filtea-Cgil la sintetizza così: «Quest’anno rischiano il posto 60-80 mila addetti». Cioè quasi il dieci per cento delle 750mila persone che nel nostro paese si occupano di filar tessuti, cucire vestiti, lavorar la pelle. E spiega che a essere colpite saranno sopratutto «quelle centinaia di aziende, medie o piccole, contoterziste». Cioè quelle che vengono impiegate dai grandi marchi per lavorazioni spesso di altissima qualità: «In sostanza - dice Fedeli - l’ossatura della filiera del made in Italy».
La dirigente sindacale ricorda come il tessile sia, dopo la meccanica, la seconda industria manifatturiera del nostro paese, che dà un impulso senza pari all’esportazione e a migliaia di attività commerciali, «ed è anche il primo acquirente dell’industria chimica». Spezzare uno o più anelli di questa catena produttiva - e con cali di fatturato che per certe aziende sono del 40-60% non è difficile - può portare a ripercussioni imprevedibili. «Vedo che a “Unica” ci sarà Berlusconi. Era ora - osserva - sono mesi che tutti noi, rappresentanti dei lavoratori e delle aziende insieme, gli chiediamo un incontro. Non ci ha mai risposto».
"A rischio 80 mila posti"
A Milano Unica, il salone del settore, il 25% di stand in meno
SUSANNA MARZOLLA
MILANO
L’idea di punta è «On stage», passerella dei migliori dieci «stilisti emergenti» a livello internazionale: una spruzzata di novità per non pensare troppo alla crisi del settore. Ma anche a Milano Unica, il salone del tessile che si apre oggi - presente Silvio Berlusconi - i numeri sono crudeli: 486 espositori (382 italiani e 98 da altri paesi europei) con un calo del 25 per cento. E anche se la diminuzione si è attenuata tra l’esposizione di febbraio e l’odierna («solo» un meno 10%) basta girarsi intorno nella regione ospitante per capire cosa sta succedendo. «Ventotto aziende chiuse, 749 in crisi, oltre 29mila lavoratori in cassa integrazione e mobilità»: questi i dati snocciolati dalla Femca-Cisl della Lombardia. Che, più nel dettaglio, specifica: «Il 70% per cento dei lavoratori in cassa è attualmente sospeso dall’incarico. I territori più colpiti sono Como (6.600 lavoratori sospesi), Varese (2.700), Bergamo (1.600)». Cioè i distretti della seta, oppure la Val Seriana chiamata un tempo «la valle dell’oro» per il valore dei suoi filati e soprannominata adesso, da chi ci vive, «la valle dell’orfano» per il lavoro che si è perduto.
Difficile allora stupirsi di quel quarto di aziende «scomparse» dalla Fiera di Milano. Quelle stesse aziende - prevalentemente piccole, di nicchia - che sono scomparse o rischiano di scomparire del tutto, non solo da una rassegna. Lo spiegano gli stessi organizzatori di «Milano Unica»: «I grossi marchi ci sono tutti, ma per altri produttori è molto più difficile. La crisi li costringe a risparmiare al massimo; e la partecipazione a una fiera costa. Così rinunciano del tutto, oppure scelgono quella che sembra più interessante per il loro mercato». E’ successo così per i produttori di Prato, ad esempio (dalla Toscana a Milano sono arrivati in tutto soltanto 53 espositori): hanno organizzato una Fiera locale e poi hanno scelto Parigi, sperando che sia una vetrina più proficua. C’è bisogno di “tirarsi su” visto che nel 2008 il 72% delle aziende pratesi ha visto una diminuzione del proprio fatturato, per qualcuna accettabile, per altre drammatica con pesanti ripercussioni occupazionali.
Da qualsiasi lato lo si guardi, il settore tessile fornisce numeri impietosi. Il centro studi di Sistema moda Italia (Smi), la federazione delle aziende tessili e abbigliamento, ha analizzato il settore filati: nel 2008 il fatturato è calato del 10%, la produzione del 13% e l’export del 17%; nel primo trimestre di quest’anno è andata anche peggio: il fatturato dà un meno 22%. Il settore abbigliamento è andato un po’ meglio nel 2008 (meno 3% il fatturato), ma quest’anno si è allineato al ribasso: meno 15%. Visto dalla parte dei lavoratori Valeria Fedeli, segretaria nazionale della Filtea-Cgil la sintetizza così: «Quest’anno rischiano il posto 60-80 mila addetti». Cioè quasi il dieci per cento delle 750mila persone che nel nostro paese si occupano di filar tessuti, cucire vestiti, lavorar la pelle. E spiega che a essere colpite saranno sopratutto «quelle centinaia di aziende, medie o piccole, contoterziste». Cioè quelle che vengono impiegate dai grandi marchi per lavorazioni spesso di altissima qualità: «In sostanza - dice Fedeli - l’ossatura della filiera del made in Italy».
La dirigente sindacale ricorda come il tessile sia, dopo la meccanica, la seconda industria manifatturiera del nostro paese, che dà un impulso senza pari all’esportazione e a migliaia di attività commerciali, «ed è anche il primo acquirente dell’industria chimica». Spezzare uno o più anelli di questa catena produttiva - e con cali di fatturato che per certe aziende sono del 40-60% non è difficile - può portare a ripercussioni imprevedibili. «Vedo che a “Unica” ci sarà Berlusconi. Era ora - osserva - sono mesi che tutti noi, rappresentanti dei lavoratori e delle aziende insieme, gli chiediamo un incontro. Non ci ha mai risposto».
lunedì 13 luglio 2009
Tessile: oltre al danno la beffa
UE: 4 mln a Spagna e Portogallo per settore tessile
BRUXELLES - La Commissione europea ha approvato le domande di assistenza ai lavoratori licenziati del settore tessile presentate da Spagna e Portogallo, per un importo rispettivamente di 3,3 milioni e di 832.800 euro, tramite il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Ora la richiesta passerà al Parlamento europeo e quindi al Consiglio, per la decisione finale.
I fondi della Ue in Spagna andranno in aiuto di 1.100 lavoratori maggiormente in difficoltà fra i 1.720 licenziati in 46 piccole e medie imprese del tessile in Catalogna. La regione spagnola negli ultimi quattro anni infatti ha visto una perdita nel settore di un terzo degli occupati, circa 14.264 posti di lavoro, a causa delle maggiori importazioni nella Ue di articoli da Paesi 'low cost' e alla delocalizzazione degli impianti di produzione al di fuori dell'Europa, specie in Cina e India.
In Portogallo invece la richiesta di assistenza riguarda i lavoratori licenziati in 49 piccole e medie imprese nelle regioni di Norte e Centro, dove si concentra il 97,8% di disoccupati del settore nel Paese. "Tutti gli angoli della Ue subiscono gli effetti della crisi attuale, che ha aggravato problemi già emergenti in diversi settori, in particolare in quello tessile" ha detto il commissario per il Lavoro, Vladimir Spidla, auspicando un rientro sul mercato dei lavoratori interessati "al più presto possibile".
BRUXELLES - La Commissione europea ha approvato le domande di assistenza ai lavoratori licenziati del settore tessile presentate da Spagna e Portogallo, per un importo rispettivamente di 3,3 milioni e di 832.800 euro, tramite il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione. Ora la richiesta passerà al Parlamento europeo e quindi al Consiglio, per la decisione finale.
I fondi della Ue in Spagna andranno in aiuto di 1.100 lavoratori maggiormente in difficoltà fra i 1.720 licenziati in 46 piccole e medie imprese del tessile in Catalogna. La regione spagnola negli ultimi quattro anni infatti ha visto una perdita nel settore di un terzo degli occupati, circa 14.264 posti di lavoro, a causa delle maggiori importazioni nella Ue di articoli da Paesi 'low cost' e alla delocalizzazione degli impianti di produzione al di fuori dell'Europa, specie in Cina e India.
In Portogallo invece la richiesta di assistenza riguarda i lavoratori licenziati in 49 piccole e medie imprese nelle regioni di Norte e Centro, dove si concentra il 97,8% di disoccupati del settore nel Paese. "Tutti gli angoli della Ue subiscono gli effetti della crisi attuale, che ha aggravato problemi già emergenti in diversi settori, in particolare in quello tessile" ha detto il commissario per il Lavoro, Vladimir Spidla, auspicando un rientro sul mercato dei lavoratori interessati "al più presto possibile".
lunedì 6 luglio 2009
Il tessile che "fugge da prato"
FILAN E SUPERLANA SONO GIÀ IN ORIENTE: I TECNICI LE STANNO RIMONTANDO NEL DISTRETTO DI HANGZHOU
La filiera trasloca in Cina
Da domani le macchine della filatura Filan saranno rimontate a Hangzhou, in una fabbrica del distretto tessile del sud della Cina, nello Zehijang. Quelle in funzione alla filatura di Superlana sono invece in fase di montaggio proprio in questi giorni
di Ilenia Reali
PRATO. Da domani le macchine della filatura Filan saranno rimontate a Hangzhou, in una fabbrica del distretto tessile del sud della Cina, nello Zehijang. Quelle in funzione alla filatura di Superlana sono invece in fase di montaggio proprio in questi giorni. Sono sempre di più i pezzi della storia di Prato che vanno all'estero ad alimentare l'industria dei paesi asiatici e dell'Est Europa.
Qui le aziende chiudono, a un ritmo incessante. E i macchinari che hanno fatto ricca la Prato tessile vanno in Cina, in India, in Ucraina. In India ci vanno i macchinari più obsoleti, quelli degli anni Sessanta. In Cina e nei paesi dell'Est europa quelli migliori.
La variabile è infatti il prezzo. Se l'India cerca prezzi stracciati (le macchine da filatura acquistate al costo di ferro vecchio arrivano compreso viaggio e montaggio a costare anche 40.000 euro) la Cina cerca più qualità. La differenza è la tipologia di prodotto realizzata ma anche il fatto che in India ci sono squadre di ingegneri molto bravi e capaci di trasformare un rottame in una macchina perfettamente funzionante.
Una situazione che non fa piacere neppure ai commercianti di macchine tessili che sì guadagnano sul venduto ma poi perdono il mercato a Prato per quanto riguarda la manutenzione e la gestione degli impianti. Altre macchine sono già pronte per essere imbarcate e arrivare in Asia. Tante filature non riapriranno a settembre e in molti casi i macchinari sono già venduti. In altri casi, sempre più spesso, le macchine sono pronte ad andare all'asta ed è qui che i commercianti le acquistano.
Paolo Signori è un commerciante di macchine tessili, nasce come montatore di filature a pettine.
«Mi sono arreso. Se volevo lavorare dovevo anche commerciare», racconta. «A Prato stanno chiudendo 12-13 filatura all'anno. Per quel che mi riguarda ho sempre cercato di evitare di vendere in Cina, dove ci fanno concorrenza, preferendo l'India dove fanno un po' di tutto ma prevalentemente per il loro mercato interno. Cercano macchine vecchie che paghiamo 1.500-2.000 euro. Il prezzo da ferro vecchio. Ora spesso si compra all'asta perché chi chiude fallisce o va in liquidazione perché non ha i soldi per cessare l'attività volontariamente».
Addirittura dalla Cina arrivano le telefonate ai commercianti prima della chiusura delle filature. "Chiude quest'azienda mi tratta le macchine?", chiedono dall'altro capo del mondo informatissimi dal tam tam di voci tra gli addetti ai lavori.
Anche per Angiolino Bessi il commerciante è l'unico lavoro rimasto. «Purtroppo non si può fare altro. E a settembre ne vedremo delle belle. In tanti non riapriranno. E in Cina stanno pian piano migliorando la qualità».
(06 luglio 2009)
La filiera trasloca in Cina
Da domani le macchine della filatura Filan saranno rimontate a Hangzhou, in una fabbrica del distretto tessile del sud della Cina, nello Zehijang. Quelle in funzione alla filatura di Superlana sono invece in fase di montaggio proprio in questi giorni
di Ilenia Reali
PRATO. Da domani le macchine della filatura Filan saranno rimontate a Hangzhou, in una fabbrica del distretto tessile del sud della Cina, nello Zehijang. Quelle in funzione alla filatura di Superlana sono invece in fase di montaggio proprio in questi giorni. Sono sempre di più i pezzi della storia di Prato che vanno all'estero ad alimentare l'industria dei paesi asiatici e dell'Est Europa.
Qui le aziende chiudono, a un ritmo incessante. E i macchinari che hanno fatto ricca la Prato tessile vanno in Cina, in India, in Ucraina. In India ci vanno i macchinari più obsoleti, quelli degli anni Sessanta. In Cina e nei paesi dell'Est europa quelli migliori.
La variabile è infatti il prezzo. Se l'India cerca prezzi stracciati (le macchine da filatura acquistate al costo di ferro vecchio arrivano compreso viaggio e montaggio a costare anche 40.000 euro) la Cina cerca più qualità. La differenza è la tipologia di prodotto realizzata ma anche il fatto che in India ci sono squadre di ingegneri molto bravi e capaci di trasformare un rottame in una macchina perfettamente funzionante.
Una situazione che non fa piacere neppure ai commercianti di macchine tessili che sì guadagnano sul venduto ma poi perdono il mercato a Prato per quanto riguarda la manutenzione e la gestione degli impianti. Altre macchine sono già pronte per essere imbarcate e arrivare in Asia. Tante filature non riapriranno a settembre e in molti casi i macchinari sono già venduti. In altri casi, sempre più spesso, le macchine sono pronte ad andare all'asta ed è qui che i commercianti le acquistano.
Paolo Signori è un commerciante di macchine tessili, nasce come montatore di filature a pettine.
«Mi sono arreso. Se volevo lavorare dovevo anche commerciare», racconta. «A Prato stanno chiudendo 12-13 filatura all'anno. Per quel che mi riguarda ho sempre cercato di evitare di vendere in Cina, dove ci fanno concorrenza, preferendo l'India dove fanno un po' di tutto ma prevalentemente per il loro mercato interno. Cercano macchine vecchie che paghiamo 1.500-2.000 euro. Il prezzo da ferro vecchio. Ora spesso si compra all'asta perché chi chiude fallisce o va in liquidazione perché non ha i soldi per cessare l'attività volontariamente».
Addirittura dalla Cina arrivano le telefonate ai commercianti prima della chiusura delle filature. "Chiude quest'azienda mi tratta le macchine?", chiedono dall'altro capo del mondo informatissimi dal tam tam di voci tra gli addetti ai lavori.
Anche per Angiolino Bessi il commerciante è l'unico lavoro rimasto. «Purtroppo non si può fare altro. E a settembre ne vedremo delle belle. In tanti non riapriranno. E in Cina stanno pian piano migliorando la qualità».
(06 luglio 2009)
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